Klaus Davi dopo le minacce di morte: “torno a Reggio e non cambio lavoro, siano i mafiosi a cambiare strada”

Klaus Davi torna a parlare dopo le minacce ricevute dalla ‘ndrangheta reggina. Ecco le sue parole

Klaus DaviAmo Reggio Calabria, amo la sua gente ed il suo calore“. Questa semplice frase piena d’amore e passione mista a tristezza è il succo che illustra l’attuale spirito di Klaus Davi, il giornalista e massmediologo vittima di minacce da parte della ‘ndrangheta. E se da una parte, la stragrande maggioranza dei cittadini reggini si è mostrata solidale nei confronti del giornalista, esiste ancora una fetta di popolazione che sembra quasi avallare quel tipo di atteggiamento che crea da sé l’immagine di una Calabria “brutta, vile e codarda“. “Il 20-30% della gente mi accusa di strumentalizzare questa Regione, di dare un’immagine cattiva della Calabria. Questo però non mi fa più di tanto arrabbiare, ciò che mi deprime è pensare che questo possa essere davvero il livello di senso civico di questa regione. C’è da piangere non per me, ma per la regione“, dichiara Klaus Davi ai microfoni di StrettoWeb.

Klaus daviSi, è vero c’è da piangere e Klaus ha ragione. L’ha scritto ieri il nostro direttore Peppe Caridi nell’editoriale “La mafia siamo noi“. C’è da piangere perché ancora è radicalizzata una mentalità barbara, che giustifica e incentiva gli atteggiamenti mafiosi. Viviamo in un territorio che incoraggia i giovani a prendere queste vie, a fare dell’illegalità strumento di forza e coraggio. A vantarsene. Ma questo che tipo di coraggio è? Davvero crediamo che la legge del più forte, la legge di chi ammazza e traffica droga uccidendo indirettamente tanti giovani ragazzi sia giusta? Davvero crediamo che la legalità sia da codardi? “Quello che mi lascia di stucco è quando mi rimproverano di cercare di intervistare gente che appartiene ai clan, che mi rimproverano di tentare di descrivere una realtà. Mi rimproverano di intervistare i mafiosi in spazi pubblici. Ma coloro che dicono queste cose non mi fanno paura, non mi fanno disperare, non mi fanno arrendere. La nostra professione, ha una metodologia ed io, in questo momento, faccio televisione e rispondo alle richieste della gente, che vuole vedere il volto di questi mafiosi. E’ necessario far vedere le loro facce soprattutto in un’epoca in cui c’è carenza di reazione televisiva. Quando alcune persone mi scrivono “dai fastidio”, penso che coloro che lo scrivono sono gli stessi che hanno commesso omicidi, che trafficano droga e commettono i più aberranti crimini“.

davi-klausLe minacce sono scaturite anche dopo la lunga e commevente lettera che Klaus Davi ha scritto a Giovanni Tegano, il giovane ragazzo 20enne che sul suo profilo Facebook pubblicava pensieri in cui attaccava le forze dell’ordine ed i collaboratori di giustizia. La lettera di Davi, quasi paternale, ha innalzato un polverone inaspettato. “La notizia non era il profilo Facebook di Giovanni. La notizia era ed è il fatto che, dai suoi 20 anni, Giovanni attaccava le forze dell’ordine e giustizia. Questo ragazzo è manipolato ed io ho semplicemente reagito a questa manipolazione. Io non posso pensare che un ragazzo incensurato di 20 anni pensi a queste cose. Quello che volevo dirgli e che se vuole io posso darsi un’opportunità diversa, a lui come a tutti i ragazzi come lui. Io non accuso Giovanni, accuso chi gli mette in testa queste cose. Se a me scrive una persona, che ha un ruolo, che ti dice che c’è un’altra vita per te, perché non la dovrei ascoltare? E’ anche vero però che è un suo diritto non rispondere”.

klaus daviLa città di Reggio Calabria, la Regione Calabria e l’Italia tutta ha bisogno di capire che è necessario intervenire su questi giovani. E’ necessario aiutarli, assisterli, infondere in loro una cultura diversa, una cultura incline alla legalità, dargli opportunità. “I giovani sono il futuro. La battaglia è formare la deriva criminale. Non è possibile che un ragazzo a 20 anni possa dare questi giudizi pubblici. Io, infatti, non ho violato la privacy di nessuno. I pensieri erano pubblici.  Questo ragazzo, pur senza conoscerlo mi ha fatto tenerezza. Eppure io non sono un criminale e allora perché non sentire quali consigli posso dare? Tutti gli insulti sono in mala fede. Io ho voluto screditare chi scredita lo Stato. Proprio perché senza Stato non si va avanti“, continua Davi ai nostri microfoni. ”Quando arrivo ad Archi, i ragazzi mi fanno foto da inviare ai loro capi bastione. Ed è qui che lo stato deve esserci, non può mollare. E’ anche vero che qualcosa è stato fatto, onore soprattutto a Libera“.

klaus daviUna domanda sorge spontanea: perché un giornalista di fama nazionale, tanto amato dal pubblico continua imperterrito questa battaglia? Con una disarmante semplicità Davi spiega che “io amo molto la Calabria e soprattutto la città di Reggio. Credo che questa città abbia tanti meriti: il primo libro di cultura religiosa ebraica è stato stampato proprio qui nel 1400. Reggio mi sta molto a cuore, non è accettabile che ci siano zone extraterritoriali. E’ anche vero che la procura sta facendo un lavoro straordinario, aver colpito la zona grigia è stato un passo importante. La procura di Reggio Calabria e la Questura sono molto presenti e forti, ma questo è un segnale che da solo non basta. Non è accettabile che un giornalista debba girare monitorato, siamo in Italia. Ci sono zone extraterritoriali, c’è il sistema delle vedette che controllano il loro territorio. Ma quale territorio? Siamo in Italia e questo non lo accetto, per questo io continuo a venire. Io ho voluto rispondere a chi mi ha scritto: cambia lavoro. Per me devono cambiarlo quelle persone mafiose”. “Io vado avanti in modo determinato a fare il mio lavoro, a raccontare, a non desistere. L’ho preso a cuore. E voglio che tutti i giovani possano avere un’opportunità diversa. Per questo mi piacerebbe tanto impegnarmi con le scuole dei quartieri difficili. Il quartiere di Archi lo paragonerei a Soho, in Inghilterra. Un quartiere malfamato dove c’erano mafia e prostituzione:qui è stata fatta pulizia della mafia ed è diventato un quartiere alternativo di artisti. Bisogna sfruttare quest’opportunità per ridare un ruolo a Reggio. io ci torno perché mi piace, la gente è accogliente e mi piange il cuore quando ci sono quartieri che possono essere paragonati all’antistato”

reggio calabria altoReggio Calabria deve continuare nel suo processo di trasformazione e riqualifica, deve continuare a puntare alla crescita formativa e culturale dei giovani. La mentalità “illegale” deve sparire e per farlo è necessario l’impegno “concreto” di tutti, che deve partire dalle famiglie, dalle scuole, dallo sport, dalle chiese e dalle associazioni che militano nel nostro territorio. Questo perchè come disse Giovanni Falconeche le cose siano così non vuol dire che debbano andare così. Solo che quando si tratta di rimboccarsi le maniche e incominciare a cambiare, vi è un prezzo da pagare, ed è allora che la stragrande maggioranza preferisce lamentarsi piuttosto che fare”.

Quello che fa Klaus, dovremmo farlo tutti noi ogni giorno. E forse da’ fastidio proprio perchè qui non lo fa mai nessuno. Ai reggini il compito di non lasciarlo da solo.

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