Reggio: ieri la commemorazione del ferimento di Garibaldi

Pri“Ieri 29 agosto, come ogni anno, ci si è ritrovati sotto l’albero al quale si poggiò Garibaldi, ferito ad una gamba nel 1862. Per i Repubblicani, oltre al celebre motivo storico che ci fa ritrovare ogni anno davanti al mausoleo a lui intitolato, ci sono altri motivi per ricordare Giuseppe Garibaldi. Come è noto, il Generale è stato GRAN MAESTRO DELLA MASSONERIA e quindi laicamente venerato dai repubblicani massoni, che alla fine del 1800 erano tanti, basti ricordare la diffusione delle c.d. “vendite di carbone”, per intuire come già la Carboneria costituisse in Calabria i primi nuclei repubblicani. É utile ricordare che Mazzini e Garibaldi iniziarono le loro battaglie risorgimentali da affiliati alla Carboneria.
Il P.R.I. fu fondato nel 1895, ma in Calabria l’ondata di libertà intellettuale arrivò dopo e arrivò per merito di Francesco Antonio Leuzzi. Leuzzi nasce a Lubrichi, a pochi chilometri dal luogo del ferimento, il 10 giugno 1865. Studente di medicina a Napoli, divenne professore Universitario ma perse la cattedra per non aver voluto giurare fedeltà al fascismo. Oltre agli studi di medicina, Leuzzi matura un particolare interesse per le lezioni di diritto di Giovanni Bovio, deputato Repubblicano e Massone” afferma in una nota la consociazione provinciale del Partito Repubblicano Italiano. ”Fu uno sparuto gruppo di repubblicani di Delianuova, associati al circolo “29 Agosto”, che provvide a indire, su sollecitazione del Leuzzi, il primo congresso repubblicano calabrese per il 29 agosto 1917. Si comincia a capire l’importanza di questa data per i repubblicani calabresi, e reggini in particolare. Per motivi organizzativi e di contrasti interni, nulla di nuovo sotto il cielo repubblicano, il congresso si celebrò qualche mese dopo. Molti circoli repubblicani furono intestati a Massoni, a cominciare da Giovanni Bovio.

Impegno altrettanto forte - prosegue la nota- sul piano politico fu quello di Gaetano Sardiello, che pur schivo dall’assumere cariche pubbliche e men che meno di partito, decise a metà degl’anni 40 di assumere la direzione del partito calabrese perché “bisognava vendicare Garibaldi” ferito in Aspromonte dai Savoia, e la vendetta avrebbe dovuto tradursi nella fondazione della Repubblica Italiana, con la conseguente “cacciata” degli eredi di coloro che avevano attentato alla vita di Garibaldi. Ribadiamo che ieri non siamo stati presenti per mera ritualità, spesso “inutile e noiosa”, ma vi abbiamo partecipato per poter trasmettere alle giovani generazioni i principi di quel mondo ideale di cui si è alimentato l’intero Risorgimento Italiano, per perpetuare l’opera dei grandi repubblicani calabresi, che dobbiamo assumere a maestri di vita e di politica, per tradurre in termini moderni i concetti espressi nel passato e che noi dobbiamo rendere vivi. ABORRIAMO le mummificazioni, ma siamo convinti che senza un’adeguata conoscenza del passato e delle lezioni giunte a noi dalla Storia, nessun futuro può essere costruito. Ricordiamo il delianuovese Francesco Antonio Leuzzi - aggiunge la nota- citando la sua chiusa al primo congresso regionale repubblicano calabrese: “Orsù! Repubblicani delle tre calabrie, è nostro dovere di tagliare netto questo vergognoso nodo con un lavorio di redenzione, iniziandolo fin da questo primo congresso”. Oggi di nodi non ne abbiamo uno solo, ma tanti e diversificati; la nostra opera proverà ad offrire un contributo per scioglierli. Ricordiamo il contrasto che vi è stato per anni tra Mazzini e Garibaldi sul modello dell’Unità d’Italia, e l’accordo finale per il quale Mazzini dette il suo assenso alla spedizione dei Mille con l’assunto che l’Unità d’Italia era ben più importante delle loro discussioni sul modello di unità. Il bene della Calabria e di Reggio, è ben più importante dei fasulli primati dei partiti. Viva l’Italia, viva Garibaldi, viva Mazzini!”, conclude la nota