Reggio Calabria, duro attacco dei sindacati: “vi presentiamo l’Università Mediterranea dove uno non vale uno”

Foto StrettoWeb / Salvatore Dato

Duro Attacco dei sindacati USB PI, SNALS e della RSU nei confronti del sistema di elezione del rettore dell’Università Mediterranea

I sindacati USB PI, SNALS e RSU criticano aspramente il sistema di elezione del rettore dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria. All’interno di una nota stampa, i sindacati definiscono il sistema “aberrante e iniquo”. “Art. 48 2° comma, della Costituzione: “Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico”. Statuto dell’Università Mediterranea Art. 17 (Elezione del Rettore) 

Comma 1. Il Rettore viene eletto, a scrutinio segreto, tra i professori ordinari in servizio presso l’Università italiana.

Comma 5. L’elettorato attivo per l’elezione del Rettore spetta:

  1. ai professori di ruolo, di prima e seconda fascia, ed ai ricercatori a tempo indeterminato;
  2. al personale tecnico-amministrativo e bibliotecario di ruolo a tempo indeterminato;
  3. agli studenti componenti il Consiglio degli Studenti e eletti in seno ai Consigli dei Dipartimenti dell’Ateneo;
  4. al personale tecnico-amministrativo e bibliotecario a tempo determinato;
  5. ai ricercatori a tempo determinato.

Comma 6. Ad eccezione dei soggetti indicati nella lettera a) del precedente comma e in riferimento agli stessi soggetti, il voto espresso dalle altre componenti che godono dell’elettorato attivo è ponderato, rispettivamente, come segue:

  1. b) nella misura del 25 %
  2. c) nella misura del 40%
  3. d) nella misura del 12,5 %
  4. e) nella misura del 50%

Comma 8. In ogni caso, fino alla terza votazione di ballottaggio, il Rettore deve avere più del 50% dei voti dei professori e ricercatori votanti, complessivamente computati, ivi compresi i ricercatori a tempo determinato computati ai sensi del c. 6″. Srivono all’interno della nota stampa. 

“Art. 11, c. 2: Le varie componenti partecipano alla vita Universitaria con pari dignità secondo le funzioni previste dalla normativa vigente e dal codice etico. Così, mentre la Costituzione prevede una perfetta uguaglianza dell’elettorato attivo, per l’Università Mediterranea il voto di un docente vale quattro volte quello di un amministrativo e otto volte quello di uno studente. Ma non era abbastanza! In pratica, il voto di due categorie vale praticamente zero, giacché fino alla terza votazione di ballottaggio (la settima tornata elettorale) il nome del rettore eletto è quello riportato sulle schede dei soli professori e ricercatori. Dove sta la pari dignità riconosciuta, con atteggiamento schizofrenico, a tutte le componenti della vita universitaria? Eppure, all’Università Mediterranea le elezioni per il Rettore anche questa volta si tengono con questa aberrante norma, dopo che già sei anni addietro la RSU di Ateneo, i sindacati e persino gli stessi studenti si sbizzarrirono con appelli, comunicati stampa, assemblee, per protestare contro tale trattamento palesemente discriminatorio. Addirittura, un’assemblea partecipatissima si concluse con l’approvazione all’unanimità di una mozione favorevole all’astensione” proseguono.

“Come dire: mi inviti a casa, ma mi lasci fuori dalla porta d’ingresso perché non mi ritieni degno di entrare. E io che faccio? Mi accontento di accedere dalla porta di servizio e rimango in un angolo, silente, a guardare te che fai come se io non esistessi proprio. Esempio, per certi versi ancora più grave di questo atteggiamento, è il comma 6 dell’art. 19:

Alle deliberazioni relative alle chiamate dei docenti o implicanti valutazioni sull’attività scientifica non partecipano le rappresentanze di cui ai punti c) e d) del c. 1 del presente articolo (…).

Cioè: i rappresentanti dei dipendenti amministrativi e gli studenti sono costretti ad uscire dalle sedute di Senato quando si discute di importanti questioni relative ai docenti. Naturalmente, non vale il contrario. Lo stesso MIUR ha fatto ricorso contro questo comma, e nel 2012 il TAR di Reggio Calabria ha dichiarato illegittima la disposizione che “esclude dal voto sulle deliberazioni relative alle chiamate dei docenti, o implicanti valutazione sull’attività scientifica, le rappresentanze degli studenti e del personale tecnico amministrativo”. Non è bastato: ad oggi l’Ateneo, con omissione dolosa, non applica questa sentenza. Così, i rappresentanti degli studenti e del personale, sono costretti ad alzarsi ed abbandonare l’aula del Senato, perpetuando una discriminazione inaccettabile. Ma la dignità, la nostra dignità di uomini e di lavoratori, dove l’abbiamo lasciata? Per quale motivo, confessabile o meno, dobbiamo genufletterci e fare finta di nulla? Noi, per quanto le nostre forze ce lo permetteranno, non smetteremo di denunciare uno stato di cose al quale non ci piegheremo, né ora né mai. Lo stesso atteggiamento ci attenderemmo da parte degli altri sindacati, da parte dei rappresentanti degli studenti: non possono e non devono accettare che nel momento topico della vita democratica dell’Ateneo le preferenze di alcuni siano espresse senza avere alcun valore se non quello aggiuntivo rispetto ad una scelta compiuta da altri”, dichiarano.

Sarebbe stato auspicabile un coinvolgimento di tutti gli studenti a cura dei loro rappresentanti componenti il Consiglio degli Studenti e eletti in seno ai Consigli dei sei Dipartimenti dell’Ateneo. Non vogliamo indagare sui motivi di questo fragoroso silenzio da parte del Consiglio degli Studenti. Perché i sindacati CGIL, CISL, UIL e FGU a tutti i livelli (di ateneo, regionale e nazionale) non hanno preso una posizione contro un sistema di voto PALESEMENTE ANTIDEMOCRATICO? È grave che ciò accada in una delle Istituzioni di maggiore formazione dei cittadini di domani. Non ci si può aspettare nulla di buono se già nel periodo più significativo per la crescita culturale delle donne e degli uomini della nostra città, si insegna loro che la Democrazia non è altro che un paravento, non uno strumento di alta partecipazione, come dovrebbe essere, ma solo un modo studiato a tavolino per piazzare le persone nei posti di comando. Grazie anche alla ritrosia di chi dovrebbe tirare fuori gli artigli, quando serve, ma li tiene ben ritratti per ragioni di timore o, peggio, di convenienza” concludono.