Reggio: “la città sembra in fase di dismissione”

Zema: “andando per Reggio, l’impressione che ha il visitatore o il cittadino è quella di attraversare una città in fase di dismissione”

RifiutiAndando per Reggio, l’impressione che ha il visitatore o il cittadino è quella di attraversare una città in fase di dismissione. La stessa impressione si ha, quando si esce dall’area urbana per inoltrarsi nelle frazioni limitrofe. Dismissione è il concetto che rende bene l’idea di una città che non interessa più a nessuno. Si annunciano grandi progetti nelle campagne elettorali per poi disattenderli puntualmente o rinnegarli. Reggio indebitata oltre misura per la cattiva amministrazione degli ultimi dieci anni di governo, come se nulla fosse continua a progettare e a spendere senza che gli amministratori abbiano la minima conoscenza della città e della sua storia e ancor di più ignorano il valore che un centro storico ha e del rispetto che le è dovuto. Mi riferisco al rifacimento della pavimentazione del corso Garibaldi e alla sostituzione dei lampioni sul corso e in via Marina” afferma in una nota Antonio Zema per l’”Associazione la Cosa Pubblica”.  “Mi chiedo se non sarebbe stato meglio integrare la pietra lavica dove era rovinata e mancante, mantenendo la tipologia storica senza alterare nulla, conservando anche la tipologia del basolato dei marciapiedi.  L’eredità lasciata dall’ex sindaco Scopelliti ci mostra una città che sembra attraversata da un terremoto distruttivo, essendo state demolite le speranze ed annientate le coscienze. Il senso di precarietà e di sconforto – continua- che si percepisce tra i cittadini è elevato. Le menzogne che ci hanno raccontato sul modello Reggio e le condizioni economiche devastanti in cui hanno lasciato la citta’ pesano e peseranno per i prossimi anni come una mannaia sullo sviluppo ed il governo quotidiano del comune. La nuova amministrazione, smarrita, confusa, con esperienza amministrativa pari a zero, non mostra le capacità adeguate a difendere l’impianto storico della città, pur se di storico oramai ha poco o nulla. (Forse dovremmo parlare di città vecchia) Comunque sarebbe il caso – conclude- che il materiale assurdamente eliminato (pietra lavica, lampioni e granito dei marciapiedi) non finisse nelle ville di privati ma venisse utilizzato per realizzare piazze nella ex circoscrizioni della zona nord e della zona sud della città”.