“Non ti curar di loro, ma guarda e… tira”. Pensa, a Reggio Calabria, criticare Marco Laganà

Delusioni, lacrime e polemiche dopo la mancata promozione della Viola. E c'è chi ha anche il coraggio di criticare Marco Laganà

Il bello e il brutto del basket l’abbiamo visto tutto in due settimane. Dalle 6000 persone del PalaCalafiore alla delusione per la sconfitta in Gara-3 contro Avellino, dalla nuova chance promozione alla delusione di ottenere una vittoria e finire tutti in lacrime (FOTO). E se di ‘bello’ c’è stato poco da prendere, soprattutto rispetto a quanto si sarebbe meritato, il lato positivo è che il panta rei cestistico ha tempistiche veloci. Tradotto: tutto passa, in fretta, finita una stagione ne ricomincia subito un’altra, già dal giorno successivo a Viola-Siena.

In riva allo Stretto è tempo di valutazioni. Tanti i temi caldi sul tavolo a cominciare dal preannunciato ricorso per il finale di partita, poi all’eventualità del ripescaggio. Sarà definito il futuro di coach Cadeo e anche dei cestisti del roster. E a questo proposito, c’è un tema parecchio caldo.

Naismith era del Gebbione

Nel bel mezzo della delusione generale della tifoseria, fra le polemiche interne su Trust e tifo organizzato, non sono mancate anche le critiche ai giocatori. Premessa doverosa: il diritto di critica è sacrosanto, lo sa bene chi fa la nostra professione. I tifosi fanno bene a criticare e chiunque decida di fare il giocatore di pallacanestro deve imparare a conviverci. Premessa finita, va aggiunto che le critiche devono anche avere senso, o restano semplici sfoghi lasciati sui social.

Un amico mi ha detto una cosa che non sapevo: il basket lo abbiamo inventato a Reggio Calabria. Credevo che il prof. Naismith fosse americano, invece le sue origini sono da collocare fra Sbarre e Gebbione. Forti di questa paternità cestistica, a Reggio Calabria, in Serie B Interregionale (la 4ª serie cestistica), possiamo permetterci di criticare tutto. Anche Marco Laganà.

È capitato di leggere alcuni commenti, fortunatamente pochi, molti dei quali poi scomparsi, che hanno puntato il dito contro il numero 9 della Viola. Qualcuno ha anche scritto, riferendosi al fatto che Laganà avesse appena recuperato da un infortunio, che avrebbe fatto meglio a non giocare direttamente, se non fosse stato al 100%.

Commenti che non sono piaciuti al fratello Luca che, pur essendo molto social, aveva scelto di restare ‘neutrale’ in merito al ritorno del fratello alla Viola, finendo per interrompere questo silenzio con un post a difesa del fratello.

Si può davvero criticare Marco Laganà?

Il punto non sono le critiche, ma cosa viene criticato a Laganà. Il figlio di Lucio Laganà, leggenda della grande Viola, è ritornato a Reggio Calabria dopo aver vinto la B2 con Piazza Armerina l’anno scorso. È arrivato a stagione in corso dopo gli addii burrascosi di Ani e Paulinus, si è adattato in fretta, è stato decisivo fin dalle prime giornate, ha trovato forma e ritmo assicurando sempre un buon numero di punti a una Viola che zoppicava. Tant’è che dal suo arrivo è iniziata una striscia di vittorie interrotta solo dal rocambolesco ko di Matera.

Laganà ha giocato con febbre e influenza, letteralmente cotto. Presentatosi in conferenza stampa, sembrava Jordan durante il famoso “flu game“, sfatto prima e dopo la partita, ma non durante. Ai Playoff si è fatto male contro Angri, un infortunio che, inizialmente, sembrava potergli far chiudere anzitempo la stagione (arrivata, per altro, agli sgoccioli). Ha stretto i denti, ha recuperato il più in fretta possibile, ha dichiarato di voler giocare anche con una gamba sola. Contro Avellino ha provato a dare il suo apporto, non è bastato: aver avuto un Laganà a pieno regime avrebbe, probabilmente, cambiato il corso della serie. Ma con i se e con i ma non si vincono i Playoff.

