Il San Giorgio d’Oro, una cerimonia che smaschera la deriva della Sinistra reggina: toni mai visti a un mese dal voto

Dalle polemiche sul riconoscimento a Nino Spirlì alle fratture nella coalizione che sostiene Battaglia, a Reggio Calabria emerge il ritratto di un campo progressista sempre più diviso, confuso e incapace di una linea comune

Non è soltanto una polemica su un premio. Attorno alla decisione del Comune di Reggio Calabria di conferire anche a Nino Spirlì il San Giorgino d’Oro si è acceso uno scontro che, ben oltre il merito della singola scelta, finisce per restituire l’immagine di una Sinistra reggina attraversata da tensioni profonde, contraddizioni ormai evidenti e divisioni che si fanno sempre più vistose proprio nel momento politicamente più delicato, quello che precede il voto. La reazione della Sinistra cittadina, affidata agli interventi di Enzo Infantino, Saverio Pazzano e Demetrio Delfino, ha avuto toni durissimi non soltanto nei confronti del destinatario del riconoscimento, ma anche e soprattutto contro il Comune che quel riconoscimento ha deciso di assegnarlo. Un passaggio che, sul piano politico, pesa ancora di più perché a essere contestata è un’amministrazione guidata da dodici anni proprio da quell’area progressista nella quale, in forme diverse, gli stessi protagonisti della polemica si collocano.

Il caso è esploso quando la Sinistra reggina ha contestato apertamente la scelta dell’amministrazione di includere Spirlì tra gli insigniti del San Giorgino d’Oro. A rendere il clima ancora più incandescente sono state le parole di Enzo Infantino, che si è spinto fino a definire l’ex governatore facente funzioni “razzista e omofobo”, provocandone la dura reazione attraverso i microfoni di StrettoWeb. Ma il dato più rilevante, sotto il profilo politico, non è tanto lo scontro personale con Spirlì quanto il fatto che la contestazione sia stata rivolta contro l’Amministrazione comunale. Ed è qui che emerge il cortocircuito: chi oggi alza la voce contro il Comune appartiene, direttamente o indirettamente, a quella stessa area politica che governa la città da oltre un decennio.Se Infantino non è protagonista diretto dell’attuale esperienza amministrativa, Pazzano e Delfino lo sono molto più chiaramente. E se il primo oggi è candidato esterno alla coalizione di CentroSinistra, resta comunque pienamente riconducibile a quel perimetro politico; il secondo, invece, è addirittura candidato in AVS, una delle liste a sostegno di Battaglia.

La crisi della Sinistra reggina a un mese dalle elezioni

Il punto è proprio questo: la vicenda del San Giorgino d’Oro arriva a un mese dalle elezioni e assume così un valore che va oltre la cronaca. In un momento in cui una coalizione dovrebbe mostrarsi compatta, capace di difendere il proprio operato e di proporre una visione chiara della città, la Sinistra reggina offre invece un’immagine opposta: quella di un fronte sfilacciato, dove i distinguo diventano attacchi, le differenze si trasformano in scontri e le appartenenze politiche sembrano sempre meno in grado di produrre una sintesi.

È questo l’aspetto che più colpisce: la Sinistra reggina appare sempre più confusa, ma soprattutto sempre più incapace di camminare in modo unitario. Il cosiddetto campo largo, evocato spesso come formula politica salvifica, a Reggio Calabria sembra esistere solo sul piano nominale. Nei fatti, emergono divisioni, incomprensioni e diffidenze reciproche che finiscono per indebolire l’intero schieramento. La polemica su Spirlì, in questo senso, non è la causa della crisi, ma semmai il suo sintomo più evidente. È il segnale di una deriva politica che da tempo attraversa il centrosinistra cittadino e che adesso esplode in superficie con una chiarezza difficilmente contestabile.

Basta guardare alla composizione delle liste che sostengono Battaglia per comprendere quanto il quadro sia fragile. Da un lato c’è il Partito Democratico, poi alcune liste riconducibili a Falcomatà, altre legate allo stesso Battaglia, quindi Casa Riformista e AVS. E poi, sostanzialmente, il vuoto.

Azione ha scelto di stare con Cannizzaro; il Movimento Cinque Stelle non esiste e non partecipa; e la stessa AVS, pur facendo parte della coalizione, arriva a criticare pubblicamente alcune scelte dell’amministrazione che alle prossime elezioni sostiene. È una contraddizione che pesa, perché incrina ulteriormente la credibilità di un progetto politico che dovrebbe presentarsi come alternativo e coeso ma che finisce invece per mostrarsi litigioso e frammentato.

