Le indagini dell’ispettore FELICINO – N.30

felicinoMentre Felicino era davanti allo specchio che si radeva la barba, nel suo animo era ancora chiara e forte l’emozione che la sera precedente lo aveva scosso, durante lo spettacolo “Le libere donne di Magliano“, svoltosi nella biblioteca comunale, praticamente in un teatro improvvisato. Un’artista bravissima aveva recitato la parte delle diverse matte, immedesimandosi nei personaggi quasi fino alla cancellazione della realtà. Era stata una rappresentazione così vibrante e diretta, come un pugno nello stomaco e ancora stamattina ne avvertiva il turbamento che aveva provato al momento, quando venti minuti di applausi avevano incoronato un’artista sconosciuta. E pensare che non aveva avuto gran voglia di andarci, perché la giornata era stata molto faticosa e triste a causa di un infortunio mortale che si era verificato in un cantiere edile della zona ed era ancora scosso dalle urla strazianti gridati della giovane moglie della vittima. Il lavoratore era deceduto per il ribaltamento di un escavatore che un altro lavoratore più anziano gli aveva ordinato di utilizzare per lo sradicamento di alcune canne presenti in una scarpata del cantiere. Così, quella mattina Felicino era ritornato sul luogo dell’incidente per completare gli accertamenti, alla fine dei quali, e sentite le testimonianze degli operai presenti, aveva apourato, senza ombra di dubbio, che il lavoratore stava eseguendo lo sradicamento delle canne cresciute nella scarpata, utilizzando un escavatore che si era ribaltato cagionandogli lesioni letali. Il mezzo al controllo dell’ispettore era risultato del tutto inidoneo a lavorare in un sito con elevatissima pendenza, per cui si era determinato il ribaltamento della stesso.

L’ispettore, a completamento delle indagini, chiamò in disparte il lavoratore che aveva dato l’ordine di eseguire quel lavoro e gli disse “Purtroppo, la responsabilità dell’evento è da imputare a lei in quanto dirigeva ed impartiva, agli altri operai compresa la vittima, istruzioni sulle lavorazioni da farsi e sulle attrezzature da utilizzare ed ha permesso l’impiego di un veicolo inadatto allo stato dei luoghi”. “Ma sta scherzando ispettore” rispose, con stizza, il lavoratore “io non ho alcun incarico ufficiale. Non sono io il Datore di lavoro, ma mi limito a dare indicazioni sulle lavorazioni da eseguire, sulla base delle istruzioni ricevute dal titolare che spesso si trova in ufficio per la gestione dell’impresa. Non ho alcuna sfera di autonomia gestionale”. Dopo aver ascoltato la spiegazione del lavoratore, Felicino, che aveva ben approfondito la questione sentendo gli altri operai presenti, ribadì chiaro, senza lasciare possibilità di replica “Non ha alcuna importanza l’avere o non avere un incarico scritto, ma l’importante è quello che di fatto si fa e si è. Lei è una sorta di capo cantiere ed aveva l’obbligo di cautelare il rischio di ribaltamento, inibendo l’uso di un veicolo del tutto inadeguato alla condizione dello spazio in cui operava”. Poi tirò fuori il blocco dei verbali, ne staccò una copia e, mentre scriveva la motivazione della contravvenzione, spiegò ancora una volta, al lavoratore incredulo, quanto stabiliva l’art. 299 del D.Lgs 81/08, ossia che le posizioni di garanzia gravano anche su colui il quale, pur sprovvisto di regolare investitura, eserciti in concreto i poteri giuridici riferiti al datore di lavoro. Quindi lo contravvenzionò per la violazione all’art. 71, punto 2 del D.Lgs 81/08 per non aver preso in considerazione, all’atto della scelta dell’attrezzatura di lavoro, le condizioni e le caratteristiche specifiche del lavoro da svolgere. La sanzione in questo caso prevedeva l’arresto da tre a sei mesi o l’ammenda da 2.740,00 a 7.014,40 euro.

A cura di Studio SGRO

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