Primati, struttura e ambizione: aprite gli occhi. Il confronto imbarazzante fra Reggina, Viola e Domotek

Per una Reggina che annaspa, Viola e Domotek primeggiano e fanno sognare i tifosi: il confronto imbarazzante sotto gli occhi di tutti, basta aprirli

Ragionare con i tifosi non è mai facile. Gli indichi la luna e guardano il dito. Gli racconti come stanno le cose, urlano al complotto. Scambiano una dura verità con una bugia dolce, infiocchettata, alla quale fa comodo credere nell’illusione che qualcosa cambi, prima o poi. E non cambia mai. Gli stessi tifosi che a Reggio Calabria, vuoi o non vuoi, tengono un po’ a tutte le squadre cittadine, com’è normale che sia. Non pretendiamo che siano tutti Tommaso Buffon, che durante le partite della Domotek annuncia il contemporaneo gol della Reggina con un giro di campo prendendosi gli applausi del pubblico del volley, stranito e divertito; che passa dal Granillo al PalaCalafiore, cambia outfit e bandiere, dal neroarancio all’amaranto, dal basket, al calcio, al volley.

Basterebbe solo aprire gli occhi per rendersi conto di palesi differenze fra le tre grandi anime sportive (senza nulla togliere a Futura, Bic e le altre società del territorio) che per storia, blasone (Reggina e Viola) o seguito dei tifosi (per la neonata Domotek) rappresentano Reggio Calabria nel mondo sportivo. Non ci sono grosse differenze di categorie, quello che cambia è la gestione societaria delle stesse: mentre la Reggina annaspa in un baratro senza fondo, Viola e Domotek competono al vertice con progetti ambiziosi che fanno sognare.

Reggina: mai prima, società senza futuro, fallimenti giustificati

I problemi della Reggina li abbiamo sempre messi in luce su StrettoWeb, riguardano scelte scellerate della politica che si è affidata a un maestro di scuola elementare come Ballarino preferendo i famosi ‘10 anni di Serie D‘ di Brunetti a un progetto ben più ricco e ambizioso. Sia che lo si voglia capire o no, per quanto possa piacere tapparsi occhi e orecchie, la realtà dei fatti non cambia.

La Reggina oggi è 5ª in classifica dietro a squadre come Athletic Palermo (con una partita in meno), neopromossa e sconosciuta anche a Palermo stessa, salita alla ribalta per lo sponsor “Escort Advisor” più che per i risultati sportivi; l’irreprensibile Igea Virtus di Barcellona Pozzo di Gotto, squadra che come tante altre nel girone, sfidiamo a collocare nella cartina geografica senza cercare su Google.

In 3 anni la Reggina non è mai riuscita a salire al primo posto in classifica, nemmeno per 1 giorno, nemmeno giocando in anticipo. Ha sempre fallito l’aggancio in vetta in gironi in cui, per blasone, storia e business plan avrebbe dovuto stravincere il campionato. E ha vinto solo la classifica degli alibi.

Il girone di quest’anno è uno dei più scarsi degli ultimi anni e lo dicono i numeri: nessuna squadra farà i punti di Trapani o Siracusa. La Reggina dovrebbe essere prima per distacco, invece, non è riuscita nemmeno a vincere 1 derby con il peggior Messina della storia, falcidiato dalle penalizzazioni, con una squadra raffazzonata e un allenatore appena arrivato dopo averne presi 5 in casa dall’Enna. Al Granillo, mentre Torrisi pensava a prosecco e guerre sportive, il Messina ha rischiato il colpaccio contro una Reggina in difficoltà, salvatasi solo nel finale.

Allo stadio c’erano oltre 7000 persone, con tanto di biglietti a 35€, neanche fossimo in Serie A. Questa non è passione, è assuefazione di una città ormai catatonica. Bastasse il risultato sportivo a cambiare le cose. Nemmeno quello. Una striscia positiva ringalluzzisce tifosotti e leoni da tastiera dalla memoria corta e dall’incoerenza enorme.

Lo sanno tutti, Ballarino compreso, che questa società, anche in caso di promozione, non avrebbe i mezzi per disputare una Serie C per la salvezza, figuriamoci pensare a qualcosa di anche lontanamente vicino a una stagione competitiva. Il patron catanese farebbe bene a vendere la sera stessa dell’eventuale promozione uscendo fra gli applausi di chi ancora continua a sostenerlo (magari gli daranno anche la cittadinanza onoraria, a Reggio funziona così…) e anche di chi non vedeva l’ora che andasse, finalmente, via.

Viola: da 2 anni al vertice e la novità Myenergy

Parlavamo di confronti. La Viola gioca nella stessa categoria della Reggina, la B Interregionale del basket è la stessa cosa della Serie D del calcio. Ci sono delle differenze non da poco. Piazza Armerina l’anno scorso, ma anche Monopoli, Matera (Avellino nell’altro girone) sono piazze ‘spendaccione’, in proporzione fra i due sport, ben più delle attuali avversarie della Reggina. Le formule dei vari campionati non premiano la prima posizione con la promozione diretta, in passato mettevano una fase intermedia (Play in Gold) tra campionato e Playoff (che cancellava gran parte del percorso fatto in regular season), rendevano più facile salire acquistando un titolo che giocando sul campo.

