Sono tutte in fila, vestite di nero, tengono la foto di un pelato in mano e urlano slogan senza senso. Potremmo chiamarli nostalgici, rimpiangono i tempi di “quando c’era lui”. Stiamo parlando, delle vedove di Ballarino, cosa avevate capito? Quei personaggi strani che credono a un broker che posta le foto con le frittole, che scrivono e dicono tutto e il contrario di tutto, che si sono venduti per 4 lire alla proprietà calcistica e alla classe politica più bassa della storia della città, contribuendo alla lobotomia di massa operata negli ultimi 3 anni nei confronti di una (fortunatamente minima) parte della tifoseria di Reggio Calabria.
Dall’addio di Ballarino, letteralmente scomparso col malloppo dopo la cessione della società a Lotito, le vedove di Ballarino si sono viste mancare la terra sotto i piedi. Del resto, dopo aver perso identità e dignità, dopo che Praticò li ha spernacchiati fuggendo modello Schettino dalla Concordia, cosa gli è rimasto se non continuare a combattere le loro battaglie contro i mulini a vento?
Ci hanno provato criticando Lotito (dopo 3 anni di Ballarino, fa già ridere così), seminando il panico, come i pazzi con il campanaccio che parlano della fine del mondo imminente, sull’iscrizione: nel loro mondo, Lotito avrebbe comprato la Reggina, spendendo oltre 1 milione di euro, per non effettuare l’iscrizione alla prossima Serie D! Sono riusciti a stabilire, ancora più in basso, il livello dell’idiozia umana, già settata in precedenza con la questione della multiproprietà e di Lotito che compra la Reggina per tenerla in D. Iscrizione arrivata, neanche a dirlo, secondo le tempistiche.
Da qui a settembre, quando faranno a gara per salire sul carro dei vincitori con la lingua avvicinata a un altro culo, proveranno a mettere zizzania ovunque. Oggi il loro problema è diventato il ripescaggio della Viola. I suddetti, che si professano tifosi, paladini della giustizia, quelli che “chi critica la Reggina fa il male di Reggio Calabria”, se la stanno prendendo con la parte normale della città che festeggia il ripescaggio della Viola.
I neroarancio, dopo aver perso la finale Playoff e il triangolare promozione, sono stati ripescati in qualità di migliore squadra non promossa, salendo in B1. Per le vedove di Ballarino questo non va bene: perché “la promozione si conquista sul campo”, “perché è un fallimento sportivo”, perché il “ripescaggio non era inutile?”. Siamo perfettamente coscienti che discutere con chi si è fatto i selfie con Rizzetta sia completamente inutile, ma ci piace contribuire alla loro produzione di bile e quindi vogliamo spiegarvi come stanno davvero le cose.
Perché il ripescaggio della Viola e quello della Reggina sono diversi
Su StrettoWeb abbiamo sempre scritto che i Playoff della Reggina fossero completamente inutili, poiché davano solo qualche chance in più per un ripescaggio complicatissimo. Qui la prima grande differenza: i Playoff nel basket decretano la promozione che, a differenza del calcio, non va alla prima classificata, posizione che la Reggina è stata incapace di raggiungere negli ultimi 3 anni (mai prima, nemmeno una volta).
Il secondo punto riguarda proprio il ripescaggio. Su StrettoWeb abbiamo sempre sottolineato quanto fosse complicato, se non impossibile, spiegando il regolamento nei dettagli, a differenza di chi faceva il tifo per vedere i club non iscriversi intortando i tifosi. La realtà? Tre anni di ripescaggio annunciato ma mai concretizzato, Reggina sempre in D.
E specifichiamo bene: il ripescaggio della Reggina sarebbe convenuto e apprezzato da tutti, stampa compresa, semplicemente era impossibile si verificasse. Se ci fosse un modo per iscrivere, domani, la Reggina direttamente in Serie A, solo Brunetti con i suoi 10 anni di Serie D sarebbe stato contrario.
Su StrettoWeb abbiamo contestato il modo in cui la società, per giustificare i propri fallimenti sportivi, gettava fumo negli occhi dei tifosi parlando di ripescaggio. Un sotterfugio subdolo per tenere buona la piazza dopo il primo anno passato a guardare con il binocolo il Trapani; riproposto al secondo anno parlando di una decina di squadre pronte a fallire, nel tentativo di tenere buona la contestazione crescente della piazza; nel terzo anno, vista la stagione orribile, hanno provato pure a mischiare il tema ripescaggio con il ricorso contro il Messina collezionando due figuracce. Del resto, dovevano chiudere col botto.
