Parallelamente agli ultimi giorni della campagna elettorale per le Comunali di Reggio Calabria, andava in onda, su Amazon Prime, il finale dell’ultima stagione di The Boys, la famosa serie tv sui supereroi dai riferimenti sempre più netti con società e politica. L’ultima puntata è andata in onda il 20 maggio, più o meno mentre Versace, uomo di buon cuore, controllava se poteva assumere qualcun altro prima delle elezioni. I più attenti si saranno accorti del tracollo di un personaggio.
Parliamo, ovviamente, del protagonista principale, presentato come l’eroe, ma in realtà il vero villain; narcisista, desideroso di stare al centro dell’attenzione; monopolizzatore degli affetti di chi lo circonda; fissato con la popolarità social; megalomane; infantile e piagnucolone. Patriota? In realtà, noi stavamo facendo riferimento a Giuseppe Falcomatà. Ma il parallelismo è interessante.
Entrambi, nella loro rispettiva ‘serie finale’ hanno avuto un tracollo netto. Patriota è finito per paragonarsi a Dio per ottenere il pieno consenso dal popolo americano, finendo poi per finire umiliato e con la nazione che gli ha voltato le spalle; Falcomatà, che non è arrivato a paragonarsi a Dio, ma si è comunque autocelebrato davanti alla Madonna, ha vissuto sulla sua pelle il progressivo disinteresse della città nei suoi confronti.
Dopo essersi costruito la scappatoia regionale, abbandonando la città che colava a picco, il buon Giuseppe ha cercato di manovrare a distanza, con scarsa efficacia. I reggini hanno iniziato, progressivamente, a dimenticarsi di lui, a notare la differenza prima con i modi e lo stile di Battaglia, poi con l’autorevolezza di Cannizzaro che riaccendeva la voglia di cambiamento. Falcomatà si aspettava di poter determinare ancora: dopo 12 anni sotto i riflettori di palazzo San Giorgio, del resto, pensava di avere ancora una certa influenza. E, invece, ha sbattuto contro la dura realtà.
Le liste Reset e La Svolta, le sue protesi civiche, sono state imbarazzanti per tutta la campagna elettorale fra scandali, uscite a vuoto, deliri e flop elettorali. Alcuni fedelissimi come Brunetti e Latella sono stati ‘trombati’ alla grande nelle rispettive liste. Mimmetto Battaglia è stato l’agnello sacrificale: non solo Falcomatà ha fatto di tutto per inserirsi nella sua campagna elettorale, impedendogli di prendere le distanze, anche un minimo, rispetto ai 12 anni disastrosi della precedente amministrazione, provando a costruirsi un briciolo di possibilità di portare a casa una sconfitta onorevole, ma lo ha mandato anche incontro a un 24% umiliante.
Preso atto delle Caporetto elettorale, con il sorrisetto di chi ha le chiappette al caldo in Regione, Falcomatà ha pensato all’unica cosa prioritaria in quel momento: come tornare protagonista.
La telefonata a Cannizzaro
Pensa e ripensa, mentre in tv scorrono le immagini del trionfo di Cannizzaro con percentuali bulgare, fioccano gli articoli, gli attestati di stima si sprecano, Falcomatà ha pensato che fosse il caso di chiamare Cannizzaro per congratularsi con lui. Ce lo immaginiamo mentre cerca le parole giuste, fa qualche prova allo specchio, balbetta, si emoziona all’idea di fare una sorta di passaggio di consegne telefonico, poi si fa coraggio e chiama.
Uno squillo... e intanto ripassa il discorso in mente: “Ciao Francesco, sono Giuseppe, congratulazioni!“; due squilli… “Fare il sindaco di Reggio non è facile, fattelo dire da chi ha una certa esperienza…“; tre squilli… “soprattutto, non è facile fare il sindaco come me… cioè, dopo di me… (nono, meglio dire come me)“; quattro squilli… si insinua il dubbio, risponderà?; cinque squilli… l’angoscia della mancata risposta. Finalmente una voce! A Giuseppe si illuminano gli occhi. Ma a rispondere è la segreteria.
