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Dpcm, ultimo aggiornamento dei colori: da oggi in Italia chiusi 2 ristoranti su 3, Calabria e Sicilia tra le poche “fortunate”

ristorante Ettore Ferrari / Ansa

Con l’ultimo aggiornamenti dei colori, relativo all’ultimo Dpcm, rimangono chiusi due ristoranti su tre: Calabria e Sicilia tra le “fortunate”

L’ultimo aggiornamento dei colori delle regioni, relative al Dpcm del Governo per fronteggiare l’emergenza Coronavirus, mette ancora una volta alle strette i ristoranti, tra i settori più penalizzati dalla pandemia. Da oggi in Italia, infatti, due ristoranti sue tre saranno chiusi, per una percentuale del 66%. Sono invece 12 mila i servizi della ristorazione che possono addirittura rimanere aperti la sera in Sardegna in zona bianca. E, a questi, si aggiungono quelli “attivi parzialmente”, cioè quelli in zona gialla aperti a pranzo. Tra questi, anche quelli di Calabria e Sicilia, che confermano la fascia di colore giallo anche dopo l’ultimo aggiornamento. E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti in occasione della nuova mappa dei colori che scatta da oggi, dove restano gialle solo la Valle d’Aosta, la Liguria, il Lazio, la Calabria, la Puglia e la Sicilia.

Fasce a colori Dpcm, Coldiretti: “Calo netto dei consumi degli italiani”

Numeri, questi, che si vanno ad aggiungere a quelli tristi relativi ai consumi: l’emergenza Covid taglia infatti di quasi 130 miliardi i consumi degli italiani che crollano dell’11,8% nel 2020 rispetto all’anno precedente e toccano il minimo dall’ultimo decennio per effetto delle restrizioni adottate per combattere la pandemia. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti su dati Istat ad un anno dal primo lockdown scattato con il Dpcm dell’8 marzo 2020 per la Lombardia ed alcune province e poi esteso l’11 marzo all’intero territorio nazionale. A far registrare il risultato più negativo – sottolinea la Coldiretti – sono stati gli alberghi ed i ristoranti con un calo del 40,2% seguiti dai trasporti che si riducono del 26,5% e dalle spese per ricreazione e cultura che scendono del 22,8%. In controtendenza – continua la Coldiretti – sono solo i consumi alimentari delle famiglie tra le mura domestiche che fanno registrare un segno positivo e aumentano complessivamente del 3,3% che tuttavia non compensa il crollo della spesa fuori casa.

Ristoranti, le stime di Coldiretti: “L’apertura a cena vale l’80% del fatturato”

“La possibilità di apertura serale a cena – sottolinea la Coldiretti – vale l’80% del fatturato di ristoranti, pizzerie ed agriturismi duramente provati dalla chiusure forzate ma nelle regioni gialle è consentita la sera solo la consegna a domicilio o l’asporto che riduce la sostenibilità economica per giustificare le aperture tanto che in molti preferiscono mantenere le serrande abbassate aumentando le perdite economiche ed occupazionali. Ancora più grave – continua la Coldiretti – la situazione nelle zone rosse ed arancioni dove è sempre proibito il servizio al tavolo e al bancone con un ulteriore colpo a bar, ristoranti e agriturismi che travolge a valanga interi comparti dell’agroalimentare Made in Italy, con vino e cibi invenduti per un valore stimato dalla Coldiretti in 11,5 miliardi dopo un anno di aperture a singhiozzo che hanno messo in ginocchio l’intera filiera dei consumo fuori casa che vale 1/3 della spesa alimentare degli italiani fuori casa”.

Effetti da lockdown, Coldiretti: “Meno vendita dei prodotti agroalimentari”

“La drastica riduzione dell’attività – sostiene la Coldiretti – pesa infatti sulla vendita di molti prodotti agroalimentari, dal vino alla birra, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco. In alcuni settori come quello ittico e vitivinicolo la ristorazione – precisa la Coldiretti – rappresenta addirittura il principale canale di commercializzazione per fatturato ma ad essere stati più colpiti sono i prodotti di alta gamma dal vino ai salumi, dai formaggi. Si stima che 300 milioni di chili di carne bovina, 250 milioni di chili di pesce e frutti di mare e circa 200 milioni di bottiglie di vino – sottolinea la Coldiretti – non siano mai arrivati nell’ultimo anno sulle tavole dei locali costretti ad un logorante stop and go senza la possibilità di programmare gli acquisti anche per prodotti fortemente deperibili. Numeri dietro i quali – precisa la Coldiretti – ci sono decine di migliaia di agricoltori, allevatori, pescatori, viticoltori e casari che soffrono insieme ai ristoratori. Nell’attività di ristorazione – rileva la Coldiretti – sono coinvolti circa 360mila tra bar, mense, ristoranti e agriturismi nella Penisola ma le difficoltà si trasferiscono a cascata sulle 70mila industrie alimentari e 740mila aziende agricole lungo la filiera impegnate a garantire le forniture per un totale di 3,6 milioni di posti di lavoro. Si tratta di difendere – conclude Coldiretti – la prima ricchezza del Paese con la filiera agroalimentare nazionale che vale 538 miliardi pari al 25% del Pil nazionale ma è anche una realtà da primato per qualità, sicurezza e varietà a livello internazionale”.