Houston… anzi, Seattle: abbiamo un problema. I Mondiali 2026 sono iniziati fra le polemiche, come qualsiasi evento di un certo livello. La massima, in questi casi, è: se non ci sono argomenti di discussione, vuol dire che l’evento non interessa a nessuno. Poi, tra fake news, mezze verità, propaganda politica e megafoni social, la quantità e la qualità dell’informazione veicolata è spesso un mix esplosivo. Tra squadre passate al controllo di cani antidroga e metal detector, arbitri interrogati su legami con organizzazioni terroristiche, squadre che devono entrare e uscire dagli USA con orari contingentati, in tanti hanno puntato il dito contro la gestione Fifa-Trump della Coppa del Mondo.
La street artist Laika ha fatto un bel “mappazzone” di sinistra in due opere in cui mischia Mondiale, morte e crimine. Poi, a un certo punto, un cortocircuito che manda in tilt la critica di sinistra. La FIFA sorteggia a caso una sfida del Mondiale che sarà “Pride Match”, la partita che celebra i diritti LGBTQI+. Una bella iniziativa che celebra sport e inclusione, finalmente hanno fatto qualcosa di buono in questi Maledetti Mondiali. Tutti d’accordo.
Tutti, meno 2: Iran ed Egitto, le squadre che dovranno giocare la partita. I due Paesi sono andati su tutte le furie, giudicando la scelta contraria ai “valori dell’Islam“. In Egitto sono previste, infatti, pene fino a 3 anni di carcere per le persone omosessuali; in Iran si può arrivare, addirittura, alla pena di morte. Le due nazionali hanno protestato con forza contro la decisione del comitato. Proteste che hanno scatenato la reazione sdegnata della comunità LGBTQI+ e, più in generale, di chiunque sia favorevole all’inclusione, ai valori di libertà dell’Occidente e giudichi assurdo condannare a morte una persona per il suo orientamento sessuale.
E qui la sinistra è entrata in panico. Da che parte stare? Da quella della comunità LGBTQI+ e del suo elettorato, o da quella dell’Iran, stato ‘sovrano’ solo quando viene attaccato da USA e Israele perchè minaccia di distruggere il popolo ebreo con l’arma nucleare? Il Mondiale tanto criticato di Infantino che ha permesso a Israele di giocare le qualificazioni, l’America “fascista e oppressiva” di quel pazzo di Trump, oggi promuovono i valori del Pride e gli islamici integralisti, quelli che gli omosessuali li condannano a morte, restano fedeli ai propri principi integralisti, rifiutandosi di giocare la partita.
Che succede se adesso la sinistra si mette contro gli islamici e, applicando la stessa logica che applica a chiunque non la pensi allo stesso modo su un argomento, passa per razzista e discriminatoria? E se si mette contro gli omosessuali e diventa, automaticamente, omofoba? E se dovesse ammettere, con una frase particolarmente nostalgica, che “Trump e Infantino hanno fatto anche cose buone“… e passare, automaticamente, per fascista? Insomma, si tratterebbe di scegliere di “che morte morire”.
E davanti a questa scelta, a sinistra sono rimasti muti. La partita del Pride celebrerà l’anniversario della rivolta di Stonewell, a New York nel 1969, della comunità LBTQI+ contro i raid della polizia, che diede il via al movimento per i diritti degli omosessuali. La sinistra all inclusive, quella degli asterischi, che chiama un portiere donna portierA, quella dei porti aperti, delle Flottiglie, quella che giustifica i dittatori se si chiamano Maduro o Khamenei, quella che appoggia i ProPal che escludono l’organizzazione LGBTQI+ ebraica “Keshet” dal Pride di Roma, sul Pride Match dei Mondiali 2026 resta in silenzio.


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