Reggio Calabria, ‘ndrangheta: confisca per 30 milioni a noto imprenditore del settore della grande distribuzione

Confisca dei beni societari nei confronti di Giuseppe Crocè, 69 anni, imprenditore nel settore della grande distribuzione, in affari con la figlia Fortunata Barbara, 38 anni

dia-3La Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria ha disposto la confisca dei beni societari nei confronti di Giuseppe Crocè, 69 anni, imprenditore nel settore della grande distribuzione, in affari con la figlia Fortunata Barbara, 38 anni. I provvedimenti sono stati eseguiti da personale del Centro Operativo DIA e della Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Reggio Calabria, sotto il coordinamento della Procura Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria. L’uomo, spiega una nota della Dia, è stato oggetto di due ordinanze di custodia cautelare, rispettivamente emesse dal Tribunale di Reggio Calabria nel 2012 e nel 2013. La prima condotta dalla Dia di Reggio Calabria nell’ambito dell’operazione ”Assenzio”, che lo vedeva indiziato di partecipare, insieme con un altro noto imprenditore reggino, Domenico Giovanni Suraci, già socio di Crocè in alcune iniziative commerciali. I due sarebbero responsabili di gravi truffe in danno dello Stato per il conseguimento di erogazioni pubbliche e di svariate condotte di evasione fiscale.

dia-3La seconda ordinanza invece era stata emessa nell’operazione ”Sistema”, condotta dai Carabinieri di Reggio Calabria, nella quale veniva contestato sia a Crocè che alla figlia il reato di concorso esterno in associazione mafiosa – in particolare alla cosca Tegano-De Stefano, al fine di favorirne gli interessi economici nel settore della grande distribuzione. Il provvedimento restrittivo era stato poi annullato dal Tribunale del Riesame. Nel processo tuttora in corso ”Assenzio – Sistema”, in cui sono confluite le risultanze investigative di entrambe le operazioni, l’uomo e la figlia risultano essere stati rinviati a giudizio il 29.07.2013 dal GUP presso il Tribunale di Reggio Calabria. La confisca odierna scaturisce dai meticolosi accertamenti posti in essere dalla DIA reggina che ha ricostruito l’illecita formazione dell’ingente patrimonio societario dei Crocè, nonché dalle risultanze di accertamenti fiscali-tributari compiuti dalla Guardia di Finanza reggina che hanno corroborato le risultanze delle indagini. Il tutto sotto l’egida della locale Procura Distrettuale. Nei confronti delle aziende gestite dai Crocè si ravvisava sia una consistente sproporzione tra investimenti effettuati e redditi dichiarati, sia una evidente espansione societaria, frutto di attività illecite. Con l’odierno provvedimento sono state sottoposte a confisca il capitale sociale e il patrimonio aziendale di 4 società di capitali operanti nel settore della grande distribuzione e diversi rapporti finanziari. Il valore dei beni sottoposti a confisca è di circa 30 milioni di euro. Nei confronti dell’uomo, essendo stata ravvisata dal Collegio giudicante sia una pericolosità sociale qualificata che generica è stata inflitta la misura della sorveglianza speciale per 4 anni, mentre alla figlia, essendo stata riconosciuta solo la pericolosità generica è stata inflitta la misura della sorveglianza speciale per la durata di 2 anni. Le aziende confiscate proseguono ora la loro attività con appositi amministratori giudiziari nominati dall’Autorità giudiziaria.