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Reggio Calabria, per la casa di riposo ‘Santa Rita’ non è Pasqua: “il provvedimento dei NAS mette a repentaglio la salute dei pazienti”

“I N.A.S. dovrebbero tutelare queste persone, soprattutto in un momento di emergenza Coronavirus”, è lo sfogo dell’amministratore dell’azienda Santa Rita srl di Reggio Calabria

Ieri è sicuramente stata una Pasqua particolare per tutti, ma qualcuno ha vissuto un giorno da incubo. Triste situazione si è verificata presso la casa di cura ‘Santa Rita’ di Reggio Calabria, situata nell’Hotel President, che ha messo in difficoltà tutti pazienti e di conseguenza anche le loro famiglie. Come si legge nella segnalazione dell’amministratore Luigi Moragas, i N.A.S. sono intervenuti con un provvedimento di sequestro, dovuto non per il mancato rispetto delle norme igenico-sanitarie, che avrebbero messo a rischio la salute dei malati, ma bensì per delle mancanze amministrative e burocratiche. Ecco di seguito la lettera firmata:

Buonasera, lo spirito di quanto segue  ha la valenza di un mero sfogo, non vuole essere monito, né tantomeno una richiesta di soccorso; il mio nome Luigi  Moragas, sono L’amministratore di una società che gestisce di  fatto una casa di  riposo della zona nord della città. premesso che il nostro operato e un servizio che cerchiamo di svolgere al meglio delle nostre possibilità, che realtà come la nostra dovrebbero essere pubbliche, che in una democrazia che si rispetti  , in uno stato di  diritto, le istituzioni sono le deputate  naturali  ad ottemperare alle necessità dei cittadini  in stato  di  bisogno, le fasce deboli della popolazione dovrebbero essere protette da uno stato sano, ma  siamo in Italia e per di più al sud, dove tutto diventa  fatuo, astratto  inghiottito dalle tenebre dell’incertezza. Comunque a tutto ciò  si può fare l’abitudine ci si adatta, chi come me ha da un po’ superato lo scoglio  degli idealismi  la caparbietà  della  meritocrazia  si adatta e  va  avanti, mettendo la vela sottovento  e cercando di controllare  la  rotta  senza essere costretto a fare  tanti compromessi, e chi legge  penserà, “e allora, nulla di nuovo  qui è la normalità!” ed io  allora  insisto , normalità;  ma è normale che la mattina della Santa Pasqua si presentino alla porta i N.A.S. con un provvedimento di  sequestro da applicare, è normale che in piena emergenza da coronavirus si applichi un provvedimento che di fatto mette a repentaglio la salute fisica e mentale di persone in stato di necessità e delle loro famiglie.  E allora uno  pensa “mah… ci saranno state delle condizioni critiche, delle emergenze  sanitarie, la casa di  riposo sta  crollando esiste il pericolo per la vita delle persone” e invece no! Ci sono delle mancanze  amministrative, burocratiche, organizzative, che non compromettono la salute di nessuno e che comunque potrebbero essere anticipate o posticipate, e invece no, il  giorno di pasqua e sotto emergenza Covid-19;  penso che penna di uno sceneggiatore del genere soap opera , di quelle stappa lacrime e piene di tragedie, non avrebbe saputo partorire“.

L’amministratore Luigi Moragas ai microfoni di StrettoWeb afferma: “a seguito di un controllo dei N.A.S., il 3 di febbraio 2020 mi è stata notificata un’ordinanza sindacale, che mi costringeva a sospendere l’attività e obbligava i pazienti a lasciare la struttura. I servizi sociali hanno contattato i parenti, i quali si sono rifiutati quasi tutti di portare via le persone. Nell’ordinanza era riportato che questo sarebbe spettato al servizio welfare del Comune, ma i parenti si sono rifiutati perché, conoscendo altre realtà cittadine, hanno riconosciuto che con l’azienda Santa Rita i loro malati hanno avuto dei miglioramenti e spostandoli avrebbero avuto il rischio di nuovi peggioramenti”. La struttura comunque ha eseguito in breve tempo i lavori necessari per risolvere quelle particolarità ritenute non idonee al momento dei controlli, aspettandosi a sua volta una nuova ispezione di controllo, che però la commissione comunale non ha mai mandato. Sino alla mattina appunto di Pasqua, “in cui si sono presentate 10 persone in tenute anti Covid con il provvedimento di sequestro della struttura e della società con le stesse motivazioni che avevano riscontrato al momento del controllo di oltre due mesi fa. Ci sono 27 famiglie pronte a giurare di fronte a un avvocato e ad un giudice per asserire che i loro parenti stanno bene e hanno visto le loro condizioni di salute migliorare. Il 118 ha verificato che nessuno dei 27 pazienti ha bisogno di essere trasportato in ospedale perché in pericolo di vita. I N.A.S. dovrebbero tutelare queste persone, soprattutto in un momento come questo, non possono esporre al rischio di contagio chi ancora non lo è stato. Da mesi cerco di entrare a contatto con il sindaco, perché questi sono aspetti che vanno oltre la burocrazia. Noi non trattiamo pacchetti, o piante. Noi trattiamo esseri umani, che se tu provi a spostar loro un comodino crei un danno, perché è quella la loro normalità, lascio immaginare cosa è stato provocato il giorno di Pasqua. Soltanto oggi sono venuti a fare i tamponi, erano giorni che li richiedevo all’Asp di Reggio Calabria e all’Unità di Crisi, ma nessuno mi ha dato ascolto. Sono sicuro che questi saranno negativi perché ho speso molti soldi per avere tutti i dispositivi e mettere anticipatamente in sicurezza sia gli ospiti che gli operatori. Non pretendo la medaglia per il lavoro che svogliamo, ma neanche di essere trattato in queste modo”.

Luigi Moragas infine si domanda: “si tratta pur sempre di questioni amministrative, che non mettono a repentaglio la salute dei nostri malati, quindi mi chiedo chi è che decide la tempistica ed il modus operandi per applicare questi provvedimenti? Che la legge non tenga conto dei  sentimentalismi e delle considerazioni personali è cosa giusta, che essa esiga il rispetto delle norme è ancora più giusta, ma alla fine credo che non ci sia bisogno di accanimento, che si voglia infliggere una umiliazione nella punizione, non credo sia giusto, ancora di più in questo periodo di incertezza nel quale tutti  sono preoccupati per il domani, se non per la vita stessa. Lo Stato deve essere padre, non patrigno, ogni azione deve essere volta all’educazione, non alla becera e cieca repressione. Ma mi ripeto, qui siamo in Italia e per di più al Sud”.