Scontri interni, assenze pesanti e una maggioranza che si è già logorata

Il caso del San Giorgino d’Oro, del resto, non nasce nel vuoto. Si inserisce in una stagione nella quale i segnali di logoramento interno si sono moltiplicati. Le tensioni tra esponenti della stessa area politica, le polemiche incrociate e i toni sempre più duri utilizzati persino all’interno del Consiglio comunale hanno già mostrato nei mesi scorsi quanto la maggioranza che sostiene il governo cittadino fosse vicina a una vera e propria disgregazione.

In questo quadro, anche episodi apparentemente laterali acquistano un significato preciso. Gli episodi sopracitati, riguardo alla scelta Spirlì, sono nulla, forse solo la conseguenza di Quartuccio che si dimentica tutto e si arrabbia con Marra (PD), della stessa area politica. Forse solo la conseguenza di una Maggioranza che nei mesi scorsi si stava disgregando, rischiando di far cadere Falcomatà, contro cui ha utilizzato toni duri in Consiglio Comunale. Forse solo la conseguenza delle pesanti assenze dei vari Irto, Brunetti, Versace e non solo all’apertura della segreteria politica di Battaglia di domenica scorsa. Toni e modi mai visti, a Sinistra, a queste latitudini, neanche nei tempi peggiori

E il messaggio che arriva, in questo caso, è quello di una coalizione che non riesce nemmeno nei suoi momenti simbolicamente più importanti a mostrarsi davvero compatta. La sensazione è che le diverse anime del centrosinistra reggino convivano sempre più per necessità elettorale e sempre meno per autentica condivisione di un progetto.

Il dato politico più netto che emerge da questa fase è una progressiva perdita di identità della Sinistra reggina. Da un lato continua a rivendicare una tradizione di governo e una presunta superiorità politica e culturale; dall’altro, però, mostra tutti i limiti di una classe dirigente incapace di evitare che ogni divergenza si trasformi in scontro pubblico.

La deriva della Sinistra reggina, dunque, non consiste soltanto nella presenza di correnti o sensibilità differenti, elemento fisiologico in ogni schieramento. Consiste piuttosto nell’incapacità di tenere insieme queste differenze dentro una visione comune. È il passaggio da una coalizione plurale a un’area politica scomposta, nella quale ciascuno sembra muoversi secondo una propria traiettoria, senza più un centro di gravità riconoscibile.

In questo senso, la polemica sul conferimento del premio a Spirlì diventa emblematica. Non tanto perché riguardi un personaggio divisivo, quanto perché mette a nudo un problema ben più grande: l’assenza di una linea politica condivisa, la difficoltà di difendere o criticare le scelte amministrative con coerenza e, soprattutto, l’incapacità di offrire agli elettori l’immagine di una forza politica solida.

Reggio Calabria e il campo largo che resta solo uno slogan

A Reggio Calabria, più che altrove, il campo largo sembra allora ridursi a una formula evocata ma mai realmente costruita. Le alleanze appaiono fragili, i rapporti tra i protagonisti logorati, le scelte strategiche poco condivise. E mentre sulla carta si prova a rappresentare un fronte ampio, nella realtà quotidiana prevalgono i distinguo, le diffidenze e le contrapposizioni.

Tutto questo finisce per produrre un effetto politico preciso: anziché trasmettere forza, il centrosinistra trasmette incertezza; anziché mostrarsi unito, si mostra diviso; anziché dare l’idea di una classe dirigente pronta a guidare la città, sembra ripiegato in una conflittualità interna permanente. E per un elettorato che osserva a poche settimane dal voto, questa immagine rischia di essere devastante.

La vicenda del San Giorgino d’Oro, allora, resta importante non solo per il clamore mediatico che ha prodotto, ma perché agisce come una lente di ingrandimento su tutto ciò che da tempo non funziona nel campo progressista reggino. Il problema non è più soltanto una scelta contestata, ma la difficoltà strutturale di una Sinistra reggina che negli ultimi tempi appare sempre più in deriva, priva di compattezza, logorata da scontri interni e lontana da quell’idea di unità che continua a proclamare ma che, nei fatti, non riesce più a incarnare.