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“Io sono libero”, la giornalista Andreana Illiano: “Se la Fallara fosse stata viva il processo su Scopelliti sarebbe andato diversamente”

scopelliti e fallara

La giornalista Andreana Illiano, ex responsabile del Quotidiano del Sud, ha detto la sua sul libro-intervista di Giuseppe Scopelliti “Io sono libero”

Continua a far parlare di sé, ad un mese esatto dalla sua uscita nelle librerie, il libro-intervista di Giuseppe ScopellitiIo sono libero“. A dire la sua questa volta, in un lungo intervento su Facebook, la giornalista Andreana Illiano, ex responsabile del Quotidiano del Sud che ha vissuto molto da vicino le vicende di Scopelliti da Sindaco di Reggio Calabria. Di seguito il suo intervento integrale.

La Calabria e le occasioni perdute
Io c’ero. Posso dirlo, io c’ero. Ecco perché forse ero molto curiosa di leggere il libro “Io sono libero” di Giuseppe Scopelliti, ex governatore della Calabria, al centro di una inchiesta giudiziaria, che lo ha portato ad una condanna in via definitiva e all’uscita di scena dalla vita politica.
Una premessa: non sono di destra. Né di centro. La mia formazione culturale resta di sinistra. Sono sgombra da pregiudizi. La mia è solo un’opinione. Non sono di parte. Anzi non sono proprio ideologicamente a lui vicina. Nessuna difesa. Fatti. Scopelliti, per chi non lo sapesse oppure per chi cerca di trasformare questa vicenda in un bubbone, approfittando del tempo che trasforma e dei media non sempre chiarissimi, è stato condannato a 4 anni e 7 mesi di reclusione. Era incensurato. La condanna era per FALSO IN ATTO PUBBLICO. Nient’altro. Non ha preso danaro, secondo la sentenza. E il falso (di cui era accusato) riguardava il bilancio del Comune di Reggio, perpetrato negli anni in cui era sindaco. Scopelliti ha quasi finito di scontare la sua pena. Nel libro (ed è cronaca) si ricorda che, poco dopo nella vicina Messina per i medesimi reati sono stati imputati non solo il sindaco, ma anche assessori, consiglieri, segretario comunale. E qui il libro di Scopelliti mette in risalto un fatto che nessun giornale ha mai raccontato: ovvero che il processo per falso in atto pubblico nella vicinissima Messina si è concluso “con una assoluzione di tutti gli imputati da parte della Corte di Appello” (novembre 2020). Certo nessun processo è uguale ad un altro. Verissimo. Ma in giurisprudenza le sentenze fanno storia. Ma, cosa incredibile, sempre taciuta, è che a presiedere la Corte di appello per il processo di Messina, è stato il Pubblico Ministero del processo di Scopelliti. “Ma non basta in quanto la stessa Pubblica Accusa dinanzi alla Corte siciliana è stata sostenuta dal magistrato che presiedette la Corte di Appello” che confermò la condanna di Scopelliti e che, per Messina, si è fatto promotore di una assoluzione per tutti. Insomma si cambia scenario, si cambia città, si cambia politici e voilà anche il finale cambia.
Nel libro non si parla di una donna, Orsola Fallara, la dirigente comunale al Bilancio che fu accusata in una serie di conferenze stampa fatte da politici di centro sinistra implicati a loro volta in inchieste collegate alla ‘ndrangheta. La Fallara aveva veramente commesso dei reati. In quelle settimane in cui ogni giorno si tirava fuori un documento, un atto contro di lei era sotto pressione. Io scrivevo per il Quotidiano. Poi decise di prendere la parola. Fece una conferenza stranissima. Non volle che nessuno le facesse domande. Volle solo che le facessero un video. Era il suo testamento. In quel testamento non ammise le sue colpe, ma difese l’operato di Scopelliti sindaco. Si scusava con lui. Dopo poco si suicidò. Se fosse stata viva il processo dell’ex governatore sarebbe andato diversamente. Anche perché non sono mai riuscita a capire perché quel filmato non sia stato mai considerato dalla Corte che giudicò Scopelliti.
