Adesso che è finita, finalmente possiamo lasciarci andare. Perché saremo in ogni caso considerati eretici, e vabbè. Ma se lo avessimo pubblicato prima, quest’articolo, e poi fosse malauguratamente successo qualcosa, come ad esempio il nubifragio di ieri sera o anche qualcosa di peggio, sarebbe stato senza ombra di dubbio colpa nostra. Consideratelo uno sfogo, ma neanche tanto. Un appello, ma come avete già visto dal titolo è così improbabile che possa mai essere accolto, che non ci credo neanche io. Un resoconto, ecco. Un resoconto giornalistico di ciò che ho visto e vissuto con i miei occhi e sulla mia pelle in questi giorni deliranti in città. Perché la cronaca dei fatti traccia soltanto il perimetro della realtà; è il filtro del pensiero critico a darle profondità e significato. Il giornalismo autentico non si limita a mostrare il mondo, ma lo interpreta attraverso il valore del commento e dell’opinione. E sento il dovere di andare oltre il fattarello anche sulla Festa di Madonna. Una celebrazione ridicola che dovremmo abolire davvero.
Solitamente approfitto di questi giorni per fuggire, letteralmente, fuori dal caos della città. Quest’anno il mio calendario professionale non me l’ha consentito ed eccomi, tra una cosa e l’altra, un amico e l’altro, un invito e l’altro, a trovarmi nel pieno del mio peggiore incubo: vivere nel cuore di Reggio durante Festa di Madonna. E ho visto cose che voi umani…
Sabato sera mi è capitato di vedere un carro attrezzi che aveva appena caricato a bordo un’auto in divieto di sosta, bloccato all’incrocio tra via Osanna e via Possidonea da un’altra auto parcheggiata a sua volta in divieto nel bel mezzo dell’incrocio. Centro storico paralizzato per ore.
Domenica nel primo pomeriggio sono dovuto andare in Farmacia e ho parcheggiato nel posto riservato alla Farmacia di piazza Duomo, e subito mi è piombato addosso un agente della Municipale che ha iniziato a urlare “Non può stare lì” come Aldo di Aldo Giovanni e Giacomo quando interpreta il poliziotto svizzero Huber. Prima che partisse il colpo di pistola e già preso dalla sindrome del povero Rezzonico, faccio notare che sono nel posto della Farmacia dove devo recarmi. Il nostro Huber dello Stretto chiede scusa e anche comprensione. Da parte mia, ce l’ha tutta e gliela rivolgo sorridendo, con pieno sostegno. In fondo sono gli eroi di questi giorni, in una città in cui ne servirebbero centomila nella quotidianità di tutto l’anno, per marcare a uomo ogni singolo cittadino di una comunità refrattaria al rispetto delle regole della convivenza civile e con una spiccata vocazione all’anarchia assoluta. Proprio in quel tratto ci sono decine di auto di grossa cilindrata in divieto di sosta di fronte la Cattedrale tutto l’anno, lì i Vigili servirebbero ogni giorno. Adesso sono in missione speciale. Per un quadro.
La città è ornata tutta da quelle luci da paese in San Procopio style che ne squalificano il livello; persino all’Aeroporto che dovrebbe avere una vocazione cosmopolita, l’impatto è una gigantografia del quadro della Madonna e una di quelle luci di festa del vecchio borgo. Benvenuti nel Medioevo, pensavate di prendere un aereo invece era una macchina del tempo.
Dalle montagne e dalla provincia, intanto, sono scesi gli Unni. E ieri sera le celebrazioni si sarebbero dovute concludere con i classici, rumorosi, inquinanti, fuochi d’artificio. Ci ha pensato il maltempo a fare saltare tutto: un altro flop della Madonna che non è riuscita a proteggere neanche la sua festa. Ma non preoccupatevi, li faranno una delle prossime sere. Probabilmente giovedì. Nonostante le ricerche scientifiche abbiano già dimostrato che qualsiasi spettacolo pirotecnico genera un impatto ambientale molto concentrato, provocando un picco immediato di inquinamento atmosferico, tossicità chimica e stress per la fauna. Infatti, nelle 2-5 ore successive agli scoppi, i livelli di polveri sottili nell’area circostante possono aumentare da 10 a oltre 100 volte rispetto alle soglie di sicurezza raccomandate dall’OMS. Inoltre, la combustione rilascia inquinanti come diossido di zolfo (SO₂), ossidi di azoto (NOₓ) e monossido di carbonio (CO). I colori brillanti sono ottenuti bruciando sali metallici tossici che rimangono sospesi nell’aria e poi ricadono a terra: il bario (verde) è tossico per le vie respiratorie e la salute umana; lo stronzio (rosso) e il rame (blu) si accumulano nel suolo e sono dannosi per la fauna acquatica; i perclorati sono ossidanti usati per la propulsione che contaminano il terreno e le falde acquifere, alterando la funzionalità della tiroide negli animali e nell’uomo.
