Mentre scrivevo l’articolo in cui proponevo di abolire la Festa di Madonna, ero convinto andare incontro a una sorta di linciaggio inferocito, e non potevo immaginare che quel pezzo così blasfemo, così eretico, così forte, avrebbe invece generato uno tsunami così enorme di condivisioni, apprezzamenti e sostegno reale. Le reazioni di queste ore, le decine di lettere arrivate in redazione, i commenti nelle realtà virtuali e nelle piazze della nostra città raccontano una verità inequivocabile: la stragrande maggioranza dei cittadini non ne può letteralmente più. Quella che voleva essere soltanto una provocazione, con toni da parodia, ha avuto un successo incredibile perché, semplicemente, abbiamo dato voce a un malessere molto diffuso, profondo e fino ad oggi colpevolmente taciuto per paura di lesa maestà.
Quello che è emerso è che chi non sopporta più il caos tamarro in cui è precipitata questa ricorrenza è molto più numeroso di quanto non sembrasse. E la sorpresa più grande, ma forse la più logica se ci si ferma a riflettere, è arrivata proprio dal mondo cattolico. Persino i credenti più devoti, i fedeli storici e addirittura alcuni sacerdoti hanno apprezzato e rilanciato questa nostra forte presa di posizione.
L’allarme dei credenti e il lucido messaggio di Don Francesco Cuzzocrea
Tra le innumerevoli testimonianze ricevute, il messaggio di Don Francesco Cuzzocrea rappresenta una pietra miliare in questo dibattito, un intervento straordinario che merita di essere analizzato con la massima attenzione. Nelle sue parole non c’è solo la condivisione del disagio per una festa ormai snaturata, ma c’è un retropensiero drammaticamente lucido: sembra quasi pietire di non abolirla, la festa, rendendosi disperatamente disponibile a cambiamenti strutturali. È come se il mondo della Chiesa reggina si fosse improvvisamente reso conto che se continuiamo di questo passo, prima o poi la aboliranno davvero. In molti fedeli e persino in diversi parroci, nelle loro accorate reazioni alla mia provocazione, ho letto una sincera e palpabile preoccupazione. Temono che si perda definitivamente il legame con la gente vera, perché oggi assistiamo solo a troppe esagerazioni, a una intollerabile anarchia e a un caos che allontana invece di avvicinare. La religiosità dell’evento è stata soffocata da un mercimonio svilente che offende prima di tutto la Patrona stessa.
Il rischio di un’abolizione reale: dalla tragedia sfiorata al Tempietto al caso di Polsi
Voglio essere estremamente chiaro, per chiudere il cerchio di questa nostra campagna: io non voglio davvero che la Festa venga abolita. Al contrario, voglio che venga salvata da se stessa. Ma se non si interviene drasticamente e subito, ci sarà qualcuno o qualcosa che porterà a un’abolizione forzata reale. Non è terrorismo psicologico, è la cruda realtà dei fatti. Basterebbe un evento drammatico, una tragedia legata all’ordine pubblico (molto meno improbabile di quanto si possa credere nella deriva di questi anni) e la festa non si farà più per ragioni di forza maggiore. Nel sollievo generale. Siamo stati a un passo dal baratro: chi ha memoria corta farebbe bene a rileggersi le cronache del 2022 con l’imbuto umano al Tempietto, una vera e propria trappola tra le giostre che solo per miracolo non si è trasformata in una strage. Se il caos che paralizza la città dovesse generare qualcosa di grave, le autorità competenti interverranno e avranno pienamente ragione a mettere i sigilli. E tutta la devozione diventerà una marea di rabbia nei confronti degli organizzatori e dei sostenitori di questo delirio primitivo.
L’altra ipotesi, altrettanto drammatica, è la morte per logoramento. Se i cittadini continueranno a scollarsi così tanto dalle istituzioni e dalle tradizioni, infastiditi dal disordine, la festa rimarrà appannaggio di pochi disperati finché non scomparirà naturalmente. Arriverà una nuova generazione di classe dirigente che, preso atto del disinteresse generale e anzi del fastidio sempre più diffuso, la cancellerà con una semplice ordinanza nell’apprezzamento generale. E non venite a raccontarmi che le tradizioni sono immortali: la festa della Madonna della Montagna di Polsi, per logiche e scenari diversi ma con un identico collasso del sistema, non si tiene più da anni. Per fortuna, visto cos’era diventata. Nulla è intoccabile per sempre se viene lasciato marcire.
Le proposte per rinascere: delocalizzare giostre e bancarelle fuori città
E allora, smessi i panni del provocatore, indosso quelli del giornalista costruttivo che ama la propria città e azzardo proposte concrete. Se vogliamo salvare questo evento identitario dobbiamo tornare alle origini, imponendo tre concetti chiave: sobrietà, religiosità e rispetto. Le processioni sono il cuore della festa e vanno tutelate, così come alcune mirate celebrazioni civili, ma tutto questo deve avvenire senza paralizzare un’intera area metropolitana per settimane. Le giostre e le bancarelle devono tornare a essere un momento di svago sano, sicuro e di qualità. La prima soluzione è ovvia e praticata in tutta Europa: vanno spostate fuori dal centro cittadino. Individuiamo ampie aree attrezzate a Campo Calabro, a San Gregorio o in altre zone periferiche dotate di enormi aree da destinare a parcheggi. Devono essere allestite lontano dalle aree residenziali, senza bloccare il traffico urbano, senza assediare le case della gente e senza infastidire chi deve riposare per andare a lavorare la mattina seguente. Bisogna allontanare il caos dalle zone intensamente urbanizzate, restituendo respiro alla città.