Eppure, la Viola ha giocato sempre campionati di vertice nonostante nei due anni passati fosse tenuta in vita da Carmelo Laganà, ex medico supportato da un gruppo di tifosi (nessun milionario eh) che annualmente finanziano la squadra, rimettendoci. La cavalcata entusiasmante dell’anno scorso, dopo una regular season in vetta dalla prima all’ultima giornata, si è spenta solo tra Play-In e Playoff a causa del brutto infortunio occorso al playmaker e capitano Manu Fernandez che ha costretto a cambiare l’intero sistema di gioco a stagione in corso, prendendo dal mercato chi fosse disponibile.

La stagione attuale è la prima iniziata con Myenergy alla proprietà della società. I cambiamenti si sono visti subito: coach confermato nella bufera di qualche mese fa, maggiore e migliore struttura societaria, roster esperto e profondo (confermato Fernandez, Marini e Maresca fuori categoria, un cambio per ruolo con 10 senior) per giocare un campionato di vertice, per puntare alla promozione, con l’innesto di Marco Laganà a metà stagione che è stata, economicamente e qualitativamente, una dichiarazione di “guerra sportiva” (cit.) a tutte le avversarie: in 13 partite giocate dall’ex Serie A, 12 vittorie (10 consecutive) e una sconfitta rocambolesca a Matera negli ultimi secondi.

Nella conferenza stampa di ieri, il GM Vita ha chiesto supporto alla città rivendicando quanto di buono fatto negli ultimi mesi. E ha ragione. Il biglietto costa meno di un terzo dei 35€ chiesti dalla Reggina nel derby, la Viola è al primo posto, fa divertire, domina, e non è mai stata così attrezzata per salire grazie al lavoro di una proprietà seria, competente e ambiziosa al punto di programmare già una B Nazionale di alto livello, che cancelli i brutti ricordi della stagione di 4 anni fa, l’ultima nella categoria superiore, conclusa fra difficoltà economiche dovute a folli trasferte al Nord Italia e umiliazioni. Con Myenergy alla guida del club neroarancio, le prospettive sono quelle di andare subito a lottare per vincere. Sognando (senza troppi voli pindarici) la promozione in A2.

Domotek, entusiasmo travolgente: struttura pazzesca, schiacciasassi in campionato e coppa

La Domotek, in questo discorso, occupa un gradino ancora più alto. Parliamo di una società nata da 3 anni, senza storia, senza blasone, senza una reale tradizione sportiva legata al volley maschile nel passato recente a cui potersi aggrappare. Primo anno: una Serie B (la Serie D del calcio) dominata con le scarpe slacciate, un divario imbarazzante, sportivamente parlando con le avversarie, accarezzando anche la prospettiva del double con la Coppa Italia sfumata alle Finali.

Secondo anno, cavalcata Playoff sfumata a un passo dal sogno promozione (in quel caso sì, vero doppio salto, non come quelli promessi da Ballarino) con una rocambolesca rimonta di Acqui Terme riuscita a ribaltare 2 gare sbancando un PalaCalafiore da sogno con 4000 persone al seguito.

Nella stagione attuale, la Domotek è prima in classifica a +2 sulla sorprendente Castellana Grotte e ha già staccato la corazzata Gioia del Colle, candidata alla promozione, che dovrà passare per forza dai Playoff. I reggini, invece, se riuscissero a chiudere primi (mancano 3 giornate) si giocherebbero direttamente lo spareggio promozione con la prima dell’altro girone: in caso di vittoria sarà Serie A2 (la B del calcio, ma di livello più alto); in caso di sconfitta, ci sarà una seconda chance promozione rientrando nel tabellone Playoff.

Il caso della Domotek Volley andrebbe studiato. Nessun multimiliardario dietro, tanti sponsor del territorio (e non solo) capaci di fare squadra, di appassionarsi a una squadra che rende ogni domenica una festa sportiva dal catering alla mascotte, dall’hospitality alla ludoteca per i bambini, passando per la lotteria dei premi allo spettacolo all’interno del rettangolo di gioco in campionato e in Coppa (la Domotek è alle Final 4 e sogna un double clamoroso).

Risultati che hanno portato la Federazione Nazionale di Pallavolo a scegliere Reggio Calabria per portare la Nazionale Maschile di Volley campione del mondo al PalaCalafiore, nel mese di agosto, contro Cuba. 

Sono esempi concreti, nulla di inventato, niente di esagerato. Basta mettere piede al PalaCalafiore ogni weekend e rendersi conto di come ci sia una realtà oltre i silenzi di Ballarino, oltre le balle di Praticò, oltre le “mourinhate” di Torrisi, oltre la stampa alla quale viene chiesto di mentire. Basta comprare il biglietto e aprire gli occhi. Lo sport a Reggio ha ancora futuro. Anche se non è il calcio.