E ancora, la combustione incompleta lascia a terra involucri in cartone e plastica, tappi e microplastiche che nel caso specifico di Reggio finiscono in mare. Infine, con detonazioni che superano i 130-150 dB, il rumore provoca forte stress, disorientamento e morte (da arresto cardiaco o impatto da panico) in uccelli, animali selvatici e domestici. Quanto sarebbe bello se venissero sostituiti dal più sano, pulito e anche affascinante spettacolo luminoso e musicale con i droni che ormai sta prendendo piede in tutto il mondo, e che negli scorsi anni abbiamo potuto vedere anche a Reggio Calabria…
A proposito di fuochi d’artificio, di grazia, colgo l’occasione per risolvere un dilemma che mi perseguita da sempre. Quando fate l’applauso battendo le manine dopo la “scarica” finale, a chi vi rivolgete? Perché lo fate? Che senso ha? Spiegatecelo all’indirizzo di posta elettronica redazione@strettoweb.com, pubblicheremo le migliori risposte.
L’assurdo di questi giorni si è raggiunto sabato scorso, dopo poche ore in cui la città intera, in massa, sui social network e non solo, ha chiesto al Sindaco di sospendere tutte le celebrazioni civili per il drammatico incidente stradale costato la vita ad una ragazza di 23 anni in centro città. Dopo tre ore dagli appelli social, gli stessi autori erano a strafogarsi di panini con salsiccia e peperoni con la musica a tutto volume in ogni bugigattolo della città senza vergogna alcuna: quanta ipocrisia!
Che poi, proteggesse davvero la città questa bella Madonnina, di certo quella povera ragazza non sarebbe morta in modo così atroce nel pomeriggio della veglia di fede della città intera. A che cosa serve una protettrice che non protegge? Eppure ne ha avute di catastrofi e sventure la nostra città, negli anni degli anni e nei secoli dei secoli. Da cosa vi protegge, cari amici, la Madonna? Dagli incidenti stradali? Dalle pandemie? Dalle disgrazie, da malaffare e corruzione, da crimini e malvagità? Dai terremoti o dai nubifragi, almeno nel giorno della sua festa? A quanto pare neanche questo…
Che poi, anche su questa devozione ci sarebbe da ridire. Il vero santo patrono ufficiale di Reggio Calabria è San Giorgio, l’unico istituzionale e canonico sia per la Chiesa che per il Comune. Infatti il 23 aprile uffici e negozi rimangono chiusi, come in tutte le altre città che hanno il loro santo patrono. Reggio è l’unica che ne ha due, e per quella – diciamo così – farlocca, si trasforma in un girone dantesco per quattro giorni di delirio assoluto.
Mi è capitato di incontrare anche diversi consiglieri comunali e un paio di assessori, in giro in centro, in questi giorni. Di qualsiasi cosa potessimo parlare, progetti futuri, problematiche, situazioni da risolvere, tutti mi hanno ripetuto sempre la stessa cosa: “dopo festa di Madonna“. Come se fossimo in una bolla dove il tempo si è fermato: intanto il Brent è arrivato a sfiorare i 110 dollari al barile, il treasury decennale statunitense ha superato il 5%, raggiungendo i livelli più elevati degli ultimi vent’anni, il mondo intero e in particolare l’Europa stanno entrando nella più grande crisi energetica della storia, e a Reggio Calabria siamo fermi alla Madonna che certamente ci proteggerà. Ma non riesce neanche a far diminuire il prezzo della benzina.
San Giorgio, dicevo, è il vero patrono ufficiale perchè nel 1008 d.C. e cioè oltre mille anni fa, durante un’incursione saracena, è apparso a cavallo per difendere la città. Proclamato protettore di Reggio nel XI secolo, rappresenta l’identità civica e militare: la sua figura a cavallo che sconfigge il drago svetta tuttora nello stemma comunale e va oltre i confini dei credenti e della fede.
E soprattutto, non rompe i coglioni.
