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Reggina-Paganese, le 8 cose che ci ha detto la gara del Granillo: la ‘cazzimma’, le fasce e un paragone importante. A Catanzaro…

reggina denis liotti Foto StrettoWeb / Salvatore Dato

Reggina tra successo contro la Paganese e sguardo al match di Catanzaro: le 8 cose che ci ha detto la sfida di ieri, con un occhio a mercoledì…

La Reggina batte la Paganese al Granillo con una grande prestazione e riallontana il Bari, tornato a +8 dopo aver pareggiato in casa della Cavese. Due gol di Denis e il primo in amaranto di Rubin regalano il successo agli uomini di Toscano. Il giorno dopo, a freddo, ecco alcune considerazioni sulla sfida. Le 8 cose che ci ha detto la sfida, questa volta in chiave un po’ più ‘seria’. E con uno sguardo a Catanzaro

1 – Non si finisce mai di imparare. Già. Siamo a fine febbraio ma la Reggina continua ancora, a due mesi dal termine, a farci conoscere lati di lei che non conoscevamo. Quali? Sa trasformare la rabbia e il nervosismo in… oro. L’episodio del gol annullato a Rivas, che alza i nervi a fior di pelle, avrebbe potuto mandare chiunque in confusione. Non Guarna e compagni, che nei pochi minuti fino all’intervallo si abbattono come una furia sull’avversario. Nella ripresa, poi, opera completata: sono bastati pochi minuti…

2 – La Reggina si ‘reimpossessa’ delle fasce. Tornano a girare le fasce, torna a girare la Reggina. Punto di forza del girone d’andata, punto di forza del gioco di Toscano.

3 – Rubin. Non molto da dire, parlano i fatti. Per lui, vale lo stesso discorso di Gasparetto.

4 – Garufo. Il punto 3 e il punto 4, praticamente, sono lo ‘sdoppiamento’ del punto 2. Così come per Rubin sopra, lo stesso discorso va fatto per Garufo. Anche se qui bisogna approfondire il discorso. Se Toscano lo ha chiesto in estate alla società per testarne le sue condizioni fisiche, se ha deciso di ‘arruolarlo’ rischiando perché veniva da più di un infortunio, se sin dalla prima gara lo ha messo ‘lì’ (fascia destra) facendolo ‘riposare’ solo quando non era al meglio, un motivo ci sarà. Per Toscano, Garufo è indispensabile. Anzi, per la Reggina, Garufo è indispensabile. Corsa, gamba, spinta, piede, imprevedibilità, capacità di puntare l’uomo, lettura difensiva, gestione, esperienza. Basta aggettivi, il punto 4 lo abbiamo fatto troppo lungo.

5 – Denis sta alla Reggina come Cristiano Ronaldo sta alla Juventus. Ci pensavo da un po’, non sapevo se scriverlo o meno. Un rischio, forse. Ma lo corro. Facendo sempre i dovuti paragoni, ovviamente. Ma qui non si parla di qualità tecniche o altre situazioni. Si parla, in rapporto alla categoria e al campionato, dell’impatto che un campione come lui può dare in un match. Entra e si rende protagonista dopo neanche un minuto. Come? Senza toccare il pallone. Attacca semplicemente la porta, lo mettono giù: rigore. Si prende il pallone e lo realizza. Et voilà!

6 – Ci riattacchiamo al punto 5. Toscano sceglie, con una sua logica, di giocare senza punti di riferimento davanti. Reginaldo prova a fare il lavoro da prima punta, anche se prima punta non è, la decisione di Rivas nasce anche per l’imprevedibilità che era riuscito a dare all’andata e contro un avversario con quelle caratteristiche. Risultato? La Reggina schiaccia l’avversario sin dall’inizio, palleggia, sia in verticale che in orizzontale, ma… non sfonda. Per vie centrali o dalle fasce, in porta non si arriva. La chiave? Il punto numero 5, come detto…

7 – Abbiamo parlato di singoli e di quanto siano indispensabili, citando Garufo e Denis. Ma ce ne sarebbero altri due da prendere in considerazione. Non è difficile arrivarci. Volete indovinare? La domanda è semplice: Toscano non li ha mai messi a sedere, tranne perché infortunati o squalificati. Chi sono? Loiacono e De Rose. Sì, perché va bene il gruppo, va bene non esaltare i singoli, va bene tutto. Ma a certi calciatori non rinuncia neanche lui…

8 – Sguardo in avanti, a mercoledì. Amaranto attesi da una ‘guerra’. Mancherà Bianchi, forse Corazza. Cosa fare? Il mister lo sa bene e non ha bisogno di consigli. Ma, non entrando in questioni tecnico-tattiche, sembra evidente che, ciò che non dovrà assolutamente mancare, è la… pazienza. L’ambiente sarà sicuramente ostile: i tifosi aspettano questa gara da mesi e non lo nasconderanno affatto, i calciatori hanno ancora il dente avvelenato per l’andata. E poi è pur sempre un derby. La soluzione? Il punto 1…