Messina, operazione “Totem”: i beni sequestrati alla mafia tornavano nelle mani dei boss

L’operazione “Totem” all’alba di oggi ha portato all’arresto di 24 persone da parte di Carabinieri e Polizia di Messina

Carabinieri RadiomobileBeni sequestrati alla mafia che poi tornavano nelle mani dei boss grazie alla compiacenza di un amministratore giudiziario. Ne sono convinti gli inquirenti che hanno coordinato l’operazione ‘Totem’ che all’alba di oggi ha portato all’arresto di 24 persone da parte di Carabinieri e Polizia di Messina. Tra le misure cautelari c’è quella dell’avvocato Giovanni Bonanno – che ha l’obbligo di presentazione alla Polizia giudiziaria – che, come si legge nel provvedimento in esecuzione avrebbe “contribuito tra il 2011 e il 2014 agli scopi del clan di Giostra in violazione degli obblighi gravanti sullo stesso in quanto amministratore giudiziario della ‘Eurogiochi’ e de ‘Il Pilone’, imprese sottoposte a sequestro preventivo il 15.7.2011” .La condotta del legale si sarebbe concretizzata “nel consentire che le attività delle imprese sequestrate fossero, di fatto, gestite da Giuseppe Schepis, uomo di fiducia di Luigi Tibia – dicono Carabinieri e Polizia – nell’impedire che altri subentrassero nella gestione del lido ‘Il Pilone’, attraverso condotte ostruzionistiche o tali da suscitare nei terzi il convincimento che Tibia non avesse mai perso il controllo di tali attività (ad esempio depositando talune strutture del lido in luoghi nella disponibilità del Tibia)“. Il legale è accusato di avere “taciuto o ridimensionato all’autorità giudiziaria il ruolo effettivamente ricoperto da Schepis nella gestione dell’impresa” e di avere “omesso di riferire ai giudici ‘i plurimi incontri che egli aveva avuto con Tibia, anche tramite Schepis“. “Bonanno nel dettaglio – si legge nel provvedimento – ha delegato a Schepis la raccolta del denaro introitato attraverso le slot machine della ”Eurogiochi”; si è rivolto al predetto ‘per qualunque esigenza attinente la gestione’ dello stabilimento balneare ”Il Pilone” (assunzione del personale, ricerca documenti utili, chiarimenti in ordine a contatti con fornitori, incassi, resoconto delle attività al momento in cui occorreva relazionare all’A.G.); in più occasioni ha interagito con il Tibia sia in prima persona che utilizzando l’utenza dello Schepis, probabilmente temendo di essere intercettato e non ha impedito che Tibia continuasse a ingerirsi concretamente nella gestione dello stabilimento balneare, tanto che lo stesso Tibia dava disposizioni ai dipendenti“.