Le imminenti elezioni comunali del 24 e 25 maggio rappresentano per Reggio Calabria molto più di una semplice scadenza elettorale: sono un vero e proprio spartiacque antropologico e culturale. Dopo dodici anni di un’amministrazione a trazione Partito Democratico, guidata da Giuseppe Falcomatà, la città appare come un corpo stanco, soffocato da un malgoverno che ha trasformato la più grande e popolosa città della Calabria in un deserto di servizi e una giungla di degrado urbano. In questo scenario di macerie, la candidatura dell’onorevole Francesco Cannizzaro ha introdotto un elemento di rottura quasi messianico, portando un’aria di rinnovamento e una visione lungimirante che la città sembrava aver dimenticato. Non si tratta solo di riparare le buche stradali o di raccogliere finalmente la spazzatura che invade ogni angolo, priorità comunque assolute, ma di restituire a Reggio una dignità internazionale attraverso progetti di sviluppo futuristico.
La funivia di Pentimele e il superamento del provincialismo
Uno dei punti cardine del programma di Cannizzaro che ha scosso il torpore cittadino è la proposta di una funivia per i fortini di Pentimele. Parliamo di un’area collinare che vanta un patrimonio storico e archeologico inestimabile, oltre a una posizione panoramica che non ha eguali nel Mediterraneo. Eppure, per anni, questa risorsa è stata lasciata nel più totale abbandono dall’amministrazione uscente, con tanto di strada inaccessibile. L’idea di collegare la città alla sua collina con un’infrastruttura moderna, simile a quelle che rendono celebri e accessibili località come Taormina o Erice, ha scatenato le critiche feroci dei soliti scettici. È paradossale notare come molti reggini, pronti a lodare tali opere quando le visitano altrove, le considerino una “follia impossibile” se proposte per la propria terra. Questi nani della società, arroccati in un’ignoranza che è figlia del pregiudizio politico, non comprendono che l’unico vero dramma per Reggio è l’immobilismo.
Il tunnel sul Lungomare per una mobilità smart e sostenibile
Il dibattito si è infiammato ulteriormente sulla proposta di realizzare un innovativo tunnel sotto il Lungomare Falcomatà. L’obiettivo è chiaro e ambizioso: interrare il traffico veicolare per restituire la superficie alla cittadinanza, ai turisti e alle famiglie. Trasformare quello che è universalmente noto come “il chilometro più bello d’Italia” in un’area esclusivamente pedonale, libera dallo smog, dall’inquinamento acustico e dal pericolo di incidenti, significa allineare Reggio alle grandi capitali del mondo. Mentre ogni metropoli moderna corre verso la mobilità sostenibile, a Reggio Calabria la sinistra dei cosiddetti falcomatiani sembra voler difendere il primato dell’asfalto e delle auto. In dodici anni non sono stati in grado di realizzare un metro di isola pedonale e, anzi, hanno persino svilito e compromesso quella storica del corso Garibaldi. È la resistenza di chi non ha idee contro chi propone una città da vivere, dove i locali e le attività commerciali possano fiorire in spazi finalmente umani e sicuri.
Il paradosso dei lidi aperti tutto l’anno e la cultura del No
Nelle ultime ore, il primo confronto tra i candidati sindaco ha toccato vette di surrealismo socio-politico. Francesco Cannizzaro ha lanciato la sfida della destagionalizzazione, proponendo stabilimenti balneari aperti tutto l’anno – anche qui – sulla falsariga di tutte le principali città. Immediata è scattata la reazione dei “leoni da tastiera“, pronti a gridare al miracolo al contrario citando le mareggiate. È una polemica che rasenta il ridicolo se si pensa che in città come Londra, Parigi o Copenaghen, dove le temperature scendono abbondantemente sotto lo zero per mesi interi, la vita all’aperto continua grazie a gazebo riscaldati e plaid sparsi su sedie e poltroncine. A Reggio Calabria, dove il clima è mite anche d’inverno, questi eroi del sottosviluppo vorrebbero invece condannare il Lungomare al buio e al degrado per paura di una mareggiata che capita, forse, una volta ogni dieci anni. Aprire i lidi d’inverno significa non solo creare turismo e occupazione, ma anche presidiare il territorio contro la criminalità e la marginalità, trasformando una zona oggi malfamata nei mesi freddi in un paradiso di servizi.
Non è soltanto ciò che oggi Cannizzaro propone in campagna elettorale. E’ ciò che su StrettoWeb, e non solo, ma in tutti i circuiti e i contesti sani della città, abbiamo commentato e auspicato negli ultimi dieci anni di arretratezza e decadimento. Quante volte abbiamo detto che, con il clima mite di dicembre o di gennaio, sarebbe stato comodo e piacevole avere lidi e gazebo aperti sul Lungomare? E quante volte abbiamo notato il degrado, il declino, l’abbandono della via Marina in questi anni di buio? Adesso che finalmente un candidato Sindaco propone e rilancia idee lungimiranti, sane, di sviluppo sociale, per quale motivo bisognerebbe opporsi anziché sposarle con entusiasmo?
Dalla Serie D alla Serie A la riscossa di una città umiliata
Il fallimento dell’amministrazione di sinistra non è solo strutturale, ma anche identitario e sportivo. La parabola della Reggina, ridotta in Serie D e gestita da figure che sembrano auspicare una mediocrità decennale, è lo specchio fedele di come Falcomatà, Brunetti e Versace abbiano umiliato il sentimento popolare. Cannizzaro ha promesso una città di Serie A e, di riflesso, una squadra che torni ai vertici del calcio nazionale, dichiarando di avere le idee chiare per liberare il club amaranto dalle attuali secche. Già si intravede la narrazione della sinistra: una volta risolto il problema della Reggina, i critici rimpiangeranno persino la Serie D pur di non ammettere il successo della visione di centrodestra. È l’atteggiamento tipico di una certa parte politica che in Italia si oppone a ogni grande opera, dal Ponte sullo Stretto al MOSE, dal TAP alle Olimpiadi, preferendo il nulla della decrescita infelice alla concretezza dello sviluppo.
Una scelta di civiltà per il futuro di Reggio Calabria
In conclusione, la sfida elettorale di maggio non è tra due programmi, ma tra due mondi opposti. Da una parte c’è la retroguardia dei falcomatà boys, che hanno lasciato macerie, strade colabrodo e un abbandono perenne; dall’altra c’è la proposta di Francesco Cannizzaro, fatta di modernità, coraggio e respiro europeo. Reggio non può più permettersi il lusso di essere governata da chi vede una minaccia in ogni innovazione. La città ha bisogno di sognare in grande, di abbattere i tunnel mentali prima di realizzare quelli sotto il Lungomare, e di abbracciare finalmente una visione futuristica che la porti fuori dal tunnel del degrado in cui è stata infilata per oltre un decennio. È tempo di smettere di ascoltare i nani e di iniziare a costruire la Reggio di domani.





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