“Area integrata dello Stretto: tra rapporto col mare, sviluppo, lavoro e coesione” è il nome del convegno tenutosi questa mattina presso il Salone della Borsa della Camera di Commercio di Messina. L’iniziativa è promossa dalla Cisl Messina e dalla Cisl Reggio Calabria e punta ad accendere i riflettori sulle prospettive di crescita dell’area dello Stretto, con particolare attenzione al ruolo strategico del mare e alle opportunità legate al sistema portuale e alla cooperazione tra le due sponde. Dopo i saluti del Presidente della Camera di Commercio Ivo Blandina, l’introduzione è stata affidata al segretario della CISL Messina Antonio Alibrandi. “Non è possibile che due città come Reggio e Messina possano essere separate da tre kilometri di mare. Non ci stiamo inventando nulla: lo Stretto di Messina è stato sempre il centro del traffico marittimo” ha detto Alibrandi.
Prima dell’intervento dei relatori alla tavola rotonda, è stato diffuso un video introduttivo, realizzato dalle CISL delle due città, con l’obiettivo di far emergere l’importanza dell’area dello Stretto, attraverso i vantaggi e le bellezze delle due sponde dal punto di vista turistico, marittimo, commerciale, urbano.
Da Scilla e Cariddi alla Magna Grecia fino a terremoti e giorni nostri: la storia dello Stretto di Messina
Il primo intervento al tavolo è stato quello del Professore José Gambino, Docente Ordinario di Geografia e Programmazione del Territorio presso l’Università di Messina. Gambino ha incentrato il suo intervento dal punto di vista storico e geografico. “Ai tempi della Magna Grecia lo Stretto di Messina rivestì un ruolo strategico” ha esordito ripercorrendo alcune immagini dello Stretto nel passato, da grafiche simboliche di Scilla e Cariddi ai tempi della Magna Grecia. Da ricordare poi che “Riccardo Cuor di Leone rimase per diversi mesi a Messina, per prepararsi alla Crociata. E che il Porto di Messina è stato anche luogo di partenza e ritorno della flotta cristiana alla battaglia di Lepanto nel 1571”.
“Il prodotto più importante allora era la seta, poi la lavorazione degli agrumi. Nel ‘700 quello di Messina era considerato il Porto più importante d’Europa e agli inizi del ‘900 il più importante del mondo per la lavorazione dell’essenza degli agrumi. Il terremoto del 1783 e poi quello del 1908 hanno distrutto” quelle che erano grandi risorse, “poi ricostruite”. Post terremoto, e fino ai giorni nostri, un ruolo importante lo hanno recitato le “prime navi che hanno permesso l’attraverso quotidiano dello Stretto”. Oggi si parla “importanza dell’Area dello Stretto grazie anche alla presenza dell’Autorità di Sistema Portuale”. A tal proposito “il Porto di Gioia Tauro, che è il primo per transhipment, potrebbe giocare un interessante ruolo di legame. Oggi però bisogna creare nuove opportunità di sviluppo” ha concluso l’intervento il Professore.
Crocierismo, traffico passeggeri e non solo: il punto di Francesco Rizzo
Secondo intervento è quello del presidente dell’Autorità di sistema portuale dello Stretto, Francesco Rizzo. “L’Autorità di Sistema è l’unico ente che si occupa dello Stretto e non soltanto, considerando anche il legame con il Porto più a Nord, quello di Milazzo, e con quello più a Sud, a Saline Joniche. In quest’ultimo caso il Porto si era insabbiato e abbiamo iniziato a lavorarci perché Saline potrebbe essere un punto logistico per il deposito di materiali qualora dovessero partire i lavori del Ponte sullo Stretto”.
Settore crocierismo: “Messina è il settimo Porto in Italia, è un colosso che investe. Oggi stiamo lavorando per arrivare a un milione di passeggeri, nel 2017 erano appena 400 mila. E questo significa movimentare ancora di più l’economia intorno al Porto”. Traffico passeggeri: “21 milioni di passeggeri transitano dallo Stretto, questo ne fa l’area dove transitano più passeggeri nel mondo”. Ultimo argomento è legato ai piani regolatori portuali. Sulla bonifica della zona Falcata “siamo alle battute finali”. Sulla fiera “siamo quasi pronti per l’inaugurazione”.
