Girasoli, rose e crisantemi. Cose che potete trovare da un fioraio o anche in un articolo che parla di Reggina. Perché i fratelli Girasole sono diventati la polemica del momento, per settimane lo è stata la rosa della Reggina, nel mezzo ci sono le vedove e i crisantemi vanno da sé. Figure e figuracce retoriche, gattini da tastiera (leoni sarebbe un complimento), analfabetismo funzionale per molti, puro hating per altri. Le malattie dei nostri tempi. A Reggio Calabria poi, tutti sanno tutto, tutti hanno sempre ragione, anche perchè poi cambiano versione davanti alla verità, ci si convince della propria realtà. Poi ci sono i fatti.
I fatti dicono che la Reggina gioca in Serie D da 4 anni, che su StrettoWeb abbiamo scritto per 3 anni che con Nino Ballarino la Reggina non sarebbe mai salita di categoria per manifeste mancanze di competenza, di cash, di progetto. Così è stato. Per 3 anni abbiamo predicato nel deserto, ci siamo presi critiche (legittime quando costruttive), insulti e minacce (un po’ meno legittimi…) dalle stesse persone che per 3 anni hanno avuto paraocchi e paraorecchie e che oggi sono allergici alla verità.
A Reggio Calabria dà più fastidio dare ragione a qualcuno o ammettere di aver avuto torto? A voi la scelta. Perché la coerenza è roba per pochi. E sul nostro giornale abbiamo mantenuto sempre una linea netta, che può piacere o non piacere, ma non può essere ignorata o mistificata. Quest’anno la Reggina ha una proprietà e una rosa da promozione assicurata. Lo abbiamo detto dal giorno uno. Non è una questione politica, non è una questione di simpatie, è calcio puro e semplice. Il motivo sta nell’addio di Ballarino e nell’arrivo di Claudio Lotito, un cambiamento, quello alla guida della società amaranto, che abbiamo auspicato per 3 anni.
Nascondersi dietro gli alibi del “era il primo anno“, del “campionato perso per 1 punto“, “della stampa nemica” è imbarazzante, svilisce il contraddittorio contrapponendo fatti concreti a scuse. Degli insulti, degli striscioni, delle battute ci interessa poco, qualificano chi li scrive. Vale lo stesso per i contenuti degli articoli.
Girasoli, i fiori della polemica
Da quando la vecchia Amministrazione ha deciso di mischiare Reggina e politica, la cronaca sportiva è diventata cronaca “sportiva e politica”. I fratelli Girasole sono i nipoti dell’ex vicesindaco Brunetti, oggi estirpato dalla politica reggina dopo l’ultima tornata elettorale, una netta bocciatura arrivata dai cittadini ai danni di uno degli alfieri di Falcomatà, nonché di colui che per anni è intervenuto nelle questioni relative alla Reggina.
Lo abbiamo scritto sempre su StrettoWeb, così come abbiamo scritto che Domenico è un giocatore che è tornato a Reggio da svincolato, post infortunio, per rilanciarsi, proprio pochi giorni dopo la decisione dello zio politico sulla nuova società; Rosario invece da Reggio è andato via, per finire la sua formazione giovanile, salendo di categoria proprio quando lo zio politico sceglieva quella nuova mediocre proprietà. Domenico è quello meno forte dei due, una valutazione calcistica, opinabile; Rosario, in un articolo datato 2023, lo abbiamo descritto come un giovane calciatore dal “potenziale esplosivo“. Opinabile anche questo. Ma i fatti, oggi dicono che con il cambio proprietario, l’arrivo di calciatori fuori categoria del calibro di Baldan e Lancini, Domenico Girasole si è accomodato in panchina, mentre Rosario gioca titolare.
In tanti tirano in ballo le qualità umane di Domenico Girasole, ragazzo d’oro, educato, di buona famiglia. Qualità mai messe in dubbio su questo giornale, anche perchè non ne vediamo né l’utilità di farlo, né abbiamo mai commentato la sfera umana. Immaginiamo che anche mister Marchionni faccia lo stesso nelle sue valutazioni, quando stila l’11 titolare e sceglie la titolarità di Rosario Girasole – nonostante gli altri tre under siano già in campo, come se fosse un over – al posto di quella di Domenico. Ora, le cose sono 2: o mister Marchionni scrive per StrettoWeb e ne giudica negativamente le qualità etiche e morali; oppure fa una valutazione prettamente sportiva come per tutti gli altri calciatori in rosa. E come abbiamo fatto noi sin dal primo giorno.
La verità è che il tifoso reggino di oggi ha la memoria corta, ci piace pensare che forse sia solo inquinata da quello che ha vissuto negli ultimi 3 anni. Belardi, Cirillo e Giovannino Morabito prima; Missiroli e Nicolas Viola poi, a più riprese sono stati fischiati in ben altre categorie. Parliamo di reggini (Cirillo reggino acquisito, ndr), formatisi al Sant’Agata, con la maglia amaranto tatuata addosso e che hanno calcato i palcoscenici di Serie A. Ma al Granillo venivano fischiati, perchè in quanto reggini dovevano dare di più, perchè sarebbe stato meglio avere qualcuno di più forte rispetto a un giovane reggino che, agli inizi, in quella categoria, faticava.
