A un giorno dall’avvio dei Mondiali 2026, sono apparse, a Zurigo, due nuove opere della street artist Laika1954, orgogliosamente ProPal e Antifa. La prima, affissa davanti al quartier generale Fifa in Fifa Strasse, ritrae Donald Trump e Gianni Infantino mentre tengono in mano una “Death Cup”, la Coppa della Morte. La seconda, comparsa nel centro città e intitolata “Fifa Crime Cup 2026”, il Mondiale del crimine, raffigura un tifoso messicano con la faccia al muro e le mani alzate, perquisito e arrestato da due agenti dell’Ice.
Le due opere vogliono denunciare quello che è “uno dei Mondiali più controversi della storia” sul piano dei diritti umani. “È il Mondiale di Trump, delle sue bombe che hanno ucciso migliaia di persone, delle deportazioni dell’Ice, delle discriminazioni razziali, del blocco dei visti, delle ispezioni in frontiera solo per alcune delegazioni (Uzbekistan, Senegal ecc.) e del collasso della democrazia. Ma anche il Mondiale della complicità nel genocidio di Gaza, dei bombardamenti in Libano e in Iran, del golpe in Venezuela e delle minacce a Cuba”, dichiara Laika.
Nel mirino dell’artista c’è anche il presidente Fifa Gianni Infantino, accusato di aver tradito i valori fondanti del calcio, a partire dalla neutralità politica. “Ha permesso ad Israele di disputare le qualificazioni in pieno genocidio e ha premiato Trump con il Fifa Peace Award nel dicembre scorso, nonostante le politiche violente e razziste dell’amministrazione americana e il sangue versato nel mondo”. Laika denuncia poi le già documentate perquisizioni ai danni di alcune delegazioni nazionali e pone una domanda: “quante persone messicane e sudamericane rinunceranno a tifare pubblicamente per le proprie squadre con maglie e bandiere, per paura di finire vittime di retate e deportazioni?”.
L’artista critica anche il Governo messicano, accusato di utilizzare il Mondiale come operazione di sportswashing, nascondendo dietro la vetrina del calcio la grave crisi umanitaria delle sparizioni forzate – “130.000 sono i desaparecidos, frutto della criminalità organizzata con la partecipazione di agenti statali”. Non solo. Laika ricorda poi che Usa, Canada, Mexico 2026 è il Mondiale più caro della storia: “è il mondiale dell’esclusione sociale, a beneficio di una élite ricchissima: il costo dei biglietti è un insulto alla povertà mondiale”.
L’arte piegata a propaganda e fake news
Partiamo dalla fine. Sui costi del Mondiale: “buongiorno Laika, ben svegliata!“. Non è da oggi che lo sport ha costi elevati che si riflettono anche sull’aumento dei biglietti. Il biglietto della finale di Champions in Ungheria, categoria 1, costava poco meno di 1000 euro. Quello per la finale del Mondiale, a New York, costa circa 1300 euro. Segnale che i prezzi sono sì alti, ma non così alti rispetto all’Europa, considerando anche la differenza di importanza fra i due tornei.
Inoltre, il biglietto minimo per una partita casalinga dei NY Knicks alle Finals NBA, si aggira intorno ai 5000 euro (il biglietto più costoso per la finale dei Mondiali, categoria ‘Business’, costa 3600 euro, per fare un confronto). Il tutto da rapportare allo stipendio medio in America che si attesta, secondo le rilevazioni dell’US Bereau of Labor Statistics, sui 6.400 dollari mensili. Praticamente, il biglietto cat. 1 della finale, l’evento con i prezzi più alti, costa circa una settimana di lavoro di un americano medio.
Sulla questione desaparecidos, c’è poco da dire: è una piaga sociale e politica che esiste da parecchio tempo, qualsiasi iniziativa che coinvolga il Messico può essere affiancata al termine ‘washing’ e strumentalizzata in tal senso. Spesso, eventi come il Mondiale, permettono di accendere i riflettori su piaghe sociali che per tutto il resto dell’anno non vengono attenzionate né sui giornali e nemmeno dagli street artist. Giova ricordare, che per quanto riguarda i desaparecidos, sarebbe stato utile aggiungere anche l’attuale presidente del Messico all’opera d’arte: Claudia Sheinbaum, anti-Trump, donna e di sinistra.
Il resto della narrazione ha i soliti contorni, triti e ritriti. È il solito mix di narrazione di sinistra, fake news e allarmismo. Laika continua a parlare di genocidio (la distinzione tra guerra e genocidio non ci va di ripeterla) mentre a Gaza c’è una tregua pacifica (raggiunta dalla destra internazionale, mentre Pedro Sanchez, per citarne uno, si rammaricava di non avere la bomba atomica per usarla su Israele…) da diversi mesi e persiste una dittatura da parte di un’organizzazione terroristica che, se Laika facesse gli stessi murales di protesta contro il regime sui muri di Gaza, la arresterebbe, la torturerebbe e poi la impiccherebbe in pubblica piazza.
Laika parla di bombardamento in Iran e in Libano, ma come prima si è dimenticata di citare Hamas, non cita né la minaccia nucleare iraniana, né Hezbollah e gli altri gruppi terroristici. I famosi vuoti di memoria della sinistra. Laika arriva a criticare il golpe che ha spodestato un dittatore come Maduro. Addirittura, si chiede quanti messicani o sudamericani arriveranno a rinunciare a tifare per la propria squadra per paura di essere ‘deportati’: immaginiamo che, durante le partite casalinghe del Messico i tifosi lasceranno l’Azteca vuoto, mentre i tifosi del Brasile, fra i più festosi e colorati del Mondiale, mentre giocheranno Vinicius e compagni, saranno composti e ingessati, vestiti di tutto punto, come a teatro, per non farsi riconoscere. Realtà parallele.
Basterebbe ricordare a Laika, inoltre, com’è andata con l’ultimo murale a tema sportivo di qualche mese fa, quello in cui faceva da megafono alla propaganda allarmistica della sinistra sull’ICE alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026. L’artista raffigurava un militare dell’ICE intento a sparare contro un atleta, prefigurando una realtà in cui degli psicopatici americani, armati come per andare in guerra, avrebbero seminato panico e terrore fra gli atleti olimpici. Neanche a dirlo, non è accaduto nulla di tutto questo, anche perchè, come specificato a più riprese (ma proprio parecchie volte) da autorità governative, politiche e sportive, la sicurezza alle Olimpiadi era gestista dai corpi militari italiani e l’ICE serviva solo come supporto tramite alcuni funzionari legati alla presenza delle autorità USA.
Dalle Olimpiadi del panico siamo passati ai Mondiali della morte e del crimine. I like social sono arrivati, l’indignazione della sinistra in supporto pure, la missione è compiuta: un altro muro sporcato senza risolvere nulla e alimentando una narrativa incompleta.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?