Quella vicenda però è conclusa. Sarà dimenticata, forse mai del tutto chiarita. Ma nessuno ha voluto farlo.
Nel libro “Io sono libero” non c’è nessuna accusa. E’ quasi una memoria di accadimenti, di scelte politiche. Scopelliti è stato il primo governatore a fare una campagna elettorale moderna. La gente si fermava per chiedergli una foto. Oggi è cosa di tutti, allora no. Io ero a Reggio per raccontare la sua campagna elettorale e me ne meravigliavo. Anche perché tutto questo non era frutto di una strategia comunicativa, era un processo naturale. Era un giovane politico che non sbagliava un colpo, tanto che aveva un contatto diretto con Roma. Il suo non era un sud calpestato e colonizzato, ma un sud con un leader (espressione di una parte politica) che era riuscito a puntare l’attenzione sulla sua terra. In quegli anni ci furono eventi drammatici, ma anche lo Stato c’era. Si fece un consiglio dei ministri a Reggio. Sì proprio lì, al sud del sud. Reggio divenne città metropolitana che può non significare nulla, ma invece è tanto per prestigio, gestione di fondi e strategie di sviluppo. Parliamo di poco più di 10 anni fa. Scopelliti era l’uomo della riscossa di Reggio, bellissima e dannata, sulla punta dello Stivale. Era il primo governatore che proveniva non da Catanzaro, la città dei burocrati, ma dal popolo.
Da sindaco si era inventato RTL, una sorta di puntata video in diretta, proprio lì su quella striscia di terra di fronte allo Stretto. Gli dissi che mi pareva una cosa non di prestigio culturale. Mi chiese se avessi mai visto che cosa accadeva la sera, sul lungomare quando andava in onda Rtl. Ci andai. Mi trovai di fronte ad una folla festante. Gente che non aveva nulla, che non sarebbe mai andata a teatro o al cinema che si divertiva con poco, quel poco che però in un circuito nazionale significava anche “Eccolo il sud, guardate che meraviglia”. Certo, una come me secchiona, avrebbe preferito la lirica, il teatro greco, ma devo ammetterlo, non avrebbero avuto lo stesso effetto. Oggi Rtl non c’è più, neanche gli eventi culturali di prestigio. Oggi è silenzio. E non per colpa del covid.
Da tempo sono convinta che per fare politica bisogna aver coraggio. Tutto questo non significa che altre iniziative non potessero convivere. Una è citata nel libro e sarebbe stata fondamentale, se chi ha governato dopo ne avesse compreso l’importanza: la nascita dell’agenzia nazionale dei beni confiscati. Perché sapete il trucco è facile: si confisca e si dimentica. Si tolgono i beni ai mafiosi, ma poi restano lì abbandonati. Con quel tipo di struttura in loco sarebbe stato diverso. Scopelliti la volle. L’ottenne. Poi Reggio l’ha persa. E’ tornata a Roma.
Nel libro intervista di Franco Attanasio all’ex governatore c’è il racconto di contatti politici, di incontri diretti con Berlusconi, della decisione di sostenere Angelino Alfano, che non si rivelò all’altezza del progetto: unire il centro destra. Ecco forse c’è anche dietro il racconto di una idea di un leader che avrebbe potuto essere espressione di un Sud che, ad oggi, è solo colonizzato dai politici di turno. Reggio oggi è amministrata da un sindaco di centrosinistra ed è stata sfregiata da una inchiesta giudiziaria su voti falsi, è sepolta dai rifiuti. La Regione è governata da un facente funzioni non eletto, di centro destra che è più a suo agio sul palco di un teatro di cabaret che in un palazzo di Regione. La Calabria? E’ fottuta. E a Roma va bene così.

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