Elezioni FIGC, la clamorosa indiscrezione: spunta la candidatura di Adriano Galliani, perché non tutti vogliono Malagò

Indiscrezione clamorosa sulle elezioni federali del 14 dicembre: Inter, Milan e Atalanta tra le società che starebbero valutando l'ex dirigente rossonero. Dietro le tensioni con Malagò le scelte sulla Nazionale, il caso Maldini-Leonardo, la nomina di Bianchedi e il commissariamento della Federcalcio

Una clamorosa indiscrezione potrebbe cambiare gli equilibri in vista delle prossime elezioni della FIGC. Secondo quanto riportato in queste ore dai principali quotidiani italiani sportivi e non, un gruppo di società di Serie A starebbe valutando la possibilità di sostenere Adriano Galliani come candidato alla presidenza della FIGC, in alternativa all’attuale commissario straordinario Giovanni Malagò. Non si tratta ancora di una candidatura ufficiale, ma di un’ipotesi concreta sulla quale sarebbero in corso contatti e valutazioni all’interno della massima serie. Tra i club interessati a una soluzione alternativa vengono indicati Inter, Milan e Atalanta, mentre altre società continuerebbero a lavorare per confermare il sostegno a Malagò. La possibile candidatura di Galliani arriva in un momento particolarmente delicato per il calcio italiano, reduce da mesi di tensioni istituzionali, cambiamenti nella gestione della Nazionale e dal commissariamento della stessa Federcalcio. Una situazione che ha progressivamente incrinato l’unità iniziale delle componenti federali attorno a Malagò, aprendo interrogativi sulla futura governance del movimento calcistico nazionale.

Adriano Galliani possibile candidato alla presidenza FIGC: cosa emerge dalle ultime indiscrezioni

La novità più rilevante riguarda la possibilità che Adriano Galliani, storico dirigente del Milan ed ex amministratore delegato del Monza, possa diventare il punto di riferimento di una parte importante della Serie A in vista dell’assemblea elettiva del 14 dicembre 2026. Secondo le ricostruzioni giornalistiche, alcuni club avrebbero già avviato contatti per verificarne la disponibilità, ricevendo un’apertura di massima che dovrà eventualmente essere confermata sulla base del programma federale e del sostegno effettivamente raccolto. La scelta del nome non sarebbe casuale: Galliani vanta una lunga esperienza nella gestione delle società calcistiche e nelle istituzioni sportive, avendo ricoperto anche la presidenza della Lega Serie A dal 2002 al 2006, la vicepresidenza dal 2013 al 2017 e un analogo incarico nella Lega Serie B tra il 2021 e il 2022. La sua esperienza dirigenziale, maturata soprattutto al Milan durante il lungo ciclo con Silvio Berlusconi e successivamente al Monza, rappresenterebbe uno degli elementi valutati positivamente dai suoi potenziali sostenitori. Resta tuttavia da verificare se questa disponibilità possa trasformarsi in una candidatura sostenuta da una maggioranza sufficientemente ampia delle componenti federali.

Il quadro, infatti, è tutt’altro che definito. Malagò ha già espresso pubblicamente la volontà di ricandidarsi e continua a ritenere possibile la ricostruzione di un consenso attorno alla propria figura. Alcuni dirigenti delle società di Serie A starebbero raccogliendo le firme necessarie per sostenerlo, mentre altri valuterebbero l’ipotesi Galliani. Il termine per la presentazione delle candidature è fissato al 4 novembre, una scadenza che rende particolarmente importanti i prossimi giorni. Secondo le ricostruzioni emerse, all’interno della Lega Serie A sarebbero necessarie almeno undici società su venti per individuare un candidato sostenuto dalla maggioranza, anche se un consenso più ampio rappresenterebbe una base politica più solida in vista del voto. L’eventuale convergenza su Galliani potrebbe inoltre coinvolgere altre componenti del sistema federale, dai calciatori agli allenatori, fino alle leghe professionistiche e dilettantistiche. Al momento, però, rimangono scenari da verificare e non decisioni già formalizzate.