Antonino Alibrandi: “infrastrutture e sviluppo dell’area, sì, ma tutto va sviluppato intorno al Ponte sullo Stretto”
Successivamente la palla è passata al segretario della CISL Antonino Alibrandi: “credo che Rizzo abbia chiarito che l’Autorità Portuale sia una struttura straordinaria che sta facendo un ottimo lavoro. Può davvero garantire interconnettività nello Stretto e sviluppo del territorio. Oggi a Messina abbiamo un processo di riqualificazione urbana e delle opportunità che facciamo fatica a percepire. Cosa serve? Recuperare il rapporto culturale col mare, intanto, e poi recuperare i poli industriali. 26 mila giovani sono andati via dal territorio negli ultimi dieci anni, c’è una disoccupazione che supera le medie nazionali. Il Ponte sullo Stretto per noi di CISL è un punto nodale per tutto questo, per le infrastrutture. Se parliamo delle opere, dello sviluppo, è chiaro che tutto si sviluppi intorno al Ponte. Noi siamo il retroporto naturale di Gioia Tauro, abbiamo le ZES ma non riusciamo a capitalizzare perché siamo un’isola, siamo distaccati dalla penisola e per questo il Ponte ci aiuterebbe”.
“Le attività propedeutiche al Ponte devono avere il compito di recuperare le aree artigianali, di cui nessuno parla. Noi come CISL siamo convinti che ci sia un grande progetto, già strutturato: il grande Acquario dello Stretto. Può essere valore aggiunto delle aree ex Sanderson ed ex ferrovie. Renderebbe Messina un polo attrattivo. Nel Sud Italia non c’è un centro acquatico di quel tipo, anzi sotto Genova non c’è nulla. Potrebbe essere strategico anche in funzione del Museo del Mare che si sta facendo a Reggio Calabria. Siamo il primo porto per traffico passeggeri, il settimo per crocierismo, non possiamo pensare di dire che non ci siano opportunità. Dobbiamo smetterla di raccontare ciò che non funziona in città, perché noi abbiamo più cose che funzionano”.
Pasquale Faraone: “la scommessa del Porto di Gioia Tauro è diventare il polo del Centro Sud”
Intervento in video collegamento per Pasquale Faraone, segretario generale dell’Autorità Portuale di Gioia Tauro, che ha sostituito il Presidente Paolo Piacenza, che non ha potuto presenziare. “Storicamente il Tirreno reggino e lo Stretto sono un’area unica. Il Porto di Gioia Tauro è il primo per container in Italia, sesto in Europa e 50° a livello mondiale. Quello di Messina invece è un Porto naturale. La scommessa del Porto di Gioia Tauro è diventare punto snodale del Centro Sud Italia, attraverso la realizzazione del polo logistico del centro Sud. E questo è possibile grazie all’interporto e al Ponte sullo Stretto. Questo però ha bisogno dell’aiuto degli attori istituzionali, ma la Regione in tal senso non ci sta aiutando molto”.
Nausica Sbarra: “da Museo del Mare ad Aeroporto e Porto di Reggio. Qui si inserisce l’importanza del Ponte sullo Stretto”
Parola poi a Nausica Sbarra, segretaria della CISL di Reggio Calabria. “L’Area integrata dello Stretto rappresenta uno degli snodi strategici per il futuro del territorio. Il mare non deve essere considerato un confine, ma una risorsa, andando a intercettare i flussi economici e commerciali. Il Mediterraneo è tornato a essere un valore in tal senso e in questa visione il Porto di Gioia Tauro rappresenta il fulcro di questo sistema. Tra Suez e Gibilterra, ha un fondale di 18 metri e questo permette lo sviluppo del gigantismo navale. Importante per questo è il retroporto, che rappresenta sviluppo e crescita. Basti pensare alla piastra del freddo”.