Falcomatà ci resta male, malissimo. A tal punto da fare l’unica cosa sensata in quel momento, la più matura possibile, quella che arriva dopo che conti fino a 10: raccontare tutto su Facebook. E ne è venuto fuori un post surreale nel quale Falcomatà spiega: “ho provato a telefonare, senza esito in realtà, al neo sindaco di Reggio Calabria, Francesco Cannizzaro, per complimentarmi con lui e fargli l’in bocca al lupo per quella che è l’esperienza più vera e intensa per chi fa politica: fare il Sindaco. Conosco bene questi momenti e immagino possa essere abbastanza preso“.
Immaginiamo che il telefono di Cannizzaro, nelle ultime ore, sia stato sotto pressione allo stesso modo della persona incaricata dal Comune di finire di caricare le ultime 6 sezioni scrutinate e rimaste nascoste per oltre un giorno. Cannizzaro sarà sommerso da ore fra messaggi, chiamate, tag social, personalità politiche di alto livello come Meloni, Tajani o Salvini che si saranno congratulati con lui, le principali trasmissioni tv e i più grandi media che gli chiedono un’intervista, una considerazione. Ve lo immaginate mentre appoggia la testa sul cuscino, per la prima volta dopo le 24 ore più folli della sua vita e vede la chiamata di Falcomatà?
La vera domanda non è “chi, al suo posto, avrebbe risposto?“, ma “perchè Cannizzaro avrebbe dovuto rispondere?“.
Falcomatà ha voltato le spalle a Reggio, Reggio ha voltato le spalle a Falcomatà
Chi è Falcomatà oggi? Un consigliere regionale, di minoranza, senza affinità di partito; Falcomatà è scappato dalla città da 6 mesi, è uno dei tanti, divide i banchi con Laghi, Barbuto, De Cicco, Bruno per citarne alcuni: sfidiamo la maggior parte dei lettori a conoscerli senza usare Google.
Soprattutto, Falcomatà qualche giorno prima aveva attaccato Cannizzaro in tv, come ha fatto per tutta la campagna elettorale, aveva postato un video, violando il silenzio elettorale, nel quale sbeffeggiava il candidato sindaco della destra. Con quale coraggio e quale coerenza, adesso, voleva congratularsi con Cannizzaro?
La sua chiamata è rimasta senza risposta, com’è giusto che sia, è una questione di priorità. Falcomatà oggi non è una priorità, non lo è per nessuno. È un fantasma che i reggini maledicono quando vedono la spazzatura sotto casa, quando bestemmiano finendo dentro una buca con la macchina dopo averne evitate altre 2, quando vedono le reti arancini che delimitano le perdite d’acqua. Falcomatà oggi, a Reggio Calabria è, finalmente, il passato.
E i reggini lo hanno scritto con la matita elettorale, chiaramente, con il 65%.
Cannizzaro, alla chiamata di Battaglia, ha risposto
È d’obbligo sottolineare un particolare interessante in questa vicenda: Cannizzaro, alla chiamata di Battaglia, ha risposto. Ed è normale che sia così, Battaglia una risposta la meritava. I due si sono sfidati per oltre un mese di campagna elettorale, con grande lealtà e rispetto reciproco, con posizioni differenti, punzecchiature a distanza, ma senza mai scadere negli attacchi personali e nei veleni, nonostante fosse lo stesso Falcomatà a gettare zizzania nei comizi e con gli interventi social suoi e dei suoi sottoposti nelle liste civiche.
Cannizzaro ha abbracciato Battaglia prima dell’apertura della campagna elettorale e ne ha accettato le congratulazioni dopo, come si fa fra due avversari politici, non due nemici. Battaglia è il principale leader dell’opposizione che siederà in Consiglio Comunale e, ci auguriamo, spronerà la maggioranza a fare del suo meglio. Battaglia oggi ha un peso nella sinistra reggina che Falcomatà non ha più.
E qui l’ex sindaco è andato in crisi. Nel post social ha delirato su un Comune risanato, ha ripercorso la sua carriera con la scusa di parlare dei consiglieri nuovi e vecchi (saremmo curiosi di sapere chi dei consiglieri di maggioranza è interessato a Falcomatà e chi di quelli rimasti fuori dell’opposizione vuole ringraziarlo), ha provato a strappare qualche like in più.
Ma sotto sotto, Falcomatà c’è rimasto male nel rendersi conto che Reggio Calabria, la sua gente, gli ha voltato le spalle presentandogli il conto dopo 12 anni. Era convinto di essere l’eroe, ma è rimasto solo. Come Patriota.


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