Perché alcuni club di Serie A sono insoddisfatti di Malagò

Per comprendere le ragioni della possibile alternativa bisogna ripercorrere quanto accaduto negli ultimi mesi. Giovanni Malagò era stato eletto presidente della FIGC il 22 giugno 2026, con un sostegno importante proveniente proprio dalla Serie A e da altre componenti federali. La sua elezione era stata accompagnata dall’aspettativa di avviare una nuova fase per il calcio italiano, dopo le difficoltà della Nazionale e la necessità di ripensare organizzazione e prospettive dell’intero movimento. Secondo le ricostruzioni pubblicate oggi, tuttavia, una parte delle società che avevano contribuito alla sua elezione avrebbe progressivamente maturato un giudizio critico soprattutto sul metodo utilizzato per assumere alcune decisioni. Il problema non riguarderebbe esclusivamente le singole nomine, ma la mancata condivisione delle scelte con i club e con le componenti federali, che avrebbero auspicato un maggiore coinvolgimento nella costruzione del nuovo corso.

Questa distanza sarebbe emersa in particolare durante la gestione della Nazionale italiana, dalla breve esperienza di Paolo Maldini e Leonardo fino alla scelta del commissario tecnico, passando per la controversa nomina di Diana Bianchedi. Secondo la Gazzetta dello Sport, diversi club avrebbero preferito una soluzione differente per la panchina azzurra, indicando Antonio Conte come possibile figura attorno alla quale ricostruire un progetto condiviso. Malagò ha invece deciso di affidare la squadra a Roberto Mancini, protagonista del successo agli Europei del 2021 e già commissario tecnico della Nazionale fino al 2023. Non è tanto il valore professionale degli allenatori a essere al centro delle perplessità riferite dalle cronache, quanto il processo decisionale. Le società avrebbero chiesto un coinvolgimento maggiore nelle scelte strategiche e avrebbero interpretato alcune decisioni del presidente come il segnale di una gestione poco collegiale. Le tensioni, inizialmente circoscritte, avrebbero così contribuito ad alimentare le riflessioni sull’opportunità di confermare Malagò alla guida federale.

Il caso Maldini-Leonardo e la mancata nomina di Andrea Pirlo: cosa è successo a luglio

Uno dei passaggi più complicati della presidenza Malagò risale al mese di luglio. L’11 luglio 2026, il presidente federale aveva annunciato l’ingresso di Paolo Maldini nella struttura della Nazionale con il ruolo di direttore tecnico e presidente del Club Italia, affiancato da Leonardo come advisor. L’obiettivo era affidare a due figure di grande esperienza internazionale un ruolo centrale nella ricostruzione del progetto azzurro, a partire dalla scelta del nuovo commissario tecnico. La prima soluzione presa in considerazione era stata quella di Pep Guardiola, con il quale erano stati avviati contatti per verificare la disponibilità ad assumere la guida dell’Italia. Dopo il mancato accordo con l’allenatore spagnolo, Maldini e Leonardo avevano individuato in Andrea Pirlo un possibile candidato alternativo, ritenuto coerente con il progetto tecnico che intendevano sviluppare.

La candidatura di Pirlo è però naufragata quando sono emerse le polemiche legate alla sua collaborazione commerciale con Fonbet, operatore russo di scommesse sportive. La vicenda ha provocato un acceso confronto anche sul piano istituzionale, fino alla decisione di non procedere con la nomina. A quel punto sono emerse divergenze sulla gestione della scelta del commissario tecnico e sull’autonomia decisionale riconosciuta a Maldini e Leonardo. I due hanno lasciato i rispettivi incarichi il 27 luglio, appena sedici giorni dopo il loro ingresso in Federazione. Maldini ha successivamente spiegato di aver accettato il ruolo sulla base di un accordo che gli avrebbe attribuito, insieme a Leonardo, la responsabilità della scelta dell’allenatore, con l’avallo del presidente. Malagò, da parte sua, ha descritto la separazione come consensuale, sostenendo che non vi fossero stati scontri personali. Le diverse ricostruzioni hanno comunque evidenziato la difficoltà di mantenere un indirizzo condiviso nella fase iniziale della nuova gestione federale.

