La Sinistra reggina, come prevedibile, ha cominciato a commentare – sarcasticamente – il programma presentato ieri da Forza Italia e da Cannizzaro. Nello specifico Massimo Canale, che parteciperà alle primarie PD per il candidato Sindaco dell’area del Centro Sinistra, ha detto la sua sui 10 punti programmatici azzurri. “Increduli, ma alla fine anche un po’ divertiti, abbiamo letto e riletto i “DIECI PASSI” presentati da Forza Italia come programma per la città dei prossimi dieci anni. Ora è vero che nei programmi elettorali si imbelletta di tutto, ma un limite c’è, ed il limite è dato dal non offendere l’intelligenza di chi legge o ascolta. Diversamente si scade nel varietà, nella satira, nello spettacolo, ma allora, per gli appassionati del genere, meglio un professionista come Antonio Albanese. Dai dieci punti mancavano solo i dischi volanti“, le parole di Canale.
“Ma come si fa? Una funivia che collega due nulla, con il sottotesto “tanto poi qualcosa ci si inventerà”. Un tunnel sotto la Via Marina, la cui fattibilità l’ha scritta e certificata il geometra in pensione del primo piano. Grandi opere evocate come fossero plastici da esposizione, senza uno studio serio di fattibilità, senza un quadro economico, senza un cronoprogramma, senza una valutazione ambientale e climatica che spieghi quale città si vuole costruire e con quali priorità”.
“Neanche un accenno al fondamentale tema delle incompiute come gli assi viari sul Calopinace e sul Sant’Agata. Strategici se si ha veramente a cuore il collegamento delle borgate collinari con il centro Storico. Ma si sa nelle visioni oniriche il concreto spesso sfugge. Sfugge un altro tema tra un’opera faraonica e inutile e l’altra. Forse l’argomento principale se si vuole investire realmente in turismo in questa città. La depurazione delle acque. Anche questo aspetto non ha trovato spazio nelle travagliate riflessioni”.
Canale: “nel manifesto di Forza Italia, i problemi reali di Reggio Calabria dove sono?”. Ma in realtà non è così
“Gli altri punti? Un festival di genericità e di opere già esistenti o in via di esecuzione. Interventi richiamati, ma senza una gerarchia chiara tra ciò che è essenziale e ciò che è accessorio. Ma i problemi reali della città dove sono? Dov’è un piano concreto sui servizi base, quelli che incidono ogni giorno sulla vita delle persone? Manutenzione ordinaria, trasporto pubblico funzionante, gestione efficiente dei rifiuti, cura dello spazio pubblico? Dov’è l’indicazione di tempi, strumenti e risorse per colmare il divario sempre più evidente tra centro e periferie? Dov’è una strategia strutturata contro la migrazione dei giovani, che non sia solo l’evocazione generica di attrattività e sviluppo? E soprattutto, se l’ambiente è davvero una priorità, perché non diventa il criterio trasversale di tutte le scelte? Perché non troviamo un piano di adattamento climatico, una posizione chiara sul consumo di suolo, sull’erosione costiera, sulla resilienza urbana? L’ambiente non può essere un capitolo a sé, deve essere la lente attraverso cui si valutano urbanistica, infrastrutture e grandi opere”.
“Si parla di sviluppo, ma non si legge nulla di strutturato su accessibilità universale, su beni comuni come patrimonio da governare e non solo da utilizzare, su parità di genere nelle politiche urbane, su una città realmente inclusiva per anziani, persone con disabilità, famiglie fragili. Si può puntare in alto, certo. Ma immaginare città utopiche quando non si garantiscono servizi essenziali è esercizio di distonia. È uno scarto evidente tra racconto e realtà quotidiana. Verrebbe da dire “solo chiacchiere e distintivo”.
“Speravamo che si potesse avere un confronto serio, pensavamo di promuovere occasioni per discutere con la città, anche da posizioni diverse, sulle questioni reali: ambiente come criterio strutturale, riduzione del divario sociale, priorità dei servizi essenziali, strategie concrete per trattenere i giovani. Ma così è francamente imbarazzante. Un’ultima battuta, il colpo d’occhio della sala. Francamente colpisce che il centrodestra reggino, erede di una lunga tradizione che porta i nomi di Ciccio Franco, Meduri, Aloi, lo stesso Scopelliti, oggi la Senatrice Minasi, si sia ridotta a starsene seduta in prima fila attendendo il verbo e a sperare di racimolare qualcosina dal tavolo del Principe. Ma non sono affari nostri, ognuno è libero di scegliere le proprie catene. Le nostre sono quelle di cercare di non vendere illusioni ad una città, che avrà tanti difetti, ma non quello di scambiare effetti speciali per vita reale. E neppure quello di confondere un elenco di suggestioni con un progetto concreto capace di risolvere i problemi basici e reali della città”.
La campagna elettorale è cominciata e, per carità, la propaganda è dietro l’angolo, su entrambi gli schieramenti. E’ pur vero che i programmi sono programmi, ancora, e non fatti concreti. Affermare che nel manifesto non siano presenti i problemi reali è, però, sbagliato, considerando i vari passaggi su rifiuti, manutenzione ordinaria, strade, acqua. Questioni ordinarie che, nel 2026, per la Città Metropolitana di uno dei paesi occidentali ed europei più sviluppati al mondo, non dovrebbero neanche essere affrontate. Si dovrebbe solo parlare di sogni, progetti, visioni future. Come ha provato a fare ieri Cannizzaro.
Considerazione, poi, su un altro passaggio. Canale afferma che non ha sentito parlare di soluzioni su alcuni assi viari, come quello sul Calopinace. Sono problemi, questi – e quello del Ponte Calopinace è uno dei più gravi e significativi – che la nuova Amministrazione erediterà proprio da quella Falcomatà, dalla coalizione di Centro Sinistra di cui Canale fa parte, quella che in diversi anni non è stata in grado di iniziare e completare un ponticello di pochi metri. Ed è assurdo che oggi venga rimproverato il Centro Destra di non aver affrontato il problema. Che, tuttavia, è scontato, e presente nel programma, quando si parla di edilizia, urbanistica e incompiute.










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