Immigrazione, salvate 11mila vite in un anno con la missione privata Moas

immigrazione2La Migrant Offshore Aid Station o Moas, la missione privata di salvataggio dei migranti che attraversano il Mediterraneo compie un anno, periodo nel quale la nave Phoenix ed il suo equipaggio hanno salvato oltre 11mila persone. E il regalo di compleanno non si è fatto aspettare: un milione di euro di fondi raccolto in 48 ore. ’Una marea di umanità’ proveniente da persone di tutto il mondo Stati Uniti, Gran Bretagna, Turchia, Germania, Brasile e tanti altri, è stata definita dagli stessi fondatori della missione Regina e Christopher Catrambone. Una marea secondo gli organizzatori scaturita dal piccolo Aylan, la cui immagine del corpicino senza vita su di una spiaggia turca, ha fatto il giro del mondo scuotendo le coscienze di molti. I Catrambone sono una coppia di imprenditori nel settore delle assicurazioni, di origine calabrese residente a Malta, che ha voluto un anno fa appunto impegnarsi concretamente nell’assistenza e salvataggio di quegli immigrati che decidono di affrontare una lunga traversata sul Mediterraneo nel tentativo di lasciarsi guerre e persecuzioni alle spalle. Regina e Christopher hanno deciso di impegnarsi a salvare vite in mare in seguito alla tragedia del 3 ottobre del 2013 al largo di Lampedusa. Stavano facendo una vacanza in barca e dal ponte hanno visto in acqua un giubbotto e comprendendo che probabilmente era appartenuto ad un migrante deceduto in mare hanno cominciato a riflettere su cosa avessero potuto fare di concreto. La scintilla è scattata con la visita del papa a Lampedusa e così hanno deciso di acquistare negli Stati Uniti la Phoenix, 40 metri di imbarcazione dotata di un Drone con 20 membri di equipaggio e quest’anno anche di un team di Medici Senza Frontiere. Ed il 30 agosto 2014 la Phoenix ha compiuto il primo salvataggio al quale ne sono seguiti molti altri. “Stiamo sperimentando un’ondata di umanità scaturita da una foto che ha scosso profondamente i cuori e le menti delle persone in tutto il mondo. - riferisce in una nota Martin Xuereb, direttore del Moas – Sembra che adesso si stia realizzando che questa crisi umanitaria è di proporzioni epiche e che è necessario l’aiuto di tutti. La gente dona a noi e ad altre organizzazioni impegnate nell’aiuto ai migranti perché vogliono fare qualcosa di concreto per aiutare. E’ il momento che i leader del mondo si uniscano per fare qualcosa tutti insieme”. “Queste donazioni daranno un impulso forte alla nostra piccola ma efficace organizzazione. – continua Xuereb – Potremmo essere in grado di espandere la nostra missione e raggiungere altre parti del Mediterraneo. Il nostro obiettivo sarebbe quello di mitigare al massimo le perdite di vite umane per tutto l’anno, ma al momento, i fondi ci permettono di operare con una sola imbarcazione e solo per sei mesi l’anno: e se così abbiamo salvato tante vite, immaginate cosa potremmo fare con più fondi”. Attualmente la missione Moas ha un costo di 500mila euro al mese e “oltre il 90% vengono utilizzati soltanto per salvare vite – conclude Xuereb – i costi di amministrazione vengono tenuti al minimo indispensabile: tutto viene impiegato per la salvezza e l’assistenza dei migranti. Sfortunatamente non eravamo lì a salvare il piccolo Aylan ma continueremo a lavorare senza sosta per mantenere vivo il suo ricordo e perché tragedie come queste non si ripetano”. Per avere informazioni sulla raccolta fondi si può visitare il sito web Moas.eu.