Basta ipocrisie sui palchi: concerti coerenti e rispetto per il sacro
Un capitolo a parte merita la gestione degli spettacoli musicali, ormai degenerata in un paradosso offensivo. I concerti a Piazza del Popolo, come avveniva una volta, erano perfetti, e devono essere limitati a due serate: il martedì e al massimo il sabato sera, senza sequestrare chilometri di Lungomare Falcomatà e paralizzare tutta la viabilità cittadina per settimane intere. Ma soprattutto, serve coerenza artistica. Invitare e pagare profumatamente con soldi pubblici artisti come Fedez un anno fa o Emis Killa ieri sera rappresenta un’ipocrisia clamorosa e un’offesa diretta alla Madonna. Stiamo parlando di personaggi che fanno dell’anti-religiosità una bandiera, che scrivono canzoni intrise di messaggi contro Dio, contro la Chiesa e contro i valori cristiani, e poi vengono chiamati ad allietare la festa della principale figura mariana della città? È un controsenso inaccettabile. Nessuno chiede di far esibire i cori parrocchiali o le suore di clausura, e ben vengano questi pseudo “artisti”, se così li vogliamo definire (per livello musicale, non certo per attitudini religiose), in altri periodi dell’anno. Ma per Festa di Madonna sarebbe corretto doveroso selezionare cantanti di qualità che abbiano un legame profondo con il territorio, che sappiano rispettare la tradizione da salvaguardare e che siano coerenti con il contesto sacro dell’evento. Fate spettacolo, ma fatelo con decenza, in linea con la festività religiosa e senza disturbare la quiete pubblica.
Stop al degrado sul Corso Garibaldi e regole ferree per lo street food
La passeggiata principale della nostra città che dovrebbe essere il “salotto buono” di Reggio non può trasformarsi ogni anno in un suk mediorientale di bassa lega. Chiedo il divieto assoluto di bancarelle da fiera paesana sul Corso Garibaldi, quelle che vendono noccioline e mostaccioli con i tamburelli di plastica per bambini in una via che dovrebbe brillare per eleganza e shopping di qualità. E per quanto riguarda l’iconico, intoccabile rito gastronomico cittadino, diamoci delle regole civili: i panini con la salsiccia devono essere venduti in totale sicurezza igienico-sanitaria. Che li facciano i ristoranti, le pizzerie, le macellerie e le rosticcerie autorizzate. Non può improvvisarsi paninaro chi non fa questo mestiere tutto l’anno, sfuggendo a rigidi controlli e creando selve di fumo e unto sui marciapiedi. Valorizziamo i nostri commercianti locali che pagano le tasse regolarmente, anziché trasformare le strade in griglierie abusive a cielo aperto. Divieto assoluto di fare panini con la salsiccia semplicemente per tutti coloro che non vendono panini con la salsiccia tutto il resto dell’anno. Non è difficile.
Normalità amministrativa: scuole aperte e lo spettacolo dei droni luminosi
C’è poi un equivoco storico che va chiarito una volta per tutte alle nuove generazioni: il nostro Patrono non si festeggia a settembre. La vera festa patronale è il 23 aprile per San Giorgio. Di conseguenza, a settembre non deve esserci nessuna scuola chiusa e nessun servizio pubblico sospeso. I giorni della Festa di Madonna devono scorrere come normali giorni feriali per quanto riguarda l’amministrazione e la didattica, garantendo il diritto allo studio e il regolare funzionamento della macchina cittadina.
Infine, un tocco di modernità. Volete fare i fuochi d’artificio? Fateli, magari risparmiandoci quell’insensato e provinciale applauso finale rivolto al nulla. Ma se davvero vogliamo evolverci, ragionate seriamente su uno show di droni luminosi e musicali. È una tecnologia ormai matura, infinitamente più bella, affascinante e suggestiva, sempre più utilizzata nel mondo al posto dei fuochi pirotecnici, perchè è un’evoluzione migliorativa. L’abbiamo già vista a Reggio in un paio di occasioni negli scorsi anni, e ha emozionato tutti. Si potrebbe riempire il cielo dello Stretto di figure e contenuti legati alla nostra storia, senza inquinare, senza terrorizzare gli animali domestici e senza limitarsi a un banale e rumoroso “boom boom“. Serve il coraggio di cambiare, e poi apprezzeranno tutti.
Cambiare per non morire: l’ultimo appello alla ragione
Ragionate, cari amministratori e cari concittadini. Tornate alle origini, abbiate il coraggio di cambiare rotta prima di schiantarvi. Perché la situazione, oggi, sta andando letteralmente fuori controllo. Anno dopo anno. Il nostro primo articolo voleva essere solo una provocazione giornalistica, una parodia per scuotere le coscienze assopite. Ma il consenso travolgente che ha ricevuto dimostra che abbiamo colto nel segno. Se la festa continua di questo passo, gestita in questo modo, volutamente o forzatamente, scientemente o tragicamente, prima o poi verrà abolita davvero. E non lo farà un giornalista con un editoriale, ma lo farà la storia, perché questo stato di cose non è più umanamente, urbanisticamente e civilmente sostenibile. Oggi non stiamo difendendo una tradizione, stiamo avallando un delirio ai limiti della follia. L’unico modo che avete, se davvero volete salvare Festa di Madonna, è cambiare davvero. Finché siete ancora in tempo.









Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?