L’ennesimo scivolone mediatico e politico in riva allo Stretto porta la firma di Giuseppe Falcomatà. Oggi, in una giornata cruciale in cui la legge e il rispetto istituzionale imporrebbero il massimo rigore e il totale silenzio elettorale, l’ex primo cittadino e attuale consigliere regionale calabrese ha deciso di rompere deliberatamente le regole della par condicio. Ha scelto infatti di pubblicare sui propri canali social network uno stralcio della sua partecipazione alla trasmissione televisiva Perfidia di Antonella Grippo, andata in onda la sera precedente. Un gesto che non solo calpesta il bon ton democratico che dovrebbe precedere il voto, ma che si è trasformato nel giro di poche ore in un boomerang comunicativo devastante a causa di una gaffe grammaticale clamorosa, consumata proprio mentre l’esponente politico tentava di dare lezioni di lingua italiana ai suoi avversari.
L’ironia su Cannizzaro e la pretesa di superiorità culturale
Il fulcro del video diffuso da Giuseppe Falcomatà sui suoi profili web voleva essere un attacco frontale, intriso di sarcasmo, nei confronti di Francesco Cannizzaro, parlamentare e coordinatore regionale di Forza Italia. Con una risata ironica stampata sul volto tipica della propria saccenza, Falcomatà ha esordito nel filmato affermando testualmente che “ogni qualvolta Cannizzaro parla, muore una maestra elementare“. Il riferimento, fin troppo esplicito, era a un errore nell’uso di un congiuntivo commesso dal candidato del centrodestra circa un mese fa, durante il suo primo comizio elettorale di piazza a Reggio Calabria. Quella che doveva essere una brillante mossa satirica per sminuire l’avversario politico, evidenziando una presunta inferiorità culturale della coalizione avversa, si è però trasformata nel palcoscenico di un paradosso imperdonabile che mette a nudo la presunzione e anche l’ignoranza del consigliere regionale.
Il clamoroso errore di grammatica sulle concordanze elementari
Il destino, unito forse alla fretta di colpire mediaticamente l’avversario politico, ha giocato un brutto scherzo all’ex sindaco reggino. Nello stesso identico filmato pubblicato su Instagram in cui stigmatizza gli errori altrui, dopo poco più di un minuto Giuseppe Falcomatà cade in un gravissimo errore di grammatica che fa accapponare la pelle a chiunque abbia frequentato la scuola dell’obbligo. Parlando degli investimenti culturali della sua passata stagione amministrativa, ha dichiarato testualmente che “…sul piano dell’investimento nella cultura che è stata fatta“…. La frase corretta avrebbe previsto l’accordo al maschile, riferito chiaramente alla parola investimento, ma Falcomatà ha fallito la concordanza della lingua italiana. A rendere il tutto ancora più grottesco vi è il fatto che non si è trattato di un semplice lapsus legato all’emozione della diretta. Nei sottotitoli impressi graficamente sul video social si legge in modo inequivocabile la medesima formula errata, a testimonianza del fatto che il testo è stato persino riletto, trascritto e approvato dallo staff prima della pubblicazione. Senza la concordanza elementare tra il soggetto e il participio passato, un errore davvero gravissimo, da matita blu come avrebbe corretto il buon papà Italo che oggi si starà rivoltando nella tomba.
Un errore da scuola primaria che cancella ogni pretesa di stile
Sbagliare un congiuntivo può capitare nella foga oratoria di un comizio di piazza, tra i rumori della folla, la stanchezza e l’adrenalina del momento. Al contrario, sbagliare le concordanze di genere e di numero all’interno di un discorso pre-registrato e poi sottotitolato è un fatto decisamente più grave e ingiustificabile. Si tratta di regole strutturali e basilari che si insegnano nei primi anni della scuola elementare e che persino i bambini di otto anni padroneggiano senza alcuna esitazione. Sentire un esponente delle istituzioni, che pretende di ergersi a paladino della cultura e della corretta espressione verbale, commettere contemporaneamente uno scivolone di questa portata è l’emblema di una certa politica che guarda la paglia nell’occhio altrui senza accorgersi della trave nel proprio. La pretesa di correggere gli altri, unita alla contestuale violazione del silenzio elettorale, evidenzia una cattiveria politica che si scontra frontalmente con una manifesta carenza nelle basi della lingua nazionale.
Dodici anni di gaffe e la vera strage delle maestre elementari
Questo sgradevole episodio non rappresenta purtroppo un fulmine a ciel sereno. Durante i dodici anni della sua lunghissima e discussa amministrazione a Reggio Calabria, la città ha dovuto assistere impotente alla sfilata di personaggi improbabili nei ruoli chiave della giunta e del consiglio, figure che hanno regalato alle cronache locali e nazionali perle di gaffe grammaticali e istituzionali a dir poco memorabili, tanto da finire sbeffeggiati persino sui grandi media nazionali. Falcomatà ha cercato per anni di accreditarsi come il volto colto, giovane e accademico della sinistra reggina, ma la realtà dei fatti lo smentisce regolarmente alla prima prova pratica. Se si volesse utilizzare la sua stessa, durissima metafora ironica per commentare quanto accaduto nelle ultime ore, si potrebbe affermare che se una singola maestra elementare sarà pure metaforicamente deceduta per il congiuntivo errato di Cannizzaro, l’ex sindaco ha provocato una vera e propria strage di insegnanti. Davanti a un errore sulle concordanze elementari commesso in un video preparato a tavolino, ogni insegnante d’Italia rischia oggi di morire suicida per la disperazione, lasciando dietro di sé il ricordo di un politico che non solo non rispetta le regole elettorali, ma non supera nemmeno l’esame della quinta elementare. E ha ancora il coraggio di apparire e sproloquiare…



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