Quello che solo Sorgonà ha visto e sentito nell’intervento di Cannizzaro. E quell’insulto ai reggini che “non comprendono una beata minchia”

Filippo Sorgonà vede, sente e comprende una versione tutta personale dell'intervento di Francesco Cannizzaro al confronto dei 4 candidati sindaco alle prossime elezioni Comunali. Parla di "bullismo" e rivolge un insulto ai reggini

Ieri ci siamo occupati del livello medio della lista Reset, con un candidato che non è riuscito a capire il contenuto di 3 articoli, guardare due video o semplicemente informarsi correttamente e ha deciso di intervenire, a suo dire, con l’immaginazione, sulla questione Notre Dame-PalaCalafiore. Oggi abbiamo avuto conferma, non che ce ne fosse bisogno, di questa ‘immaginazione’ che porta i candidati di Reset a vedere cose che non esistono. Del resto, Falcomatà ha tracciato la via dell’immaginazione con la quale ha visto una città perfetta per 12 anni, la lista che gli fa da megafono, non può che seguire le sue orme.

Ma non divaghiamo. Veniamo al post pubblicato da Filippo Sorgonà, Capo Ufficio Stampa del Comune di Reggio Calabria, nominato da Giuseppe Falcomatà per le sue doti in ambito musicale, di organizzatore di serate e per il suo gusto enogastronomico (il tutto ben documentato nel suo curriculum), attualmente in aspettativa elettorale e che, fregandosene altamente del ruolo che ricopre e dell’imparzialità che dovrebbe derivare da esso, attacca continuamente Francesco Cannizzaro.

Il post di Sorgonà: da Berlusconi al bullismo politico

Ieri pomeriggio ho scelto di essere presente al secondo confronto tra candidati alla carica di Sindaco della nostra città. In una deliziosa location cittadina i candidati sono stati chiamati a rispondere alle domande-proposte di Confesercenti sulla Visione della città declinata in vari settori. Devo dire che, oggettivamente, il confronto si è svolto in un clima sereno per buona parte della sua durata; cosa che mi era sembrata alquanto anomala (a giudicare da toni e modi di comizi ed altri confronti).

Ed infatti non mi sbagliavo: Cannizzaro ha tenuto, ha tenuto….e poi ecco che esce fuori il Berlusconi che è in lui; quindi quella sorta di “Marchese del Grillo” famoso per “Io so’ Io e voi nun siete un cazzo!” Non ho capito ancora se chi ha questo animo sbeffeggiatore, con buona dose di onnipotenza, abbia aderito per affinità elettiva al partito di Silvio o se ai nuovi pupilli facessero ( a suo tempo) una sorta di programmazione neuro-linguistica per diventare cloni “masterizzati” del fu Berlusconi.

Di fatto, studiandone la comunicazione e la prossemica, appare evidente che il risultato sia quello. Cannizzaro utilizza sempre la stessa “tecnica”: Quella con la quale si cerca di far passare l’avversario per incapace o ridicolo, ripetendo sempre le stesse accuse fino a farle sembrare vere; per poi presentarsi come l’unico davvero capace di risolvere i problemi.

A rinforzare questa attitudine c’è anche tutto il linguaggio del corpo che lavora nella stessa direzione: Cannizzaro ha una gestualità tendenzialmente agitata-aggressiva che invade lo spazio dell’altro, porta le mani quasi in faccia o si rivolge spesso al volto dell’interlocutore alzando i toni; serve, senza alcun dubbio, a dominare la scena e a trasmettere forza: anche quando il contenuto è misero o completamente falso.

Sostanzialmente: prima prova a far apparire l’avversario come uno incapace, ripetendolo mille volte; poi, dopo averlo reso una sorta di inetto, si presenta come l’unico uomo in grado di risolvere tutti i problemi creati dagli altri: anche il mistero del concepimento di Cristo per opera e virtù dello Spirito Santo. Certamente è stato per un suo “emendamento”.

