Capitale della Cultura, Falduto smonta Falcomatà: “giorni di sceneggiate e fumo negli occhi, il progetto non era all’altezza”

L'imprenditore e architetto Giuseppe Falduto commenta la notizia odierna sulla Capitale della Cultura a Pordenone

“Reggio Calabria e la farsa della Città della Cultura: quando le illusioni non bastano più, mentre chiudono il seminario Arcivescovile, il mercato del Popolo e centinaia di attività commerciali”. Comincia così il durissimo intervento, sui social, di Giuseppe Falduto, nel commentare la notizia odierna sulla Capitale della Cultura a Pordenone. L’imprenditore e architetto smonta il Sindaco Falcomatà in un’analisi che evidenzia – come già fatto notare su StrettoWeb – l’incapacità nel presentare un progetto all’altezza.

“Oggi è stata proclamata Città della Cultura 2026 Pordenone, mentre a Reggio Calabria si chiude il sipario su giorni di sceneggiate, in cui si è cercato di far credere che la nostra città avesse le caratteristiche migliori e che il progetto presentato fosse all’altezza. La realtà, però, è ben diversa. La commissione aveva già evidenziato l’inconsistenza del progetto, mettendo in luce tutte le criticità che lo rendevano inadeguato. Ancora una volta, si è preferito costruire un’illusione piuttosto che affrontare concretamente i problemi strutturali e amministrativi che impediscono a Reggio di competere seriamente in ambito culturale e turistico”, si legge. L’ennesima occasione persa non è una sconfitta per la città, ma la conferma di quanto sia necessario un vero cambiamento, basato su competenza, visione e coraggio di guardare oltre la facciata”.

Le illusioni non fanno sviluppo

“Si continua a far credere che basti affidare a un promoter l’organizzazione di un concerto, allestire qualche bancarella di cioccolata sul Corso Garibaldi o acquistare un Albero di Natale con i fondi europei per trasformare Reggio Calabria in una città turistica o culturalmente attrattiva.

Poi ci accorgiamo che:

  • L’assegnazione industriale di premi e il continuo parlare di Bergamotto e Bronzi di Riace non bastano a colmare le lacune create da una politica amministrativa inefficace.
  • Piano Strutturale e spiaggia resi dei “Mostri Burocratici” che impediscono ogni reale sviluppo.
  • Regolamento TARI vessatorio, che si trasforma in una vera e propria “estorsione” ai danni di cittadini e imprese, senza avere nessun servizio degno di una città normale”.

“E nel frattempo, iniziative insignificanti vengono spacciate per cambiamenti epocali. Piazze e fortini, riqualificati con milioni di euro, dopo poco tempo tornano al degrado. Aveva senso partecipare a questo concorso di “bellezza” per la Città della Cultura? Per cortesia, fermiamoci un attimo e iniziamo tutti a ragionare. Questa terra non ha bisogno di fumo negli occhi, ma di una rivoluzione vera”.