Reggio Calabria, ‘Ndrangheta: tutti i dettagli dell’operazione “Confine 2″, le FOTO e i NOMI degli arrestati

‘Ndrangheta, operazione “Confine 2″: dal brutale omicidio di Andrea Ruga all’incendio alla farmacia dell’allora sindaco Lanzetta

immagineSi è conclusa alle prime luci dell’alba di oggi l’operazione denominata Confine 2, che ha portato all’esecuzione di 14 arresti  tra la provincia di Reggio Calabria, Catanzaro, Roma e Firenze.

Le indagini sono state dirette dal Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria dott. Federico Cafiero de Raho; dal Sost. Proc. DDA-RC dott.ssa Simona Ferraiuolo, dal già Sost. Proc. DDA-RC dott. Paolo Sirleo, dal GIP presso il Tribunale di Reggio Calabria dott. Nicolò Marino;

Le indagini sono state espletate dal Gruppo Carabinieri di Locri (RC) diretto dal Ten. Col. Pasqualino Toscani, dal Ten. Col. Alessandro Mucci già Comandante del Nucleo Investigativo di Locri ed attualmente C.te del Nucleo Investigativo del C.do Prov.le CC di  Reggio Calabria, dal Maresciallo Capo Antonio Longo Comandante della Stazione Carabinieri di Monasterace Marina (RC).

Oltre cento militari del Gruppo Carabinieri di Locri, con l’ausilio di unità cinofile, dell’8° Nucleo Elicotteri Carabinieri di Vibo Valentia e dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria” hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare emessa, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia presso la Procura della Repubblica di Reggio Calabria, dal GIP presso il Tribunale nei confronti di 14 persone ( 9 poste in custodia cautelare in carcere e 5 agli arresti domiciliari) ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, omicidio, danneggiamento, rapina, estorsione, detenzione e porto illegale di armi, lesioni personali, intestazione fittizia di beni, delitti tutti aggravati dalla circostanza dell’agevolazione mafiosa della cosca “Ruga”, nonché detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Nella circostanza sono state, altresì, effettuate numerosissime perquisizioni personali e domiciliari nei confronti degli stessi arrestati.

La suddetta attività investigativa è stata denominata “Confine-2”proprio perché ha visto concentrarsi l’impegno dei militari del Nucleo Investigativo del Gruppo di Locri, nei territori dell’alto Jonio Reggino a cavallo del “confine” con la provincia di Catanzaro. L’operazione odierna può considerarsi la prosecuzione dell’attività investigativa (posta in essere sempre dai Carabinieri del Gruppo di Locri) convenzionalmente denominata “Confine-1”, condotta nello stesso ambito territoriale, ed avviata nel settembre 2009, a seguito di un agguato di tipo mafioso avvenuto a Riace (RC) ai danni di Damiano VALLELUNGA  (assassinato a colpi di fucile e pistola), considerato capo indiscusso della “cosca dei viperai radicata nella zona delle Serre, omicidio che sancì l’avvio della c.d. “nuova faida dei boschi”. Una sanguinosa guerra di ‘ndrangheta che ha lasciato sul terreno circa 30 morti ammazzati e che ha visto contrapporsi i due schieramenti costituiti dalle famiglie RUGA-METASTASIO-VALLELONGA-LEUZZI, operanti nella Valle dello stilaro (tra i comuni di Monasterace Camini e Stilo) e quella dei VALLELUNGA-SIA-NOVELLA operanti nella zona delle serre catanzaresi, per accreditarsi il controllo del territorio. In quella prima fase, importanti furono le dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia BELNOME Antonino, grazie alle quali è stato possibile avere indicazioni precise – provenienti proprio dall’interno del tessuto criminale di riferimento – che hanno portato, nell’agosto 2012, all’esecuzione di 16 arresti per associazione di tipo mafioso ed altro, consentendo così di disarticolare quella organizzazione criminale e di fermare la “faida tra cosche” allora in atto, al confine tra le province di Reggio e Catanzaro.

I provvedimenti eseguiti oggi sono stati emessi a seguito dell’attività condotta dal Nucleo Investigativo del Gruppo Carabinieri di Locri dal mese di gennaio 2011 al mese di marzo 2016. Le ulteriori indagini sono state avviate a seguito del brutale assassinio di RUGA Andrea, avvenuto nel gennaio 2011 a Monasterace, delitto inquadrato sin da subito dagli investigatori dell’Arma come un regolamento interno alla cosca RUGA. Infatti dalla complessa ricostruzione svolta dagli inquirenti è emerso che a volere la morte del RUGA Andrea sarebbe stato proprio il fratello Cosimo Giuseppe, il quale, una volta terminata la lunga detenzione e ritornato in libertà (lo stesso era stato tratto in arresto in data 26 marzo 1984 per porto illegale di armi e tentato omicidio aggravato – scarcerato il 22 ottobre 2010) aveva ripreso a pieno titolo le redini della cosca, decidendo quindi di eliminare il fratello Andrea (che durante la sua carcerazione aveva assunto il comando della cosca di ‘ndrangheta operante nell’alto jonio reggino), con il quale vi erano forti divergenze circa le modalità di gestione degli affari illeciti della cosca e che comunque era da questi visto quale suo antagonista al punto da ritenerlo capace di minarne il potere mafioso e di leaderschip.

