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Il crollo del Bitcoin, bruciati 270 miliardi: come la Cina e Elon Musk hanno destabilizzato le criptovalute

Foto di Sascha Steinbach / Ansa

Crollo clamoroso del Bitcoin sceso sotto 40.000 dollari: bruciati in poco tempo 270 miliardi. Le decisioni della Cina e di Elon Musk alla base del tonfo

Crollo clamoroso del valore di Bitcoin. La criptovaluta lanciata nel 2009 nello scorso mese di aprile viaggiava sopra quota 64.000 dollari, record assoluto, mentre nelle ultime ore è crollata addirittura sotto i 40.000: nel dettaglio ha ceduto il 9,78%, scendendo a 39.030,80 dollari. Tirando le somme: 270 miliardi andati letteralmente in fumo. Un tonfo che ha avuto un risvolto negativo anche sulle altre criptovalute come Ether, la moneta legata alla rete blockchain Ethereum, crollata del 12% a 2.988 dollari.

Le criptovalute confermano la loro volatilità che spaventa banche e i grandi magnati come Bill Gates, fondatore di Microsoft, che ha ammesso di non possedere Bitcoin per paura della loro imprevedibilità. Le banche centrali, pur non essendo contrari alle monete digitali, hanno più volte messo in guardia rispetto alla volatilità delle criptovalute: Bankitalia e Consob, lo scorso aprile, hanno sottolineato come le monete virtuali non offrano garanzie legali agli investitori. Proprio una banca è stata la causa del crollo del Bitcoin: si tratta della Pboc, la Banca Centrale Cinese che ha vietato agli istituti finanziari e alle società di pagamento di fornire servizi relativi alle transazioni di criptovaluta mettendo anche in guardia gli investitori sul trading speculativo. In una dichiarazione congiunta di National Internet Finance Association of China, China Banking Association e Payment and Clearing Association of China si legge: “recentemente, i prezzi delle criptovalute sono saliti in alto e poi precipitati, e il commercio speculativo di criptovaluta è rimbalzato, violando gravemente la sicurezza della proprietà delle persone e interrompendo il normale ordine economico e finanziario“.

Come se non bastasse il grande gigante asiatico, anche Elon Musk ci ha messo del suo. Il proprietario del marchio Tesla, uno degli uomini più ricchi al mondo, ha deciso di sospendere l’acquisto di auto Tesla attraverso l’uso di Bitcoin. Il motivo? Il grave impatto ambientale del mining, la tecnica con la quale avviene l’estrazione digitale del Bitcoin, processo altamente energivoro e che produce fra le 22 e le 23 tonnellate di anidride carbonica in un anno.