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Le processioni, i pregiudicati e i figli che pagano le colpe dei padri: il caso di Sinopoli

Dopo quanto accaduto a Sinopoli in occasione della festa della Madonna Addolorata, l’associazione Bimbincontro ha voluto scrivere una lettera aperta al vescovo Francesco Milito

Accade che il 15 settembre scorso, a Sinopoli, nell’entroterra reggino, si celebra la tanto sentita festa della Madonna Addolorata, a cui i cittadini sono molto devoti e che rappresenta da sempre un momento di aggregazione e di preghiera. Un evento, per i sinopolesi, atteso da anni dato che per via della pandemia le celebrazioni e i momenti di aggregazione sono stati limitati, come ben sappiamo, per oltre due anni.

Accade però che, per via delle norme che da qualche anno scandiscono questi momenti celebrativi religiosi, molto attese tra le comunità reggine, vi siano delle incomprensioni, dei momenti di tensione, vi sia il rischio, concreto, che la processione non si possa fare: i cosiddetti portatori, ovvero coloro che si accollano concretamente la statua della santa in spalla, non sono sufficienti. E non sono sufficienti perché alcuni di essi non rispondono ai criteri necessari per poter svolgere quel ruolo.

Ma la popolazione non ci sta: le liste dei portatori sono state presentate per tempo, dicono, come prevedono le linee guida “No ad ogni forma di mafie!” stilate dalla Conferenza Episcopale Calabra, e sapere all’ultimo momento dell’esclusione di alcuni non permette di potersi riorganizzare. Ma poi, si chiede la gente, perché escludere anche i figli e i parenti di chi ha avuto problemi con la giustizia? Che senso ha e soprattutto, qual è l’insegnamento che i giovani dovrebbero trarre da un gesto simile? Se gli errori dei padri devono forzatamente ricadere anche sui figli, allora l’unica lezione che i giovani di queste comunità dovrebbero imparare è che, qui, non c’è più speranza. E’ che, qui, sei marchiato a vita: per un parente, per un cognome, per un amico.

Tanto vale fuggire, scappare. Ma è davvero questa l’unica soluzione praticabile?
Ed è così, con questo dramma umano ed esistenziale vissuto dai cittadini di Sinopoli che volevano solo rendere omaggio alla Madonna, che un momento di comunione diventa momento di delusione, di divisione: “noi la legge la vogliamo rispettare, ma vogliamo anche essere rispettati”, ci raccontano alcuni cittadini. “Sappiamo che chi ha sbagliato deve pagare – ci dice qualcun altro – ma la Chiesa dovrebbe anche ricordare a sé stessa che esiste il perdono e che chi ha espiato le proprie colpe deve essere reintrodotto nella società civile senza alcun pregiudizio di sorta”.

E poi, resta da chiedersi: che colpe avrebbero i figli di padri che hanno pagato o che stanno pagando il loro conto con la giustizia? Sull’evidenza che la criminalità organizzata vada estirpata siamo d’accordo tutti, ma qual è il metodo per estirparla? Radere tutto al suolo distruggendo anche i tanti frutti buoni di una terra ostile e generosa allo stesso tempo, come quella pre-aspromontana?

Le linee guida di cui sopra, precisano che “I portatori della statua, previamente designati dal
Consiglio pastorale parrocchiale, vengano scelti tra coloro che si siano resi disponibili, per iscritto, a una previa, seria e adeguata formazione catechistica e siano in grado di osservare un comportamento dignitoso e profondamente religioso nel corso della processione”: inoltre “la presentazione previa degli elenchi alle autorità di Polizia è raccomandabile per l’esclusione di eventuali soggetti in odore di ’ndrangheta”. Ma “in odore di ’ndrangheta”, per un comune che conta poco più di duemila anime, tutti in un modo o nell’altro collegati tra loro da legami famigliari, può significare tutto e niente.
Sono domande e questioni cruciali, queste, che i cittadini si sono posti dopo gli ultimi eventi e che si pongono da tempo.

Le criticità della comunità sinopolese sono note, e le pagine di cronaca ne sono tristemente piene, ma parliamo anche di una comunità operosa, di persone che cercano un riscatto molto difficile da trovare. Parliamo di uno dei pochi comuni reggini dove nella scuola elementare ci sono solo bambini che svolgono lezioni fino alle 16, con i genitori, tutti, che scelgono il regime di tempo pieno, in controtendenza con il resto della provincia, perché preferiscono che i figli stiano a scuola il più a lungo possibile. Parliamo di un comune che, negli anni, ha espresso eccellenze a livello nazionale ed internazionale. Perché essere marchiati a vita? Perché impedire a chi vuole andare oltre determinati cliché di farlo nel proprio luogo natio? Chi vuole liberarsi dal marchio di criminale, magari perché ha un cognome pesante o dei parenti pregiudicati, deve essere per forza costretto ad andarsene via? Se la risposta è sì non ci resta da pensare che quello che sta avvenendo nei comuni pre-aspromontani sia una lenta, agonizzante e dolorosa ‘pulizia etnica’, camuffata da qualcos’altro: solo quando quelle popolazioni si disperderanno potranno riscattarsi davvero agli occhi del mondo?