L’indagine che ha portato all’emissione dei provvedimenti cautelari eseguiti stanotte ha visto l’impiego massiccio dei reparti investigativi del Gruppo Carabinieri di Locri che, con l’utilizzo delle più sofisticate strumentazioni d’intercettazione abbinate ai metodi tradizionali d’indagine, hanno consentito di ricostruire e delineare i ruoli degli indagati nonché attribuire singole responsabilità per l’esecuzione di diversi fatti delittuosi riconducibili, per la maggior parte, ad atti intimidatori posti in essere con la sola finalità di mantenere il controllo del territorio e assoggettarne gli abitanti. Lo spaccato che viene fuori dall’attività investigativa è di una collettività soggiogata e totalmente sottomessa dal potere mafioso del RUGA Giuseppe Cosimo che controllava a Monasterace anche ogni iniziativa economica legale. Emblematica è stata la circostanza in cui un proprio sodale chiedeva al “boss” il permesso a che un terzo soggetto potesse vendere della carne al mercato settimanale del sabato, premurandosi di accertare che non “desse fastidio”, in termini di concorrenza al RUGA, accostando questi alla gestione del supermercato “Da Nino” oggi posto sotto sequestro. Anche con riguardo a quest’attività commerciale, sebbene formalmente intestata a FRANCO Antonio, le indagini hanno consentito di accertare che lo stesso era solo un intestatario fittizio in quanto la vera gestione dell’esercizio era demandata a RUGA Giuseppe Cosimo, benché questi fosse assunto quale semplice dipendente. Il Supermercato, poi ceduto alla figlia del RUGA Giuseppe Cosimo, costituiva il centro di comando da cui venivano impartiti ordini, disposizioni e direttive nonché luogo verso cui fare confluire tutte le comunicazioni e le informazioni d’interesse per la cosca.

Il ruolo di vertice del RUGA Giuseppe Cosimo, che lo stesso esercitava con particolare ferocia e spietatezza , era unanimemente riconosciuto anche da comuni cittadini, tanto che durante l’attività investigativa è emerso che talvolta, questi ultimi, avendo un problema da risolvere, preferivano rivolgersi al citato RUGA piuttosto che alle istituzioni preposte, tanto che il GIP, nell’ordinanza, ha parlato di antistato. Questi episodi danno l’idea del grado e della forza d’incidenza del sodalizio mafioso de quo sul territorio in cui insisteva ed operava e dei compiti che gli venivano riconosciuti anche da chi, semplice cittadino, in quello stesso territorio vive e lavora. Emblematica è la vicenda, emersa dalle intercettazioni, che ha visto una donna del luogo chiedere aiuto al RUGA Giuseppe Cosimo per alcuni problemi di natura sentimentale sorti con l’ex compagno di nazionalità rumena. La risposta non si fece attendere, infatti, poco dopo, l’uomo, unitamente ad altro connazionale, rimase vittima di un violento pestaggio ad opera di LEOTTA Antonio,  DE MASI Roberto e SORGIOVANNI Maurizio, tutti intranei alla cosca RUGA.

Ma anche rifiutare un “favore” ai sodali della cosca poteva costare caro, così come accaduto ad un artigiano del luogo, di professione meccanico che, non essendo andato in soccorso di tale VERTOLO Giorgio, rimasto in panne con la propria vettura, si è visto irrompere nella propria officina tre appartenenti alla cosca RUGA che gli devastarono il locale nonché le vetture ivi ricoverate, arrecando così un danno di oltre 7.000 euro.

Maria Carmela LanzettaPer quanto attiene invece agli atti intimidatori subiti dalla D.ssa Maria Carmela LANZETTA:

  • incendio che ha distrutto la farmacia “Mazzone”, avvenuto il 26 giugno 2011 (esercizio di proprietà dell’allora Sindaco di Monasterace, Dott.ssa Maria Carmela Lanzetta, poi divenuta Ministro della Repubblica per gli Affari Regionale e le Autonomie Locali, dal febbraio 2014 al marzo 2015);
  • esplosione di diversi colpi di arma da fuoco all’indirizzo della vettura di proprietà ed in uso alla sopra citata amministratrice pubblica, avvenuti in Monasterace in data 29 marzo 2012;

gravi episodi che, unitamente all’omicidio di RUGA Andrea, hanno costituito l’incipit dell’attività investigativa in narrazione, non è stato possibile raccogliere un quadro probatorio idoneo a stabilire con certezza la paternità degli episodi stessi. Nel tentativo di fare luce su detti fatti, il quadro indiziario raccolto, lascia però presupporre il coinvolgimento dei componenti la cosca RUGA, quali possibili autori, in particolare, del danneggiamento dell’autovettura della LANZETTA mediante l’esplosione di colpi d’arma da fuoco.

