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Il poeta Giunta ed i reggini al tempo dei social network

US-IT-INTERNET-FACEBOOK-FILES“Nani su’ iddi e vonnu a tutti nani; nci vannu terra terra, peri e mmani; e, pâ malignità bbrutta e superba, cca non crisci chi erba, erba, erba…”

Nessuno come l’eclettico poeta Nicola Giunta ha dipinto così bene i reggini. E il ritratto della comunità dello Stretto è immobile, fermo a 50 anni fa. Antropologicamente stabile, encefalogramma piatto. Lamentela continua, a tratti logorroica. Fase distruttiva sempre in moto, fase propositiva stantìa, anzi carente.  Assente. Encefalogramma piatto appunto.

bronzi nuova sala

Ma d’altronde “n’ta ‘stu paisi cunta sulu a ‘mbiria, pirciò non sunnu tutti chi cicoria….”. Quanto è vero, purtroppo.

E se 50 anni fa il reggino lo si descriveva, egregiamente, con carta, penna e calamaio, oggi lo stesso reggino si manifesta a pieno e senza pudore sui social network, trasformati presto da luogo di confronto virtuale a spazio di frustrazione quotidiana e incontinenza fecale.

E così se i Bronzi (dopo quattro anni di trastullamento per l’inerzia dello Stato) tornano al Museo, il commento è “ma a noi che ci frega, abbiamo altri problemi”, e ancora “non avranno mica il coraggio di inaugurare la nuova sala” e aggiungono: “tanto non verrà lo stesso nessuno a visitarli”.

Nicola Giunta

Nicola Giunta

La pista ciclabile è quasi terminata? Bene, anzi male, malissimo. Perché? “Perché si dovevano fare altre cose”, e anche “perché è fatta di mer…” o perché “tanto a Reggio non usa nessuno le bici”.

E se vengono i turisti russi e tedeschi? “E che vengono a fare a vedere la spazzatura?

Nicola Giunta grande interprete della psicologia reggina (anzi dello psicodramma reggino) le tue parole, oggi più di ieri, riepilogano una comunità inutilmente blaterante e, probabilmente, per nulla operosa.

“Nani su’ iddi e vonnu a tutti nani”. “Arburi?… Si ccarcunu ‘ndi sciurisci

‘nci minunu petrati non mmi crisci…”.

“Ambatula tu fai.. Rresti cu ‘ngagghiu… Si senti sempri chi ‘nc’è fetu d’agghiu…”

“Si ‘nc’esti ‘nu cartellu aundi rici:

“Sti ‘ggenti tra di iddi su’ nnimici!”