Il 28 luglio Malagò ha quindi annunciato ufficialmente il ritorno di Roberto Mancini sulla panchina della Nazionale, affidando contemporaneamente a Claudio Ranieri il ruolo di direttore tecnico della FIGC e presidente del Club Italia. Una soluzione che ha permesso di ricostituire la guida tecnica azzurra, ma che non ha cancellato le perplessità di una parte del sistema calcistico. Secondo quanto emerge dalle ricostruzioni più recenti, diversi club avrebbero infatti preferito che la scelta del nuovo commissario tecnico maturasse attraverso un confronto più approfondito con le componenti federali. La vicenda Maldini-Leonardo-Pirlo è così diventata uno dei principali elementi di tensione nei rapporti tra Malagò e una parte delle società che inizialmente lo avevano sostenuto.

La nomina di Diana Bianchedi e lo scontro sulle incompatibilità

Un’altra controversia è esplosa nel mese di agosto, quando Malagò ha individuato nell’ex schermitrice Diana Bianchedi la figura destinata a ricoprire il ruolo di capodelegazione della Nazionale italiana. Bianchedi, vincitrice di due medaglie d’oro olimpiche nel fioretto a squadre e dirigente sportiva di lunga esperienza, ricopriva anche la carica di vicepresidente del CONI. La sua designazione ha suscitato discussioni per due motivi distinti. Il primo riguardava l’opportunità di affidare un incarico tradizionalmente collegato al mondo calcistico a una personalità proveniente da un’altra disciplina. Il secondo, più propriamente istituzionale, riguardava la possibile incompatibilità tra il ruolo federale e quello ricoperto all’interno del Comitato Olimpico Nazionale Italiano.

Il 9 agosto il CONI ha avviato verifiche sull’opportunità e sulle eventuali incompatibilità della nomina, mentre la FIGC ha sostenuto che non sussistessero conflitti di interesse, considerando l’incarico di capodelegazione una funzione di rappresentanza. La questione ha alimentato anche un confronto pubblico tra Malagò e il ministro per lo Sport Andrea Abodi, contribuendo a rendere ancora più delicati i rapporti istituzionali. Sul piano interno, diversi club di Serie A avrebbero manifestato soprattutto il proprio disappunto per non essere stati consultati preventivamente. A distanza di alcune settimane, la situazione si è evoluta ulteriormente: nell’intervista pubblicata oggi da Repubblica, Malagò ha spiegato che Bianchedi ha scelto di farsi da parte per evitare strumentalizzazioni e che un eventuale nuovo incarico potrà essere valutato soltanto dopo le elezioni federali. La vicenda resta comunque uno degli episodi che hanno contribuito a rendere meno compatto il fronte dei sostenitori dell’attuale commissario.

Il commissariamento della FIGC del 6 ottobre: perché Malagò è diventato commissario di se stesso

La situazione istituzionale è diventata ancora più complessa tra settembre e ottobre, quando è emerso un problema relativo ai requisiti formali della candidatura che aveva portato Malagò alla presidenza della FIGC. Al momento dell’elezione del 22 giugno, infatti, Malagò non risultava tesserato alla Federazione, requisito richiesto per poter concorrere alla carica. La questione ha determinato verifiche giuridiche e un confronto all’interno del CONI sulla validità della sua posizione. Il 6 ottobre 2026, la Giunta e il Consiglio Nazionale del Comitato Olimpico hanno deciso il commissariamento della Federcalcio, affidando però l’incarico di commissario straordinario allo stesso Malagò. Una soluzione che ha consentito di garantire continuità gestionale alla Federazione e, contemporaneamente, di avviare il percorso verso nuove elezioni, da celebrare entro il 31 gennaio 2027.

