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Dissesto idrogeologico, 68,8% comuni a rischio: oltre la meta’ sono al Nord

imagesIl 68,8% delle amministrazioni italiane (ossia 5.569 comuni) e’ a rischio idrogeologico. La mappa disegnata dalle elaborazioni del Centro documentazione e studi dei Comuni italiani Anci-Ifel immortala un pericolo concentrato, per oltre la meta’, nelle regioni settentrionali, per il 30% in quelle del Sud e per il 20% in quelle del centro. Una fotografia che, ad aprile scorso, si e’ trasformata in emergenza sull’appennino parmense: strade crollate, case abbattute dalle frane che hanno devastato Sauna e Tizzano. E proprio a quattro mesi dal disastro il sindaco di Tizzano Amilcare Bodria tiene alta l’attenzione: “Abbiamo ancora strade provinciali completamente interrotte – dice all’Adnkronos – e strade comunali riaperte solo attraverso delle ‘piste’ di emergenza”. Per sistemare la strada e rendere completamente transitabile in sicurezza il collegamento per Capriglio e la stazione di Schia servono “al piu’ presto un milione di euro, mentre per riparare tutti i danni subiti nel nostro territorio servirebbero almeno 14 mln di euro”, sottolinea. “Al momento per aprire la strada con una ‘pista di emergenza’ abbiamo ottenuto 500mila euro – spiega – Abbiamo fiducia nel presidente della Regione che ci ha promesso che verranno finanziati gli interventi”. Ai collegamenti stradali, infatti, si aggiungono le tre case crollate e quelle rese inagibili. Ma la paura e’ che, senza una messa in sicurezza, si piombi ancora nell’emergenza.E’ il nord, come emerge dai dati sui ‘Comuni italiani a rischio idrogeologico’, a registrare il numero maggiore di criticita’. In valori assoluti il dato piu’ elevato e’ in Piemonte dove 1.043 enti locali presentano nel proprio territorio aree considerate a rischio. Segue la Lombardia con 912 amministrazioni, mentre il minor numero di realta’ a rischio e’ in Puglia e in Sardegna, dove la cifra scende, rispettivamente, a 48 e 42. In termini percentuali, come ha rilevato il centro documentazione e studi dei Comuni italiani Anci-Ifel sui dati del ministero dell’Ambiente, dell’Upi e dell’Istat, i valori piu’ elevati si riscontrano per i comuni laziali, toscani e marchigiani con indici superiori al 95%. Se l’Emilia Romagna si attesta sull’88,8%, in Valle d’Aosta, Umbria e Calabria tutte le amministrazioni comunali sono a rischio idrogeologico. “Di fronte a questi dati – dice il sindaco di Tizzano – ritengo che occorrerebbe valorizzare gli studi fatti: bisogna stanziare risorse per la difesa del suolo e finalizzarle a far fronte alle criticita’ individuate dai piani di bacino. Inoltre, e’ necessario dotare di risorse la protezione civile per far fronte a queste emergenze, non e’ possibile dover aspettare quattro mesi per vedere i fondi”. Oltre il 70% delle realta’ comunali a rischio idrogeologico, in base all’analisi del Centro documentazione e studi dei Comuni italiani Anci-Ifel, ha meno di 5.000 abitanti. In termini relativi, sono le citta’ con oltre 250mila residenti a presentare la maggior percentuale di comuni con aree a rischio idrogeologico all’interno del proprio territorio: di queste infatti 10 su 12, ossia l’83,3%, si trova in tale condizione. Solo Bari e Venezia non hanno aree a rischio.