Il ripescaggio della Viola è completamente diverso. Innanzitutto, nei toni. La Viola non ha mai parlato di ripescaggio: nessuna dichiarazione, nessuna nota ufficiale, nemmeno quella relativa alla domanda presentata. È stato fatto tutto in silenzio, con sobrietà, senza mai illudere la piazza. La società ha solo ufficializzato il ripescaggio una volta avvenuto. Praticò avrebbe fatto la festa sul Lungomare, con tanto di caroselli, parlando di obiettivo raggiunto, felice di aver salvato la pelle; Myenergy ha continuato a programmare la nuova stagione in silenzio, con un po’ di amaro in bocca per non aver raggiunto il risultato sul campo, ma consapevole di aver contribuito a riportare la Viola in una dimensione Nazionale.
E la proprietà avrebbe potuto alimentare la speranza del ripescaggio, perché c’era già un posto libero, quello di Jesi (rinunciataria) e quello di Nocera che cercava una società a cui vendere il titolo. Perché nel basket succede che Brescia, dai Playoff di Serie A, vende il titolo alla neonata Roma, sprofonda in B Nazionale, acquista il titolo di Nocera e riparte togliendo uno slot alle squadre in attesa di ripescaggio. La stessa Viola, nel 2020, acquisì il titolo della Gilbertina Soresina venendo promossa in B Nazionale. Nel basket è una pratica abbastanza comune, viene premiata la solidità economica di una squadra.
A proposito di solidità economica: in bocca al lupo a quelli che pensavano di fare la Serie C con Ballarino che, a detta di Torrisi, non di StrettoWeb, ha preferito far quadrare i conti e non migliorare la squadra a gennaio, mettendo la pietra tombale sulle già flebili speranze di rimonta.
E ancora. Myenergy, al primo anno alla guida della società per l’intera stagione, ha costruito una squadra da promozione, ha speso molto più di quanto fatto dalle precedenti gestioni, ha chiuso al primo posto a parimerito la regular season, è arrivata in finale Playoff contro un’altra grande decaduta come Avellino in uno scontro fra giganti in cui solo una poteva essere promossa (ed è arrivata a un tiro sulla sirena di Gara-1 dalla promozione) e si è battuta, ironia della sorte, contro un’altra nobile del basket in miseria come Siena (vincendo) nel triangolare promozione, vedendola sfumare solo per la differenza canestri della classifica avulsa. Nel primo anno di Ballarino, la Reggina chiuse quarta a -29 (meno ventinove) dal Trapani. E iniziò la litania dei ripescaggi, il lavaggio del cervello, la ragnatela degli alibi (sono partiti in ritardo, povere stelle).
Adesso che le differenze sono chiare anche a un bambino, l’invidia verso la Viola non ha senso di esistere, così come non aveva senso di esistere quella verso la Domotek dopo la sconfitta nello spareggio promozione dopo che i reggini avevano già Coppa Italia A3 e Supercoppa A3 in bacheca e, poco dopo, hanno aggiunto anche il trofeo promozione. Anche in quel caso, le stesse vedove di Ballarino, dovettero affogare nella loro stessa bile.
Semplicemente, ci sono due società sane e forti, che hanno meritato il salto di categoria, che hanno portato 6000 e 7000 spettatori al PalaCalafiore senza che la curva fischiasse la dirigenza, la tribuna fischiasse la curva e il presidente facesse balletti mentre la stampa amica diceva che i fischi erano in realtà applausi. E poi c’è la Reggina condannata dalla politica che ha scelto Ballarino per motivi di partito. Cambiato il vento politico, casualmente, è cambiato anche il destino amaranto. Claudio Lotito sarà in città lunedì per mettere fine ai 3 anni più brutti del calcio a Reggio Calabria.
Tre anni in cui vi hanno fatto il lavaggio del cervello; in cui avete abboccato a ogni singola idiozia che vi propinavano Ballarino e la sua radio ufficiale, Praticò, Torrisi e i megafoni della società; in cui vi siete fatti il sangue amaro; in cui dovevate festeggiare a maggio di ogni anno; in cui Falcomatà, Brunetti e Versace vi hanno detto che il pallone è quadrato e ci avete creduto; tre anni in cui siete finiti a prendervela con la stampa, con Gravina, con la curva, con i nemici immaginari al posto di aprire gli occhi e capire che i nemici della Reggina erano seduti alle scrivanie della società e a palazzo San Giorgio.
Ma state tranquilli, è tutto finito. Godetevi l’estate, toglietevi il vestito nero che vi fa sembrare le vecchie della canzone di Serena Brancale, preparatevi a fare quello che vi riesce meglio: salire sul carro. Si prospetta una grande stagione. Questa volta, per davvero.



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