“Importante è l’integrazione tra diversi Porti ed è chiaro che bisogna puntare anche alle aree dismesse. Come non pensare alla zona di Saline Joniche, che potrebbe anche essere utilizzato come Porto turistico e non solo in funzione del Ponte sullo Stretto. L’Area dello Stretto può essere motore di crescita per il Sud. La competizione globale si gioca su efficienza e riduzione delle distanze. Bisogna portare l’Alta Velocità fino a Reggio Calabria, potenziando la tratta Reggio-Salerno e Reggio-Sibari. Poi bisogna pensare alla SS 106. E come non dimenticare l’Aeroporto dello Stretto, che negli ultimi anni ha avuto grandi segnali di crescita. Poi il Porto di Reggio Calabria e il costruendo Museo del Mare, che non è solo un’opera architettonica. Per ultimo, il Ponte sullo Stretto, a cui la CISL ha sempre creduto. Noi sosteniamo la realizzazione del Ponte, purché inserito all’interno di un sistema di infrastrutture che colleghi Calabria e Sicilia all’Europa. Non va visto come una cattedrale del deserto. E’ chiaro che la realizzazione del Ponte debba garantire lavoro e tutela dell’ambiente”.
Ivo Blandina e il tema della cantieristica
Altro intervento è quello di Ivo Blandina, Presidente della Camera di Commercio, che ha incentrato il suo intervento sulla cantieristica: “noi pensiamo che FinCantieri sia un modello da assurgere, ma la concessione degli asset strutturali è diversa rispetto a quella dei nostri territori. Ma c’è una cosa che accomuna tutti i cantieri italiani rispetto alla concorrenza estera: un alto rapporto di impiegati diretti e di condotto. La blue economy ha un forte impatto nella nostra realtà, da turismo e pesca a balneari. Che risposte diamo? Dal punto di vista infrastrutturale, sono complicate. Sicuramente si può intervenire su come sistemare ciò che è già disponibile in termini di infrastrutture e servizi”.
Leonardo La Piana: “il Ponte è il sogno dei siciliani? Pur favorevole all’opera, non sono contento di questa frase”
A prendere la parola anche Leonardo La Piana, segretario regionale della CISL Sicilia: “qualche settimana fa c’è stata la manifestazione pro Ponte a Messina. Noi c’eravamo, siamo a favore, ma io non sono rimasto molto contento da quanto detto dal Presidente della Regione, quando ha affermato che il Ponte è il sogno dei siciliani. Non lo è, forse lo è dei messinesi, ma non tutti sono d’accordo. Se il Ponte non c’è, quanto dobbiamo aspettare per il resto? E se c’è, i tempi non collimano”.
“Uno dei temi che dobbiamo affrontare è come dare sviluppo e futuro alle nuove generazioni. Fino a quando non sarà possibile andare da Messina a Reggio con lo stesso prezzo degli spostamenti tra metropoli europee, non si può parlare di area integrata. Se non si dà la possibilità di tornare da una all’altra sponda ad orari compatibili, noi dell’area parliamo soltanto, ma non la mettiamo in campo. Serve buona volontà”.
Giuseppe Lavia, il Ponte sullo Stretto, la cultura del no e quel titolo dell’Unità del 1959 sull’Autostrada del Sole
Subito dopo è stata la volta di Giuseppe Lavia, segretario regionale della CISL Calabria: “per trasformare una visione in una azione politica amministrativa, il tema centrale sia di una governance integrata. A Reggio la governance è priva di autonomia. La Città Metropolitana di Reggio non ha ancora avuto l’attribuzione delle deleghe. Da tempo, come CISL Calabria, stiamo chiedendo che vengano attivate, anche in maniera progressiva. Questo può aiutare la logica di integrazione. Per noi il Ponte sullo Stretto è una infrastruttura importante, legata ad altre, come ad esempio l’Alta Velocità”.
“L’unità del 1959 titolava: ‘l’infrastruttura potrebbe produrre danni incalcolabili’. Ponte sullo Stretto? No, si parlava dell’Autostrada del Sole. Per fortuna a quei tempi non ha vinto un certo tipo di cultura, ma un’altra, e quell’opera è diventata il simbolo di una stagione di sviluppo e crescita definita ‘boom economico’. Il Ponte deve essere catalizzatore di altre opere. Facciamo sistema, facciamo rete e superiamo il muro della rassegnazione”.
Prof. Michele Limosani: “cosa è cambiato rispetto a a 60 anni fa?”