Il dubbio c’è e resta.
La legge è legge, indubbiamente, e va rispettata. Ma anche il buon senso e la necessità di risollevare le sorti di una comunità ormai piegata andrebbero rispettati, perché se chi ha sbagliato deve pagare, è necessario ricordare qui e ovunque che la responsabilità penale è personale, non comunitaria.

E si badi bene che quanto accaduto a Sinopoli il 15 settembre è solo la punta dell’iceberg, perché le discriminazioni sono tante e all’ordine del giorno, e non è di certo una processione in più o in meno a fare la differenza. Ci sono, in Calabria, intere comunità che vivono letteralmente ‘recintate’, non da confini concreti e visibili, ma da paletti invisibili messi lì per punire alcuni e che invece danneggiano tutti, impedendo di fatto il progredire e lo sviluppo della parte sana della società, quella fatta da tutti coloro che giornalmente si prodigano per sé stessi e per gli altri, quella fatta dalle associazioni culturali e di volontariato, da gruppi di persone volenterose che decidono di fare da motore trainante per tutti gli altri.

Ed è per questo che abbiamo deciso di riportare una lettera aperta rivolta al vescovo Francesco Milito, scritta dall’associazione Bimbincontro di Sinopoli che si occupa proprio di bambini, della loro crescita e del loro futuro:

Sinopoli: il popolo dice BASTA
Sono passati pochi giorni da quando si è assistito all’orrore avvenuto a Sinopoli di fronte la chiesa della Madonna Addolorata e precedentemente l’8 settembre di fronte quella della Madonna delle Grazie, quando molti fedeli sono stati allontanati dalla processione perché non ritenuti addirittura degni di poter stare di fianco alla statua della Madonna. Si legge spesso sulle testate dei giornali di crimini avvenuti, di mafia, di ‘ndrangheta, di un paese ormai perso e senza ormai possibilità di recupero. Ma siete sicuri che Sinopoli è
solo questo? Siete sicuri che la Calabria è solo quella che ormai tutti voi vi ostinate a descrivere?
Ci chiediamo perché tra tutte le cose belle che la nostra terra offre, essa sia sempre stata considerata e ricordata come la terra della mafia. Perché nessuno parla di discriminazione? Di abusi di potere? Perché nessuno parla del fatto che un pregiudicato dopo aver scontato e pagato la sua pena non può più reinserirsi nella società? Perché nessuno nota che sono solo i piccoli paesi a pagarne il prezzo? Perché abbiamo dovuto assistere alla processione della Madonna mentre viene scortata dalle forze dell’ordine? Siamo dovuti rimanere in silenzio a vedere le tradizioni di una vita cancellate in un batter d’occhio, perché la legge va’ rispettata, ci dicono, ma non c’è alcuna legge che vieta ad un devoto ad avvicinarsi alla
Madonna.

Non abbiamo mai visto un titolo di un giornale dove qualcuno parla di come un figlio debba scontare gli errori del padre, del nonno o addirittura dello zio, eppure sono cose che succedono ogni giorno, solo che nessuno le vede o forse è più facile fare finta di non vedere. Ci siamo sempre chiesti come può un cognome essere determinante per il futuro di un ragazzo e soprattutto come può la Chiesa condividere tutto ciò? Ma fino ad oggi sono domande a cui nessuno ha mai dato una risposta.

“Siamo tutti figli di Dio”: è questo che fin da bambini la chiesa ci insegna, è questo il messaggio che abbiamo sempre visto ovunque, però siamo in dovere di aggiungere “siamo tutti figli di Dio ma TU sei figlio di un pregiudicato quindi non puoi prendere parte alla processione”, oppure “tanti anni fa hai commesso degli errori quindi devi togliere la maglia con l’immagine sacra.’’ Ed è su quest’ultima parte che ci vorremmo soffermare. Sentiamo spesso gli uomini di chiesa parlare di pentimento, di perdono, di misericordia. Ma come può il popolo fidarsi delle loro parole se sono loro stessi a non rispettarle? Non è stato Gesù stesso a perdonare i suoi crocifissori? Non è stato LUI ad insegnarci che siamo tutti uguali? Che non esiste legge che possa dire il contrario? Che saremo solo giudicati al cospetto di Dio? E allora perché una persona deve essere umiliata e allontanata addirittura dalla chiesa che dovrebbe accogliere tutti?

Noi queste domande le porgiamo a sua Eccellenza Francesco Milito, che come può ben ricordare è stato sempre accolto a braccia aperte dai sinopolesi con nessuna esclusione: è a Lei che noi ci rivolgiamo, per avere dei chiarimenti per questa triste storia, invitandola cordialmente al dialogo presso il nostro umile paesino, certi che accoglierà l’invito.

Ci auguriamo che questa non sia l’ennesima lettera che finirà nel dimenticatoio nonostante siamo consapevoli che a volte il parere di un popolo indignato non faccia scalpore per nessuno, ma siamo stanchi ormai di non avere alcuna voce in capitolo e di dover sottostare a leggi che nessuno è stato mai in grado di capire, con tutto l’amore e la fede nel cuore, Sinopoli spera che finalmente qualcuno si accorga di noi, di quel popolo dal cuore grande che non è fatto di errori ma di tanta generosità.

Lo staff dell’associazione Bimbincontro Sinopoli”.