Successivamente è stata individuata la data del 14 dicembre per la nuova assemblea elettiva. Il commissariamento, dunque, non è stato conseguenza delle divergenze tra Malagò e i club sulla gestione della Nazionale, ma di una specifica questione relativa ai requisiti di eleggibilità. Le tensioni politiche e sportive maturate durante l’estate costituiscono un problema distinto, che tuttavia oggi assume un peso significativo proprio in vista del nuovo voto. Nel frattempo Malagò ha provveduto a regolarizzare la propria posizione attraverso il tesseramento come dirigente-accompagnatore del Circolo Canottieri Aniene, affiliato alla FIGC con una squadra di calcio a cinque. Il passaggio dovrebbe consentirgli di presentarsi nuovamente alle elezioni senza riproporre il problema formale che aveva determinato il commissariamento. L’attuale commissario ha confermato la volontà di ricandidarsi, ma dovrà verificare la consistenza del sostegno politico delle diverse componenti federali.

Il ruolo della Serie A e la possibile convergenza su Galliani

È proprio in questo contesto che torna d’attualità il nome di Adriano Galliani. Secondo quanto riferito dal Corriere della Sera, mentre alcuni dirigenti, tra cui quelli riconducibili a Lecce e Monza, starebbero lavorando per raccogliere consensi attorno a Malagò, altri club, tra cui Inter, Milan e Atalanta, starebbero valutando una candidatura alternativa. La scelta di Galliani potrebbe rispondere all’esigenza di individuare un dirigente con una lunga esperienza nel calcio professionistico e nelle dinamiche delle leghe, capace di rappresentare un diverso modello di gestione dei rapporti tra società e Federazione. A rendere interessante questa ipotesi sarebbe anche la possibilità di costruire un consenso trasversale tra le diverse componenti del sistema calcistico. Non è però ancora chiaro se tutte le società orientate verso un’alternativa a Malagò siano effettivamente disponibili a convergere sullo stesso candidato.

La questione decisiva riguarda il peso elettorale della Serie A e la capacità di costruire una maggioranza federale. Il sostegno dei club del massimo campionato è politicamente rilevante, ma non basta da solo a garantire l’elezione del presidente FIGC. Sarà necessario verificare gli orientamenti delle altre leghe e delle rappresentanze di calciatori e allenatori, che potrebbero svolgere un ruolo determinante. Le società sono inoltre chiamate a valutare i programmi dei candidati, le prospettive di riforma del calcio italiano e la futura organizzazione federale. In queste condizioni, la possibile candidatura di Galliani potrebbe rappresentare sia l’avvio di un confronto elettorale effettivo sia un elemento destinato a incidere sulle trattative tra i diversi schieramenti. Una parte delle ricostruzioni giornalistiche contempla anche l’ipotesi che Malagò possa decidere di non proseguire qualora il consenso attorno alla sua candidatura risultasse troppo debole, ma al momento non esistono indicazioni ufficiali in questa direzione.

Il 4 novembre la prima scadenza, il 14 dicembre le elezioni: cosa può succedere adesso

Il calendario rende la situazione particolarmente interessante. Entro il 4 novembre 2026 dovranno essere presentate le candidature alla presidenza federale, mentre il 14 dicembre si terrà l’assemblea chiamata a eleggere il nuovo vertice della FIGC. Nei prossimi giorni sarà quindi necessario capire se Adriano Galliani intenda formalizzare la propria disponibilità e se i club che stanno valutando il suo nome riusciranno a costruire una proposta comune. Parallelamente, Giovanni Malagò continuerà a cercare il sostegno delle società e delle componenti federali per confermare il percorso avviato dopo l’elezione di giugno. L’attuale commissario ha ribadito anche nelle ultime ore di ritenere possibile una nuova candidatura sostenuta da una maggioranza, pur riconoscendo la necessità di completare i passaggi formali previsti.