Le indagini hanno altresì consentito di accertare:

  • che la vittoria della D.ssa Maria Carmela LANZETTA, alle elezioni amministrative del Comune di Monasterace, svoltesi nella primavera del  2011, non era stata molto gradita dagli appartenenti alla cosca del luogo, tanto che anche in occasione di un colloquio in carcere tra il detenuto LOIERO Nicola ed alcuni suoi familiari, la stessa era stata commentata sfavorevolmente;
  • il particolare astio nei confronti della D.ssa Maria Carmela LANZETTA da parte di RUGA Giuseppe Cosimo (e di altri componenti del sodalizio), proprio in ragione degli “inquinamenti mafiosi” presenti sul territorio del comune di Monasterace, più volte denunciati dalla amministratrice. Tale astio si sarebbe poi manifestato con una campagna denigratoria via web svolta anche con l’apporto del RUGA Giuseppe Cosimo.

SOGGETTI COINVOLTI 

DESTINATARI DI O.C.C. AA.DD.

  1. FRANCO Antonio, (detto “Nino”), nato a Pazzano il 05.04.1946: indagato per art. 416 bis c.p., art. 12 quinquies L.356/92 (intestazione fittizia di beni) e art.7 L.203/91;
  2.  CERTOMATA’ Salvatore, nato a Riace il 09.08.1960: indagato per artt. 110, 582, 585 c.p. e art.7 L.203/91;
  3.  RUGA Maria Concetta, nata a Locri (RC) il 4.9.1976: indagata per art. 12 quinquies L.356/92 (intestazione fittizia di beni) e art.7 L.203/91;
  4.  AMATO FILIPPO, nato a Siderno (RC) il 01.06.1988: indagato per l’art. 73 d.P.R. 309/90;
  5.  FABIANO Giuseppe, nato a Cantù (CO) il 14.3.1981: indagato per lart. 73 d.P.R. 309/90;

 DESTINATARI DI O.C.C.C.

  1. RUGA Giuseppe Cosimo nato a Monasterace (RC) il 05.02.1951: indagato per artt. 416 bis, 110, 575, 577,118, 81, 629, 610, 635, 628, 582, 585, art. 12 quinquies L.356/92 (intestazione fittizia di beni), art.4 L.110/75 art. 2, 4, 7 L.895/67 e art. 7 L. 203/91;
  2.  DEMASI Roberto, nato a Locri (RC) il 22/10/1992: indagato per artt. 416 bis, 110, 61, 635, c.p. art. 2, 4, 7 L. 895/67;
  3.  LAMBERTI Andrea, nato a  Locri (RC) il 27.02.1971: indagato per artt. 416 bis, 110, 81, 610, 635, 628 c.p. art. 2, 4, 7  L. 895/67, art. 7 L.203/91;
  4.  LEOTTA Antonio nato a Roma il 09.10.1977: indagato per artt. 416 bis, 110, 81, 56, 629 art.7 L.203/91; e artt. 697, 699, c.p. e art. 73 d.P.R. 309/90.
  5.  SORGIOVANNI Maurizio, nato a Siderno (RC) il 1.8.1988: indagato per artt. 416 bis,110, 56, 629, 582, 585 c.p., art. 7 L.203/91, art. 697, 699 c.p. art. 4 L.110/75;
  6.  VERTOLO Giorgio, nato a Siderno (RC) il il 24.02.1983: indagato per gli artt. 416 bis, 110, 635, c.p. e artt. 2, 4, 7 L. 895/67;
  7.  EMANUELE Vincenzo, nato a Siderno (RC) il 11.04.1981: indagato per gli artt. 118, 81, 629, c.p., art. 7 L.203/91;
  8.  PAPALEO Salvatore, nato a Monasterace (RC) il 5.2.1971: indagato per i reati di cui agli artt. 110, 378 c.p., art. 7 L.152/91;
  9.  SORGIOVANNI Cosimo, nato a Giaveno (TO) il 15.08.1971, residente a indagato per i reati di cui agli artt. 110, 378, c.p. art. 7 L.152/91.

 SEQUESTRO PREVENTIVO

  1.  “SUPERMERCATO R.M.C. S.r.l. sempl.” — P.I. 02799900804 e n. REA RC — 191286 (in passato denominata “FRANCO Antonio Ditta” – P.I. 00084990803), con sede legale in Monasterace (RC), V.le delle Libertà snc – CAP 89040, comprensivo dell’intero patrimonio aziendale.
Amato Filippo
Certoma Salvatore
Demasi Roberto
Emanuele Vincenzo