Ed ecco che, dopo un contenimento forse troppo “noioso” per la sua voglia di protagonismo assoluto, Cannizzaro (che mi sta molto simpatico) sa che deve andare via e prende la scena iniziando a “bullizzare” Battaglia, Lamberti, il consigliere delegato Latella ( che fa finta di non conoscere rispetto a sue deleghe) e qualche presente candidato in schieramento opposto.

Devo dire la verità: niente di questo “teatrino dei pupi” mi stupisce. Tutto altamente prevedibile. Tutto interessante, se dovessimo analizzare il fenomeno per studiare le tecniche di persuasione e “marketing”; molto meno interessante, invece, sul piano del rispetto della persona; del ruolo istituzionale cui ci si candida e dell’intelligenza media di un ragazzino sveglio di 10 anni.

Cannizzaro mente e sa di mentire.

Affermare, tra tutte le altre fesserie, che i “Debiti sono una mera bugia” e che parlare del Modello Reggio ( dopo che si è fatto costruire una lista a sostegno da un pregiudicato per reati contro la pubblica amministrazione per “falsificazione dei bilanci”) è una cosa gravissima: Cannizzaro offende e calunnia, in un certo senso, i giudici della Corte dei Conti che hanno accertato le condizioni delle casse comunali obbligando l’Ente al doloroso percorso del predissesto e del Piano di Riequilibrio.

Cannizzaro offende i giudici che hanno condannato Scopelliti, in tre gradi di giudizio, nella famosa sentenza-Fallara. Offende la stessa memoria della Fallara; offende i suoi familiari.

Offende una città intera, quella che ora che arriva lui sistema e rende perfetta ed immacolata, che ha dovuto e sta continuando a pagare i DEBITI CONCLAMATI di quel Modello Reggio che – come vorrebbe far pensare- non si riferisce “a 30 anni fa quando andava al liceo” ma al 2013: quando, dopo la vergogna dello scioglimento per ndrangheta del Comune, si insediò la triade commissariale. Il Governo nazionale non era di CSX: non era un complotto delle toghe rosse!

Cannizzaro offende, non è la prima volta, quei lavoratori che per difendere il proprio posto di lavoro dovettero salire sul tetto di Palazzo San Giorgio; in uno stato di esasperazione: quello che ha un padre di famiglia quando deve sfamare i figli e vive addosso il dramma della perdita dell’unica fonte di reddito!

Ora, con tutto rispetto, il suo fare da “bullo politico” ( nei toni e nelle modalità) può manipolare un popolino “di pancia” che non comprendendo una beata minchia di pubblica amministrazione lo vede come il Messia.

Questo comportamento, invece, restituisce un’immagine completamente opposta a quella che vuole trasferire: immagine di una persona debole nei contenuti che deve ricorrere alle “maniere forti” per “impressionare” chi lo ascolta. “Voi avete distrutto”, “Voi non avete fatto nulla”, “Voi avete fatto fallire la città”, “Voi siete degli incapaci” ecc.

E poi un unico ritornello: IO IO IO IO IO IO IO IO IO IO IO! Abbiamo capito: Cazzu IO!

Caro Francesco; non ti servono questi fuochi d’artificio: la politica non è la corsa delle Olimpiadi. Hai presente “Achille e la Tartaruga”? Hai le qualità per far valere i tuoi programmi senza rappresentarli come la nuova serie di Guerre Stellari. Cambia registro Tu; piuttosto che chiederlo agli avversari.

Soprattutto: vai sulla tomba di un grande Piero Battaglia, di un Michele Musolino, di un Italo Falcomatà e -rigorosamente prostrato- chiedi SCUSA e metti un fiore. Non sono diventati CHI ERANO dopo la loro morte: Ciò e Chi erano è STORIA e non TEATRO“.

Ma cosa ha visto e capito Sorgonà?

