Quattro persone chiuse in un mini van. Portiere bloccate. Il fuoco che si propaga, il mezzo che viene avvolto dalle fiamme, prima all’interno, poi all’esterno. Resta una carcassa di metallo carbonizzata, con all’interno quattro esseri umani morti fra le fiamme e atroci sofferenze. La tragedia di Amendolara, provincia di Cosenza, ha scioccato l’Italia intera. Si ritorna a fare i conti con la piaga del caporalato, con il lavoro nero, lo sfruttamento dei migranti e la violenza di chi prova ad alzare la testa.
Le vittime sono 4 cittadini del Pakistan che avrebbero chiesto una situazione lavorativa più umana, che non si limitasse solo a cibo e un letto, ma anche a una paga regolare. E sono andati incontro a una fine orribile.
La condanna è stata unanime da parte dell’opinione pubblica e della politica. I toni, però, ben diversi. Da un lato, il governo ha espresso cordoglio verso le vittime, ha sottolineato la volontà di contrastare il caporalato, ha parlato di una tragedia che va oltre ogni possibile etichetta, categoria, distinzione sociale. Una tragedia umana.
Concetti comuni a molte condanne arrivate anche dalla sinistra, ma l’Opposizione non si è lasciata sfuggire l’occasione di prendersela con la destra, come se le colpe di un omicidio plurimo possano ricadere sul governo Meloni o su Roberto Occhiuto.
A leggere alcuni giornali di sinistra e a sentire alcuni politici, sembra che le morti di Amendolara siano morti, passateci il termine, avallate da una destra con connotazione razzista. Sembra che ad orchestrare la morte di 4 povere persone sia stata una squadraccia ariana, vestita di nero, che ha eseguito gli ordini di una spedizione punitiva. Onestamente, sembra folle anche solo pensarlo. In questa narrativa c’è un dettaglio che passa in secondo piano, che viene derubricato, a volte addirittura omesso: i presunti killer sarebbero altri pachistani.
Gli omicidi di Amendolara, secondo le prime indagini, sarebbero circoscrivibili al caporalato, con pachistani che sfrutterebbero altri loro connazionali in situazioni disperate e, visti i metodi, senza farsi alcuno scrupolo a utilizzare una violenza feroce e disumana.
Va sgomberato il campo da ogni forma di razzismo, altra parola jolly delle narrazioni di sinistra, seconda solo a ‘fascismo’, spesso utilizzabili in combo. La questione dell’immigrazione, in Italia come in diverse altre parti d’Europa e del Mondo, è un problema serio. Ma è l’immigrazione irregolare a essere un problema. Roberto Occhiuto a “10 minuti”, qualche giorno fa, ha parlato di possibilità di ‘scegliere i migranti’ da far arrivare, come in altri Paesi d’Europa. Il problema del colore della pelle ce l’ha solo qualche estremista disadattato.
La questione è la contrapposizione fra immigrato regolare, capace di portare un plus al proprio Paese, capace di integrarsi lavorativamente e socialmente, con competenze, diplomi o lauree, indipendentemente da sesso, provenienza, pelle, orientamento religioso o sessuale; e immigrato irregolare, i tanti clandestini, disperati, gente che arriva con la speranza di un futuro e si ritrova ai margini della società, che arriva delinquente o nella spirale della delinquenza ci finisce. Nel primo caso, il Paese cresce anche grazie all’immigrazione. Nel secondo caso, si creano nuove Amendolara.
Sono state molto forti le parole spese in Aula al Senato da Tilde Minasi, senatore reggino, che ha sottolineato come quella non sia l’immagine della Calabria. E ci mancherebbe. Il caporalato è una piaga che interessa anche altre parti d’Italia. Il caporalato non è nato con la destra al governo, esiste da decenni, da quando è nata l’immigrazione incontrollata. La sinistra, che ha governato per 12 anni da PD, Conte e tecnici vari, non è riuscita a risolvere il problema anzi, con le risorse della Boldrini lo ha accentuato. E oggi fa la morale.
Le Amendolara di Falcomatà
E quando si parla di morale e di possibilità di fare propaganda sulle tragedie, c’è una persona che non può mancare all’appello. Giuseppe Falcomatà, nel tentativo di uscire dall’anonimato regionale nel quale si è auto-confinato, non contento della batosta elettorale a cui ha condannato il PD chiedendo le dimissioni di Irto, in crisi esistenziale per la chiamata a Cannizzaro caduta nel vuoto, ha deciso di lucrare un po’ sulla tragedia di Amendolara. E lo ha fatto attaccando Occhiuto.
La nota stampa del sindaco reggino uscente è imbarazzante, incolpa Occhiuto di non aver vigilato, di non essersi impegnato a contrastare il caporalato, quasi lo crocifigge come colpevole di quanto accaduto. Dopo 12 anni di disastri a Reggio Calabria, il passaggio in Regione ha trasformato Falcomatà in un politico intraprendente, attento, integerrimo, con la soluzione sempre in tasca.
Ci fosse lui a governare la Regione Calabria, oggi il caporalato sarebbe già estirpato; i braccianti lavorerebbero a 2000 euro al mese con 13ª, 14ª e ferie pagate. Arghillà, rione Marconi: caro Giuseppe, non ti dicono niente? Sono le tue Amendolara. I quartieri del degrado, dello spaccio, della violenza rom, della criminalità che, in 12 anni, Falcomatà non è riuscito a risanare.
Quartieri giudicati come irrecuperabili, con la brava gente abbandonata al proprio destino fra promesse non mantenute e richieste d’aiuto inascoltate. Piccole città-stato sommerse di rifiuti, con una legge diversa da quella dello Stato. Perchè dove fallisce la politica, si insinua la criminalità. Quartieri in cui, pochi giorni fa, un maxi blitz ha portato all’arresto di una trentina di persone, fra i quali anche minori.
Con quale coraggio, oggi, Falcomatà se la prende con Occhiuto, dopo la situazione che ha lasciato a Reggio Calabria? Con quale coraggio fa propaganda politica su una tragedia? Sono domande retoriche. Le risposte le conoscono tutti. O quasi… Diciamo un 65% dei reggini.


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