Quella della Madonna della Consolazione, invece, è una devozione molto più recente e controversa, inventata dal frate cappuccino Antonio Tripoli che durante l’epidemia di peste del 1576 e dopo chissà quanti sorsi di roba buona, ebbe una visione della Vergine che annunciava la fine del contagio. Una sorta di AstraZeneca di cinquecento anni fa. Nella città che per tre anni ha creduto che con Ballarino la Reggina potesse vincere un campionato, ovviamente tutti gli avi dei nostri moderni allocchi si mobilitarono pendendo dalle labbra del frate alticcio e portarono questo quadro effigiato in processione. Ovviamente la peste cessò, altro che AstraZeneca, la Vergine funzionò eccome, e da quel momento il popolo rinnova il voto alla Madonna in occasione di terremoti, carestie, pestilenze, che però si ripetono nei secoli nonostante la protezione della Santissima. E più si ripetono, e più la venerano. Proprio come i vaccini del Covid, ricordate? Più non funzionavano, più si facevano nuove dosi. È più si contagiavano dopo le nuove dosi, più ulteriori dosi si somministravano. La fede dogmatica non conosce ragione.
Negli ultimi decenni la festa è ulteriormente degenerata in pericolosissime giostre, in decadenti bancarelle che ogni anno portano le solite inutili cianfrusaglie, in abbuffate dalla tradizione recente (il panino con la salsiccia è una novità delle ultime generazioni), in un caos totale che crea repulsione e distacco in tanti cittadini per bene che vorrebbero semplicemente vivere la loro quotidianità. Fino a due anni fa, non era neanche mai successo che chiudessero le scuole e addirittura il Lungomare per dieci giorni di concerti. La musica era limitata al martedì sera, e in versione più ridotta il sabato sera, nel più ragionevole scenario di piazza del Popolo. Siamo arrivati al delirio. Che fine ha fatto quella Reggio bella e gentile che i residenti auspicano di ritrovare, e che invece ogni anno sembra sempre più lontana?
A proposito, spiace che un bellissimo evento come Scirubetta si accavalli proprio in questi giorni festivi anziché diventare un riferimento del cuore dell’estate. Il gelato artigianale è una delle grandi eccellenze reggine e meriterebbe un contesto gourmet tipicamente turistico e gastronomico, potrebbe benissimo essere unico traino di una settimana dell’estate consentendo a tutti di goderselo senza i disagi dei giorni del collettivo delirio madonnistico, tra l’altro esponendosi maggiormente alle bizze del meteo tipiche di settembre.
La mia libertà finisce dove inizia la tua
Ci hanno insegnato che nella nostra evoluta società democratica, la libertà di ognuno di noi finisce dove inizia quella quella degli altri. Se abbiamo comprensibile pregiudizio nei confronti degli islamici, non è certo perchè credono in un altro Dio o professano una religione diversa. L’intolleranza nasce solo dal fatto che una buona parte di loro impone alle donne di indossare il burqa, vorrebbe che la legge della sharia fosse in vigore superando le regole dello Stato laico, e soprattutto ogni tanto qualcuno si fa saltare in aria nella folla per punire gli infedeli. Non condividono il fatto che la loro libertà finisce dove inizia la nostra. E lo stesso identico principio vale per la Festa di Madonna: pregatela come e quanto volete senza dare fastidio agli altri, senza paralizzare il Lungomare per dieci giorni, tutto il centro cittadino per due giorni (più uno, a novembre) l’anno con le processioni, senza chiudere le scuole, i negozi, gli uffici, annullare i servizi, sospendere la quotidianità. La vostra libertà dovrebbe finire dove inizia la mia. Altrimenti siete come fanatici e terroristi.
Cosa ci resta di Festa di Madonna
Quello che ci resta di questi giorni è di una Reggio Calabria diventata virale su @welcometofavelas per una giostra che sfiorava una palazzina popolare, tra l’altro dall’estetica di dubbio gusto, vanificando due anni di sforzi social dell’operazione Ryanair per rilanciare la città. Ci rimane l’eco degli schiamazzi incontrollati, delle notti brave, della salsiccia di chissà quale animale avete mangiato (quanti maiali ci sono nel mondo per rifornire questa festività reggina? Da dove arriva tutta quella carne, chi controlla provenienza e qualità?).
Ci resta la consapevolezza di vivere a Reggio Calafrica, una sorta di Ceuta al contrario, enclave del continente africano nell’Unione Europea. E forse stiamo anche esagerando al contrario, perchè non ho alcun dubbio che dal Cairo a Casablanca, da Nairobi a Kigali, da Abidjan a Luanda fino a Johannesburg, sono tantissime le città africane i cui abitanti inorridirebbero qualora fossero così sventurati da vivere la nostra Festa Madonna.
Abolitela. So che è impossibile, ma se questa provocatoria parodia darà anche solo un briciolo di riflessione, magari nei prossimi anni la Festa di Reggio diventerà un evento migliore. Questo non è affatto impossibile: basta un po’ di buon senso e il coraggio di metterlo in pratica.





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