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Reggio Calabria, dove la Sanità non è un diritto ma un privilegio. La testimonianza di una cittadina: “che peripezie per avere un medicinale, ecco la mia disavventura in Farmacia al Gom”

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“Scrivo a nome di tutte quelle persone che vivono la mia stessa condizione, che si vedono negare un diritto basilare: quello alla salute. La situazione deve cambiare, non in tempi rapidi, ma da oggi!”, sottolinea in una lettera una cittadina di Reggio Calabria

Una testimonianza che fa male perché si parla di sanità a Reggio Calabria e non può lasciare indifferenti. Una cittadina ha scelto di utilizzare i canali di StrettoWeb per raccontare della sua disavventura vissuta in questi giorni per trovare un farmaco necessario per far fronte ad una patologia con cui convive da anni. Attese lunghissime, ma nessuna certezza, persino alla Farmacia dell’Ospedale centrale la situazione è inaccettabile per le condizioni di un malato, racconta la lettrice. Di seguito la lettera:

“Alla cortese attenzione della Redazione di Strettoweb Gentile Redazione, mi trovo a scrivere questa lettera per mettere nero su bianco il mio rammarico e la mia rabbia in veste di cittadina e di “ammalata”, che vive a Reggio Calabria. Da diversi anni convivo con una patologia dal decorso imprevedibile che per essere tenuta a bada necessita di specifici farmaci garantiti dal Servizio Sanitario Nazionale, che possono essere ritirati solo presso farmacie ospedaliere. Da anni, come tanti ammalati della nostra Città, faccio capo alla Farmacia del Grande Ospedale Metropolitano presentando la mia richiesta agli uffici preposti. Da circa un anno la Farmacia ha imposto, per motivi aziendali, il ritiro dei farmaci in giorni e orari rigidi e prestabiliti, obbligando l’ammalato e/o il caregiver a rimandare impegni lavorativi, familiari e personali per sottostare alle direttive impartite senza la minima flessibilità. Come se questo non bastasse, la Farmacia Ospedaliera non garantisce il servizio nei tempi e nelle giornate stabilite obbligando i malcapitati a dover tornare settimanalmente nella speranza di poter ritirare il proprio medicinale.

La mia peripezia inizia giovedì 19 Agosto. Mi reco come di consuetudine al mio reparto in cui mi viene prontamente rilasciato il foglio per il ritiro, quindi arrivo agli uffici della Farmacia, dopo aver consegnato il documento, il personale mi informa che il farmaco richiesto non è disponibile e che dovrò tornare la settimana successiva. Provo a chiedere ulteriori informazioni: quando sarà disponibile, se prevedono di averlo entro inizio settimana perché sono a corto del farmaco. In cambio ottengo risposte vaghe e l’invito a richiamare per non “passare” a vuoto. “Pazienza (santa pazienza)” –mi ripeto, come un mantra… Mantengo la calma e penso che essendo a ridosso di Ferragosto potrebbero aver avuto problemi, o ritardi con il servizio di trasporto. E’ chiaro che si tratta di farmaci, non di capi di abbigliamento o merce di lusso, però tanto vale affidarsi al personale e alle istituzioni con fiducia.

Decido di ritornare una settimana dopo, chiedo la disponibilità per essere accompagnata presso il G.O.M. (chi vive in questa città conosce la difficoltà nel trovare un parcheggio in Ospedale). Ritorno alla farmacia e anche questa volta il personale ritorna indietro a riconsegnarmi il foglio. Nulla da fare, il farmaco non c’è, e ovviamente non sanno quando sarà disponibile. Dovrò ritornare e sperare. Impossibile avere risposte chiare e specifiche, mi viene chiesto di aspettare una Dottoressa (senza che mi venga specificato alcun nome) per poter parlare, ma i minuti passano e non arriva nessuno. Nessuna risposta dunque, nessuna certezza. Anzi una consapevolezza oggi l’ho maturata: essere ammalato a Reggio Calabria è un gran problema. Convivere con una patologia è già di per sé pesante e difficile, bisogna fare un gran lavoro su sé stessi, supportati spesso anche da specialisti, per riuscire ad accettare la propria condizione. Ma vedersi negati i propri diritti, ecco questo è INACCETTABILE. E oggi scrivo a nome di tutte quelle persone che vivono la mia stessa condizione, che si vedono negare un diritto basilare: quello alla salute. La situazione deve cambiare, non in tempi rapidi, ma da oggi. Perché un DIRITTO NON PUO’ E NON DEVE DIVENTARE UN PRIVILEGIO”.