Partiamo dall’incipit sui toni del confronto elettorale: sono stati prima i giovani del PD a infiammare, inutilmente, il dibattito pacato fra i candidati, attaccando Cannizzaro. Successivamente, Falcomatà ha gettato benzina sul fuoco e la stessa Reset con La Svolta, le civiche di Falcomatà, hanno fatto il loro compitino dietro il loro leader aggiungendo una buona dose di castronerie.

Passiamo poi ai morti, un concetto che in campagna elettorale è tanto caro al centrosinistra reggino. Sorgonà sbeffeggia Berlusconi all’inizio, poi chiede rispetto sulle tombe di Battaglia, Musolino e Falcomatà nel finale.

Sorgonà si lancia poi in un’arguta descrizione della prossemica di Cannizzaro, svestendo per un attimo i panni da dj e vestendo il camice di psicologo. Nel video che lui stesso ha postato sul suo profilo e che noi vi lasciamo qui per consultarlo liberamente, Sorgonà descrive un Cannizzaro che urlante, scalmanato, pronto a una 619 modello Rey Mysterio su Battaglia e quant’altro. Eppure, Cannizzaro si è espresso solo con il suo stile, sicuramente meno ingessato degli altri candidati, ma senza mettere “mani in faccia” e attaccare nessuno.

Cannizzaro “bullizza”, secondo Sorgonà. Lo stesso Sorgonà parla di intelligenza di “bambino di 10 anni”, questa sì che è una riflessione forbita e altolocata, quasi da scuola media. Lamberti Castronuovo se la ride quando Cannizzaro sottolinea che la campagna del PD la sta facendo Falcomatà. Il “bullismo” visto solo da Sorgonà che poco dopo descrive tutti i reggini che voteranno Cannizzaro come “popolino ‘di pancia’ che non comprendendo una beata minchia di pubblica amministrazione lo vede come il Messia“. Il Capo Ufficio Stampa del Comune, che dovrebbe garantire l’imparzialità nelle comunicazioni dell’ente che, a sua volta, dovrebbe tutelare i cittadini, non solo attacca un candidato sindaco, ma parla dei cittadini come gente che “non capisce una beata minchia“. E, a scanso di equivoci, Cannizzaro punta al 60% di preferenze, quindi oltre metà dei reggini che andranno a votare è “popolino” e “non capisce una beata minchia“.

E ancora, l’ossessione del Modello Reggio, ne parla ormai solo la sinistra. Cannizzaro ne ha preso le distanze, Reggio Futura (lista di Scopelliti) ne ha preso le distanze. Se Cannizzaro cita, invece, l’emendamento che porta il suo stesso nome, con il quale ha portato 10 milioni a Reggio e 5 per l’erosione costiera di Cannitello, si autocelebra. Peccato che quei soldi siano a disposizione di chiunque sarà il prossimo sindaco di Reggio, una misura che, in teoria, fa comodo anche alla sinistra. Sorgonà di tutto ciò ha capito “CAZZU IO“. Cetto La Qualunque è il loro unico riferimento.

Il resto dell’intervento di Cannizzaro, in cui ha snocciolato problemi e criticità della città, insieme alla visione che vuole della sua Reggio Calabria, è stato ridotto ad “Achille e la tartaruga” e “Guerre Stellari”. Sui disastri dell’Amministrazione Falcomatà, Sorgonà fa “Il silenzio degli Innocenti”, anzi quello “dei Colpevoli” di Caparezza.

La cosa simpatica, di tutta questa situazione, è che se Cannizzaro dovesse vincere le elezioni e diventare sindaco, Sorgonà verrebbe ‘declassato’ ad addetto stampa, avendo perso e scalato la graduatoria del concorso che lo ha portato, legittimamente, a essere addetto stampa ‘semplice’, ma dovrebbe accettare di lavorare per Cannizzaro del quale, fin qui, ha detto peste e corna. Dal 26 maggio ci sarà da divertirsi…