Tornando a noi. A Laganà è stato rimproverato di aver giocato infortunato, lui che a causa di alcuni gravi infortuni ha visto ridimensionare le prospettive di una carriera che doveva essere di alto, altissimo livello. Marco è oro europeo con la Nazionale U20, ha calcato i campi della Serie A, è un giocatore che per blasone, talento e personalità con la categoria centra poco o nulla ancora oggi, a 33 anni, dopo i problemi fisici. Laganà poteva stare a riposo, con la pancia piena, pensando alla propria salute, nessuno gli avrebbe detto nulla. Finisce che viene criticato perchè prova comunque a dare una mano.

E se è vero che nelle gare finali, il suo apporto non è stato dei migliori (così come quello di tutti i compagni, va detto che i 25 punti segnati contro Avellino in Gara-3 sono stati quelli che hanno fatto sperare alla Viola di poter provare a portare a casa la serie.

Marco ha chiuso la sua stagione regolare con 16.6 punti, 6.7 rimbalzi, 1.8 assist, 84.4.% ai liberi, 46.9% da 2, 25.4% da 3, 19.4 di valutazione di media in 22 partite. Ai Playoff, quando le avversarie si fanno più ostiche e le medie si abbassano, Laganà ha chiuso con: 14.2 punti, 5.6 rimbalzi, 2.4 assist, 77.9% ai liberi, 45.3% da 2, 29.2% da 3, 17.2 di valutazione in 12 partite. Sommariamente: 2 punti in meno, 1 rimbalzo in meno, 1 assist in più, un -6% ai liberi che grida vendetta (l’unico vero peccato), percentuali da 2 quasi uguali e un miglioramento da 3. Statistiche che, sottolineiamo, soffrono sia delle condizioni fisiche non ottimali sia della difficoltà delle partite e restano comunque di tutto rispetto.

A questo va aggiunto l’aspetto tattico. Laganà è un ragazzo di quasi 2 metri che palleggia come un play, tira come una guardia e lotta a rimbalzo come un lungo. È complicato da difendere, soprattutto se la guardia avversaria è una guardia normale, per restare in ambito Viola, come Laquintana che supera di poco il metro e ottanta. Viola che lo sfrutta come lungo aggiunto, cercando il mismatch, permettendo ai lunghi di giocare dietro l’arco. Discutere Laganà dal punto di vista qualitativo ci sembra, francamente, assurdo.

L’autocanestro, il carattere divisivo, le foto della sconfitta

È pur vero, d’altro canto, che Laganà ha un carattere con cui non è sempre facile negoziare. Ha una personalità forte, è competitivo, ha la mentalità improntata alla vittoria, gioca anche per la squadra, ma quando chiede la palla in mano, vuole che quella palla arrivi da lui. E arriva spesso, a volte anche troppo spesso. Arrivano punti decisivi e anche delle forzature, step-back eleganti e soluzioni che potrebbero essere anche meno complesse. Ma Laganà è così, non si scopre oggi, prendere o lasciare. E la Viola ha preso. Per il resto, c’è un coach che decide quando e come utilizzarlo.

Pensate per un giocatore del genere, cosa vuol dire arrivare a fare un umiliante autocanestro, lui che di punti ne ha fatti migliaia nei canestri avversari, segnare contro la propria squadra nel tentativo, vano perchè il regolamento non lo concede, di forzare l’overtime. Ed è stato criticato anche per questo.

A fine partita, nelle foto che abbiamo pubblicato ieri e che vi lasciamo in calce all’articolo, si vede Laganà distrutto in panchina, al fianco del fratello Matteo, disperato con le mani a coprirsi il volto. Ci teneva a vincere nella sua città, davanti alla sua famiglia, davanti alla compagna Marisa, alla piccola Alice, per la sua gente.

Al PalaPolsinelli di sora c’era un bel poster gigante con il volto del Joker. L’ultimo smacco per lui che è “BatLaganà”. Non può essere quella l’ultima immagine. Qualunque sia il futuro della Viola, Reggio Calabria ha bisogno di ripartire dal suo talento reggino.