Reggio Calabria perde una grande occasione. Ed è un vero peccato. Ancora una volta, superficialità e incapacità amministrativa “vincono”. Non vince, invece, la città dello Stretto, che non sarà Capitale della Cultura 2027. Il Ministro della Cultura Giuli – nella proclamazione di questa mattina – ha ufficialmente annunciato la città vincitrice: è Pordenone, che ha la meglio sulle altre 9 finaliste, tra cui Reggio appunto. Reggio che era tra le favorite, che anzi forse era la favorita, per la sua storia, per la sua tradizione, per l’arte, per la natura. Ma ha sciupato – per dirla calcisticamente – un rigore a porta vuota.
Per i motivi basta risalire alla cattiva figura del Sindaco Falcomatà nel corso dell’audizione del 26 febbraio. La Giuria degli esperti, con le domande al primo cittadino, si era praticamente già svelata: bella l’audizione, bello tutto, ma perché nel dossier mancano tutti i riferimenti ai finanziamenti invece presentati a Roma? Non c’era traccia dei fondi, degli investimenti, degli eventi. Parliamo di oltre 250 milioni per gli investimenti strutturali e 8,5 per gli eventi. Come mai? Falcomatà, in difficoltà nella risposta, aveva parlato di “dossier che sta crescendo”, ergendosi a campione della supercazzola. Quei finanziamenti non c’erano nel documento che contava di più – il dossier – e tutto questo per la solita sciatteria e superficialità di chi ha amministrato per dieci anni la città. In questo modo, tra l’altro. Vivendo di istinti, di momenti, di sensazioni, senza un briciolo di programmazione e visione. La conferma arriva direttamente dal Presidente della Commissione, che mai fa riferimento alle audizioni, bensì ai “dossier presentati dalle città, seguendo le linee guida previste dal bando”, ha affermato.
D’altronde, come aveva detto bene la Prof. Cagliostro ai microfoni di StrettoWeb, “non tutti ci hanno creduto”. A crederci realmente, avanzando la proposta, erano state proprio – e per prime – alcune associazioni di cittadini, professionisti, sognatori. Ci avevano creduto perché dopo dieci anni di distruzioni hanno cominciato a rivedere la luce e a sperare, grazie al rilancio dell’Aeroporto, ai voli Ryanair, al ritorno di tantissimi turisti, al Capodanno RAI e prima ancora alla grande pubblicità nazionale e non solo per il 50° dal ritrovamento dei Bronzi. Poi era arrivata la “sponda” del Comune, un supporto che ha poi permesso a Falcomatà di intestarsi la paternità della decisione e della scelta, anche se all’inizio – ribadiamo – “non tutti ci avevano creduto”.
Il Sindaco già lo sapeva
Si è lavorato male, “lo staff del Sindaco ha lavorato a fatica”, aveva detto ancora Cagliostro nella intervista a StrettoWeb. Questo perché realmente non ci credeva neanche il Comune, coi suoi uffici, lavorando male, di fretta, senza una progettazione costruita e pensata. Solo dopo l’accesso alla finale il pensiero è cambiato, la speranza è aumentata e si è provato a mettere una pezza, inserendo quei finanziamenti nella presentazione. Ma il danno era fatto e la Giuria non è mica fessa. E che la città non avrebbe vinto, in realtà, lo sapeva anche Falcomatà, che già da giorni afferma: “Reggio ha già vinto”, buttandosi avanti e addolcendo la pillola.
“Reggio ha già vinto un corno”. Reggio poteva vincere, aveva tutte le carte in regola, se soltanto almeno per una volta – in dieci anni – fosse stato realizzato un lavoro concreto, accattivante, pensato e progettato per tempo, con visione e programmazione. E invece niente. Ennesima occasione persa, ennesimo treno sfumato. Ed è un gran peccato, ribadiamo. Perché essere Capitale della Cultura avrebbe potuto portare alla città enormi benefici in termini turistici, attraendo altre centinaia di migliaia di turisti negli anni a venire.







Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?