Cinquantacinque minuti di riconciliazione: ma allora i pazzi non eravamo noi! Cannizzaro, molto più di una speranza per il futuro di Reggio Calabria

Il comizio con cui Cannizzaro ha lanciato ieri la sua campagna elettorale per la corsa a Sindaco di Reggio Calabria ci restituisce normalità, consapevolezza, orgoglio e fiducia per il futuro. Ecco perchè

Non la solita piazza. Non il solito politichese. Non un semplice comizio. Sono stati 55 minuti di riconciliazione con la vita, con il mondo, con la società e soprattutto con la nostra città, quelli in cui ieri sera dal palco di piazza De Nava ha parlato l’on. Francesco Cannizzaro. Quasi un’ora di monologo dai toni appassionanti e travolgenti, ma soprattutto dai contenuti normalizzanti in una piazza inedita per la politica cittadina. Il candidato Sindaco del Centrodestra ha preso la parola dopo gli interventi dei rappresentanti delle varie liste della coalizione e soprattutto del governatore regionale Roberto Occhiuto, che l’ha elogiato e ha promesso una grande collaborazione istituzionale tra Regione Calabria e Comune di Reggio Calabria. Ma poi Cannizzaro, in un crescendo quasi sorprendente, ha normalizzato il dibattito pubblico, la città di Reggio Calabria, e se vogliamo anche StrettoWeb.

Già, perchè negli ultimi anni siamo stati una voce critica, forse pesante, di certo molto ancorata alla realtà della vita dei cittadini di tutti i giorni. Siamo stati una voce isolata, molto isolata, troppo isolata al punto che vedere adesso tanti giornalisti questuanti esaltare Cannizzaro dopo aver fatto lo stesso per 12 anni di Falcomatà fa venire la nausea e dà il quadro di cosa sia diventata oggi questa città, e questa professione. I politici fanno la stessa cosa, o anche peggio. Viene la nausea vedere nella Lega i candidati che sei anni fa hanno vinto con lo slogan “Reggio non si Lega, viene la nausea vedere nella destra i candidati che per una vita sono stati a sinistra. Non li votate. Azzerate l’abominio dell’opportunismo. Molto più coerenti e ammirevoli i compagni che affondano nella barca di una sinistra che ha governato, ha fallito e adesso si sta schiantando. Indegni quelli che hanno cambiato bandiera per salvare una poltrona, infami quelli che hanno provato a farlo fuggendo disperati negli ultimi mesi o addirittura nelle ultime settimane prima delle elezioni.

La piazza di Cannizzaro e la riconciliazione con la normalità: il caso emblematico dei senzatetto

Ma torniamo alla piazza di ieri sera, perchè ci siamo riconciliati anche noi. Abbiamo finalmente capito che i pazzi, non eravamo noi. Perché anche se la consapevolezza non l’avevamo mai persa, quando per 12 anni predichi nel vuoto e sei l’unico a dire certe cose, qualche dubbio ti viene. Gli unici sulla Reggina, gli unici su Falcomatà, gli unici sulla raccolta differenziata porta a porta, gli unici sulla rete idrica e la siccità, gli unici sui brogli elettorali, su Castorina Capo di Gabinetto, sugli alberi che cadono sul Lungomare a causa degli incendi in Aspromonte, gli unici sul poltronificio continuo, sull’incapacità amministrativa, sulle travi baciate per il ponte del Calopinace, sul Museo del Mare avviato dieci anni dopo aver detto no per ideologia. Gli unici a scrivere, con convinzione, più e più volte, che è vergognoso e imbarazzante vedere senzatetto e barboni imbrattare il monumento di Corrado Alvaro e le fermate dell’Atam sul Lungomare: massacrati pubblicamente, per questo, dalla cultura catto-comunista che predica pietà. Saremmo stati cattivi, noi, perchè quei poveri barboni dovevano avere diritto a portare la città nel degrado.