Penultimo intervento affidato a Michele Limosani, Professore Ordinari di politica economica all’Università di Messina: “questo tema va oltre il confine locale. Lucio Gambi, insegnante di geografia, nel 1960 coniò per la prima volta il termine ‘Regione dello Stretto’. Lui dice che quest’area ha una funzione di cerniera. La caratteristica dell’area era la mobilità, allora, che faceva transitare 16 mila persone al giorno. Però allora Gambi denunciò una quasi totale assenza dell’aspetto industriale. L’analisi di Gambi non era ferma ai Comuni di Reggio e Messina, ma andava oltre, verso l’area provinciale delle due città. C’era una conurbazione, allora, ma non c’era l’impressione di vivere in un’area integrata. Il mare era considerato una barriera”.
“Sono passati 60 anni, ma cosa è cambiato? Ai miei occhi può esserci lo stesso panorama degli anni ’60, eppure il mondo è cambiato, ma la percezione non è molto diversa rispetto ad allora. Certo, i flussi sono aumentati, ma sul sistema produttivo – tranne eccezioni su trasporti e logistica – rimane marginale. Se esistesse un collegamento stabile, i volumi potrebbero essere moltiplicati. Il dato più allarmante è che esiste una ricchezza dormiente. Solo a Messina esistono 20 miliardi di ricchezza ferma nei conti correnti. E poi sulla mobilità, l’Aeroporto di Reggio Calabria non è mai stato l’Aeroporto di Messina. Non esiste un biglietto unico vero, ma due mondi diversi. Dunque, dopo 60 anni non è cambiato nulla. Sono solo loro, le due Città Metropolitane dello Stretto, i veri motori dell’area integrata dello Stretto, ma serve la volontà politica. Finite queste due elezioni, auspico che si possa avviare un tavolo tecnico che favorisca l’integrazione”.
“A me piacerebbe vedere realizzato il politecnico dello Stretto. Reggio ha l’Architettura, Messina ha l’ingegneria, perché non pensarlo? Con quali asset? Mobilità, bio-architettura, ingegneria anti-sismica e biomarina. Con mille studenti stranieri, e con un’offerta formativa in inglese. Solo se faremo questo saremmo in grado di attrarre investimenti. O decidiamo o altri lo faranno per noi. E a me, rimanere marginale in questo mare di opportunità…”.
Andrea Cuccello: “se c’è un dibattito che alla CISL non piace è quello sul benaltrismo”
L’ultimo intervento, in chiusura, è di Andrea Cuccello, segretario confederale nazionale CISL: “se c’è qualcosa che alla CISL non piace è il dibattito sul benaltrismo, come se dovessimo fare sempre qualcos’altro. Nessuno, degli interventi fatti, si è parlato sopra né ha ripetuto cose dette da altri, ma anzi ha aggiunto. In questi giorni ho vissuto sempre sull’aereo e tutte le volte che vado in Sicilia o in Sardegna diventa un incubo, per i prezzi e non solo”.
“Io facevo parte della Società Stretto di Messina quando si decise di chiuderla. E la società, ricordiamolo, è nata nel 1971. Questo paese è fermo alle riforme degli anni ’90, da lì non ha fatto più passi in avanti. Io nel 1971 non ero nato, ora sto per andare in pensione eppure non è stato fatto nulla. Ponte sullo Stretto? Io non posso pensare a una ferrovia che si ferma a Reggio. Io sono convinto che il Ponte cambi l’infrastruttura fisica del paese, quella che vedevamo nelle cartine a scuola. E quindi torniamo ai benaltristi. Il Ponte è un moltiplicatore di opportunità. E’ chiaro che le criticità messe in moto dopo il Referendum, andate in un certo modo, hanno messo in fibrillazione il Governo. Ecco, in questo senso dobbiamo essere pronti a tutto, ma questo paese è incapace di decidere e oggi ci ritroviamo – ad esempio – ad essere dipendenti da altri sul fronte energetico. Votammo no anche al Referendum sul nucleare, ma ora siamo costretti a mettere il cappello di fronte al mondo”.





























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