Oggi, agli stessi tifosi, in Serie D, non va giù che un calciatore che per 3 anni è stato titolare in una squadra incapace di ottenere la promozione, mischiando buone prestazioni ad altre con errori evidenti (nella norma, come tanti), e che oggi fa panchina in una squadra super favorita, venga descritto come panchinaro. Non umanamente, non politicamente, ma calcisticamente.
Barillà, le cazza** e il sostegno alla squadra
Dalla lista precedente abbiamo tenuto fuori appositamente Barillà per dedicargli uno spazio diverso. Del resto, il capitano, anzi ex capitano, della Reggina, se lo merita. Su StrettoWeb lo abbiamo difeso con un editoriale molto recente, quando avremmo potuto soprassedere al fatto che gli stessi tifosi che oggi si stracciano le vesti per Girasole, attaccavano via social Barillà che gli ultimi 3 anni della Reggina li ha subiti sulla sua pelle. Per deformazione personale, non potevamo stare zitti, abbiamo portato avanti anche in quel caso le nostre idee e ci siamo rivolti alla persona, non al calciatore.
Sotto un nostro articolo sulla questione dei fratelli Girasole, nel quale abbiamo rivendicato con l’orgoglio di chi ha anticipato fatti poi dimostrati quanto scritto da 3 anni a questa parte, Barillà, oggi senza contratto, ha deciso di commentare prima scrivendo che saremmo dovuti “stare muti“, continuando poi con la solita tiritera del “cazza** scritte“, per chiedere, infine, di sostenere la squadra “che questo potrà essere l’anno giusto“.
Ora, sorvolando sullo “stare muti” che ha poi ritrattato in un secondo commento, comprendiamo che Barillà è stato capitano, compagno e fratello maggiore di tanti ragazzi, ma se anche per lui “questo potrà essere l’anno giusto“, va da sé che lo sarà perchè quest’anno la rosa è davvero una corazzata e, in questa corazzata, i pochissimi reduci della disastrosa stagione di Ballarino (sono 4 su 30!), si dividono le poltroncine della panchina e i seggiolini della tribuna. Quindi queste “cazza**” scritte non sono poi così tante… Piuttosto lui, da capitano e reggino doc, cosa ha combinato in questi anni da specialista in calciomercato e accomodatore di liberatorie varie ed assortite, o da ultimo lungodegente quando si accumulavano gli stipendi arretrati?
La rosa della Reggina OGGI profuma di Serie C
E di fianco a Domenico Girasole, tra i pochi superstiti della passata stagione, ci sono anche Laaribi e Porcino. Lagonigro, fin qui unico titolare, in porta, insieme al già citato Rosario Girasole. Della corazzata Potemkin di Ballarino sono rimaste le briciole. Quelli che la vecchia dirigenza chiamava “lussi per la categoria” (lo stesso Barillà, ma anche Adejo, Salandria, Montalto ecc.) sono rimasti senza contratto, sono scesi in Eccellenza, sono stati messi alla porta.
Il DS Romairone, il nuovo allenatore Marchionni, la nuova proprietà targata Lotito ha costruito una squadra in cui il livello minimo dei titolari è alta Serie D, con colpi (Baldan, Lancini, Acquadro, Rossetti, Jallow, Magrassi ecc.) che arrivano dall’alta Serie C o addirittura dalla Serie B e sono nel pieno della loro carriera; non ex calciatori rotti o ormai senza motivazioni. Gente che sa come si vince, ha fame e voglia di farlo, è una sicurezza. Stesse motivazioni della proprietà e di chi ci lavora. StrettoWeb questo l’ha scritto da subito, ci sarebbe da meravigliarsi di chi ha avuto dei dubbi e continua ad averne.
I crisantemi e l’allergia alla verità
Veniamo ai crisantemi, i fiori delle vedove. Se possiamo ancora nominarle, perchè qualcuno si è anche indignato che chiamare “vedove di Ballarino” i tifosi che oggi contestano la proprietà Lotito, è “offensivo per le vedove che hanno perso i propri cari“. Gli stessi che intonano il coro “Ballarino uomo di mer**” parlano di “sfera personale dei calciatori” e fanno la morale sulle vedove.
La domanda è sempre la stessa: ma com’è possibile che oggi, dopo una proprietà che ha una squadra in Serie A, un mercato sontuoso, 13 gol fatti in 3 partite, ci sono tifosi che hanno qualcosa da criticare? Quando l’anno scorso scrivevamo che esaltarsi per le vittorie contro delle squadrette era inutile, tanto la Reggina non sarebbe salita di categoria perchè poi subiva sonore umiliazioni dalle neopromosse dall’Eccellenza, le vedove di Ballarino parlavano di imprese; oggi, le stesse Vedove se la ridono se una squadra, davvero forte, davvero ingiocabile, stravince le partite che l’anno scorso avrebbe pareggiato o perso, parlando di “coerenza”.
Ma quale coerenza? Questa si chiama allergia alla verità, quella verità che avete avuto sotto il naso per anni e non siete riusciti a capire o avete fatto di tutto per non capire. E per chiunque avesse ancora questo fastidio stagionale al comprendere la verità, questa lacrimazione improvvisa davanti alle vittorie, prurito se legge un articolo di chi non la pensa allo stesso modo, rinite se messo davanti al fatto compiuto, basta prendere un antistaminico.
Solitamente a maggio l’allergia passa, se tutto va come deve andare, l’allergia alla verità sulla Reggina dovrebbe passare qualche mese in anticipo in questa stagione. A maggio, dopo “eccì” non si risponderà “salute”, ma “finalmente”.


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