Ieri sera Cannizzaro ci ha riconciliato con la nostra città, con la nostra vita, con il nostro mondo che riteniamo normale e che a Reggio Calabria per 12 anni è stato smarrito, perduto. Certamente per un’Amministrazione disastrosa, ma anche per una cittadinanza compiacente. E’ stato duro e chiaro, Cannizzaro. “Con noi al governo della città, non esisteranno più senzatetto nelle strade. Nel 2026 è una vergogna che esista qualcosa del genere. Riattiveremo le politiche sociali di questa città, ci sono tanti palazzi confiscati alla ‘ndrangheta dove creeremo strutture per ospitare i clochard, per dare un letto e un pasto caldo a chi non ce l’ha. E’ inaccettabile vedere gente che dorme per strada, che bivacca nelle nostre piazze, al Duomo, sul Corso, sul Lungomare“. Applausi scroscianti. Ma allora i pazzi non eravamo noi. In una città che vuole, che può, che deve essere turistica, difendere persino il senzatettismo come ha fatto la sinistra in questi anni, incapace di risolvere il problema, è umiliante.

Dopotutto la sinistra è quella stessa area culturale del politicamente corretto che si scandalizza se Donald Trump, nel pieno di una guerra, minaccia di riportare il proprio nemico nell’età della pietra, ma intanto governando Palazzo San Giorgio per 12 anni ha portato nell’età della pietra Reggio Calabria. E avremmo anche dovuto accettarlo in silenzio: ci hanno denunciato per diffamazione decine di volte, sempre assolti perchè avevamo scritto la verità. Volevano solo minacciarci, silenziarci, ma non ci sono riusciti. Certo, ci siamo sentiti fuori posto. Oggi possiamo dire che i pazzi non eravamo noi: sentire un candidato Sindaco, Onorevole della Repubblica, demolire 12 anni di follie negli applausi scroscianti di una piazza pienissima come mai visto prima, ci riconcilia con la nostra comunità.

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Secondo la stime ufficiali c’erano più di tremilacinquecento, forse quattro mila persone, ieri sera, in una Piazza De Nava mai così gremita. La fila dei cittadini che ascoltavano Cannizzaro arrivava fino al corso Garibaldi. E soprattutto, in quella piazza c’era gente nuova, c’erano volti diversi. L’abbiamo girata tutta, senza fermarci alle prime file. C’erano tantissimi giovani, tante coppie di fidanzati, tanti genitori con i passeggini. C’era gente che con la politica non ha nulla a che fare, c’era gente che non vive di politica, non chiede favori, non chiede piaceri. C’era gente di Reggio che è rimasta in questa città e che ha amici e fratelli emigrati altrove. C’erano “quelli che sono rimasti” a convivere con i deliri e le difficoltà di una città arretrata e sottosviluppata. Quelli che non hanno voluto, o non sono riusciti, ad abbandonarla per andare a stabilirsi dove tutto è più facile, dove tutto è migliore. C’erano tantissime persone, molto giovani, che avevano perso la speranza. Una speranza che adesso, con Cannizzaro, si è riaccesa. Lo ripetono in tanti da settimane, “Cannizzaro è l’ultima speranza per Reggio“. Ma oggi possiamo dire che è già qualcosa di più.

Ha già normalizzato la città, ha già messo paletti di normalità che erano perduti e che inevitabilmente trascinano tutta la città in questa normalità. Dagli Assessori che devono mettersi in aspettativa ai Consiglieri che non possono fare le commissioni online, dai barboni che bisogna togliere dalle strade a Palazzo San Giorgio da rendere accogliente. Nulla di eccezionale. Barlumi di normalità che dovrebbero essere scontati, ma che oggi dopo 12 anni di buio, di età della pietra appunto, per Reggio Calabria sono una conquista. Poi tutto il resto Cannizzaro dovrà farlo sul campo, ma è già molto più di una speranza. Arriva da otto anni in parlamento, ha una leadership politica e un’autorevolezza personale che gli consentiranno di lavorare esattamente come ha fatto Occhiuto alla Regione.

Intanto noi lo ringraziamo per i 55 minuti di ieri sera che ci hanno riconciliato con la realtà. Ci guardavamo intorno quasi stupiti, in quella piazza di giovani, di famiglie, di persone che battevano le mani convinti e appassionati quando sentivano da quel palco le verità che abbiamo raccontato per un decennio su StrettoWeb, e per cui siamo stati offesi e insultati dalla stessa città di venduti, di opportunisti, di mediocri. Al punto che tante volte ci siamo chiesti se fossimo pazzi noi. E invece no. C’è un’altra città. C’è un’altra Reggio. E noi siamo stati tra quelli che hanno mantenuto un barlume di lucidità nel momento più buio di questa città. La fiamma della speranza, che pensavamo più volte di aver perduto, è nuovamente accesa.

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