Legge elettorale: “il diavolo annidato nell’italicum va bloccato”

partiti-politici di Giovanni Alvaro- Non tutti i mali vengono per nuocere. Anzi nel caso specifico della legge elettorale il male della rottura del ‘patto del Nazzareno’ si è dimostrato veramente opportuno per riflettere su ciò che si stava facendo e per poter correggere di conseguenza una possibile legge liberticida. Non tanto per la legge in sé, in quanto essa dovrebbe avere una semplice  funzione tecnica di registrazione della volontà popolare, quanto per l’insidia del premio di maggioranza. Premio, infatti, che c’era anche nella precedente legge elettorale, meglio conosciuta come porcellum, tant’è che l’attuale Camera dei Deputati registra la presenza di una folta schiera di eletti della coalizione guidata dal partito di Bersani che si era aggiudicato il premio con una differenza, rispetto al PdL di Berlusconi, di appena lo 0,37%. La coalizione del centrosinistra, infatti, con 10.353,275 voti ha avuto assegnati 345 seggi su 630, mentre la coalizione di centro destra con 10.074.009 se ne è vista assegnare solo 124.  Il problema non sta nel premio ma sta nella scelta di chi deve usufruire di questo premio. Partito o coalizione? che comunque non è scelta neutra. Renzi si è battuto per il premio da assegnare al partito più votato al di sopra della soglia del 40%, o al partito che non superando detta soglia  si aggiudica il successivo e conseguente ballottaggio. La posizione del centrodestra invece era nettamente contraria chiedendo che ad essere premiata fosse la coalizione permettendo così l’aggregazione di forze simili, ed escludendo il loro scioglimento in un unico listone anche se per Forza Italia ciò non può comportare che le scelte dei singoli candidati possano essere accentrate nelle mani di un solo uomo. E’ questa consapevolezza che ha fatto decidere per il voto favorevole all’Italicum con il premio di maggioranza destinato al partito. E’ stata la voglia di fare le riforme che ha giocato un brutto scherzo al Cav determinando un errore che poteva essere letale per la stessa democrazia. Ma il Nazareno è saltato e, quindi, si può ragionare più serenamente sui risvolti non solo immediati della legge, ma anche in prospettiva così come avevano fatto i padri costituenti che si erano preoccupati, redigendo la Carta Costituzionale, di evitare che il Paese potesse ricadere in mano ad aspiranti dittatori o dittatorelli. Da questa preoccupazione nascevano la divisione dei poteri, i pesi e i cpartitiontrappesi e il sistema bicamerale perfetto. Ma vediamo dove era annidato il diavolo nell’Italicum. Le elezioni nell’immediato possono determinare il vincente sia per i consensi che per l’eventuale ballottaggio tra PD, Forza Italia (comunque chiamata) e Movimento 5 stelle. Oggi, con queste forze il pericolo vero, per un regime autoritario, potrebbe venire dal PD renziano o dal Movimento di Grillo, non certamente dall’aggregazione in un solo listone delle forze di centrodestra. Grillo ormai lo si conosce come padrone assoluto del suo partito e non tollera dissensi. Chi dissente viene liquidato con la farsa della rete. Una Camera dominata dal 55% di pentastellati, cioè da 345 deputati su 630, crea un disagio enorme agli spiriti liberi. La stessa cosa la si può dire per Renzi il cui spirito autoritario è ormai superconosciuto e fa uscire dai binari anche la terza carica dello Stato. La scelta dei candidati, sia quelli scelti per occupare la prima casella che gli altri, li farebbe solo lui (rottamando tutti gli altri) e gli eletti risponderebbero solo a lui. Se già oggi, in una Camera nominata sostanzialmente da Bersani, è il padrone incontrastato, figuriamoci in una Camera scelta solo da lui. L’unico partito che non fa correre questi pericoli è Forza Italia (o come si chiamerà la coalizione) perché il listone viene realizzato con le scelte fatte dai singoli partiti aggregati ai quali spetta, in proporzione, la decisione sui candidati da mettere in lista, inclusi quelli da mettere in prima posizione. Renzi, comunque, è sicuro di farcela non solo la prima volta ma anche per il “secondo giro” come ama dire. E in questa prospettiva continua imperterrito a cambiare le regole dei giochi, da solo, come sta tentando di fare anche con la Rai che da gestita dai Partiti passerebbe a gestita dal Governo o meglio ancora gestita direttamente da lui. Per questa operazione vuol usare il decreto legge e porre, entro i 60 giorni previsti per la sua conversione, la fiducia che implica la caduta del governo se il decreto dovesse venire bocciato e, quasi automaticamente, nuove elezioni che, molti piccoli uomini che siedono in Parlamento, vedono come fumo negli occhi, sapendo che difficilmente potrebbero essere rieletti. Un ricatto quindi, che Renzi sta utilizzando senza risparmio ma che va bloccato senza ulteriori rinvii. Sarà proprio il decreto legge sulla Rai che svelerà la vera natura non di Renzi, che già conosciamo, ma del Presidente della Repubblica che, nel discorso di investitura, ha espresso severe critiche sull’uso smodato di questo sistema di spoliazione delle prerogative del Parlamento, e che, ora, ha la possibilità di dimostrare che sa anche passare dalle enunciazioni ai fatti. Se non bloccherà l’ennesimo decreto rischia di aprire non una porta ma un’autostrada all’autoritarismo di Renzi che userà, più di quanto non faccia oggi, le reti tv pubbliche, senza concorrenti, per rafforzare l’area del proprio consenso popolare. Per le televisioni private ci sarà tempo per un altro decreto con il quale magari si potrà decretare la loro chiusura. E allora ricordando quanto ha scritto Diaconale, “…non sarà il caso di incominciare a mettere in guardia gli italiani del rischio del Perón alla fiorentina?”. Credo di si, anzi si è addirittura in ritardo. Cari Berlusconi, Fitto, Salvini, Meloni, Alfano e signori della sinistra che non condividete la deriva assunta dalla slavina Renzi, datevi una mossa per sbarrare il passo al novello dittatore prima che sia troppo tardi e prima che a pensarci non siano movimenti dal basso. Forse è ora di unirsi con un solo obiettivo che deve essere quello di difendere la Repubblica e la democrazia decidendo di affidare le sorti dell’Italia ad una Costituente eletta proporzionalmente che in un anno presenti le proprie proposte.