Reggio Calabria, 60 dipendenti del Sireneuse scrivono alle autorità: “rischiamo di rimanere senza lavoro, viviamo con angoscia e paura”

Reggio Calabria: il disperato appello dei dipendenti del Sireneuse

sireneuse (2)“Siamo i dipendenti, ormai a un passo dal licenziamento, dei locali chiusi a Reggio Calabria perché destinatari di provvedimenti interdittivi della Prefettura. Tramite questa nostra lettera, vogliamo rivolgerci alle Autorità preposte e all’intera Città per far sentire la nostra voce e trasmettere la disperazione di chi rischia di restare disoccupato”. Lo affermano in una nota i dipendenti del Sireneuse di Reggio Calabria.

A Reggio Calabria è sempre più difficile mantenere un’occupazione e, se sei una persona onesta e hai nel lavoro la tua unica fonte di reddito, rischi di non poter più garantire neanche il minimo della sopravvivenza alla tua famiglia. Riteniamo di non dover entrare nel merito delle motivazioni che hanno spinto alla chiusura dei locali anche se siamo tutti convinti nel sostenere che la ‘ndrangheta soffoca la nostra città. Laddove ci siano delle responsabilità, è giusto che vengano sanzionate”.

“Ci auguriamo solo che le procedure giudiziarie facciano il loro corso e che lo facciano in tempi brevi e certi. Il nostro è un problema sociale gravissimo, di cui le istituzioni della nostra città devono occuparsi. Siamo 60 dipendenti con rispettive famiglie a carico e riteniamo di aver svolto il nostro lavoro con senso di responsabilità, professionalità e spirito di abnegazione. Vorremmo essere ascoltati e sostenuti in questo percorso. Chiediamo che, se esistono, si adottino soluzioni alternative alla chiusura dei locali, anche attraverso un affidamento provvisorio della gestione delle strutture a soggetti competenti individuati dalle Autorità. Viviamo un momento di angoscia e di grande preoccupazione, nel quale siamo precipitati da un giorno all’altro, dalla sera alla mattina, senza aver fatto nient’altro che lavorare onestamente per offrire il migliore servizio a una città che vuole essere turistica. Il nostro è un appello disperato: aiutateci! Vogliamo solo lavorare onestamente!”