Si conferma difficilissimo il percorso che attende la nazionale dell’Iran ai Mondiali di calcio 2026, al via tra quattro giorni. Dopo polemiche e vicissitudini, la squadra di Teheran è arrivata nelle scorse ore in Messico, dove terrà il suo ritiro. Tutte le partite del girone G però l’Iran le deve disputare negli Stati Uniti: il debutto è previsto martedì 16 giugno contro la Nuova Zelanda a Inglewood, in California. Nello stesso stadio la nazionale iraniana dovrebbe tornare a giocare cinque giorni dopo contro il Belgio, per chiudere poi il girone nella sfida mediorientale contro l’Egitto, sabato 27 giugno a Seattle.
E qui i nodi diplomatici diventano critici. Mentre proseguono tra continui stop and go i negoziati sulla fine duratura della guerra, gli Usa stanno “mettendo i bastoni tra le ruote alla squadra dell’Iran”, ha dichiarato oggi ufficialmente il presidente della Federcalcio del Paese.
L’ingresso e uscita lampo dagli Usa per la nazionale iraniana
“Gli Stati Uniti hanno permesso alla nazionale iraniana di entrare nel Paese appena un giorno prima delle partite. Non possiamo prevedere fino a che punto continuerà il sabotaggio statunitense», ha detto Mehdi Taj, ambasciatore iraniano in Messico. “I governanti americani sono così disprezzati che nessuno vuole andare in quel Paese, ma i Mondiali si tengono lì e dobbiamo andarci. Non sappiamo fino a che punto continuerà il sabotaggio americano“. Taj, riporta l’agenzia Fars, ha confermato che la nazionale iraniana è tenuta a entrare negli Stati Uniti il giorno stesso della partita per le tre gare della fase a gironi, per poi tornare in Messico immediatamente dopo il match.
Per una quindicina di membri dello staff della nazionale è già andata peggio, considerando che la richiesta di visto per gli Usa è stata respinta.


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