Mondiali 2026, Cannavaro corregge la narrativa sulle perquisizioni: “è routine”, la spiegazione dietro cani e metal detector

Fabio Cannavaro interviene sulla questione delle perquisizioni effettuate alla squadra uzbeka all'arrivo negli USA per i Mondiali 2026: quello che, per molti, è stato giudicato un trattamento esagerato, per l'ex difensore è normale routine

Ho visto sulle prima pagine dei giornali le fotografie delle perquisizioni a cui siamo stati sottoposti all’aeroporto, come nazionale uzbeka. Ho letto anche titoli sbagliati, quindi vorrei fare chiarezza. Sono stati controlli di routine, normali“. Fabio Cannavaro è intervenuto, personalmente, attraverso il proprio profilo Instagram, per fare chiarezza sul video, diventato virale, in cui la nazionale uzbeka, della quale è CT, viene perquisita all’arrivo negli USA. L’uso dei cani antidroga, dei metal detector, il controllo dei borsoni ammassati a terra, ha fatto indignare molti. In effetti, per una squadra di calcio, è sembrato un trattamento un po’ eccessivo. A gettare benzina sul fuoco sono stati gli anti-Trump che hanno gridato subito agli abusi di potere, alla discriminazione verso alcune squadre per provenienza geografica.

Cannavaro ha smontato ogni fandonia. “La gente non sa una cosa: quando le Nazionali del Mondiale viaggiano, non passano dai terminal dall’aeroporto come i viaggiatori comuni, ma i bus dedicati alle squadre le accompagnano direttamente fino alla pista. I controlli a cui i viaggiatori comuni vengono sottoposti nel terminal, noi li facciamo direttamente in pista. Esattamente gli stessi. È la prassi”.

E ancora: “quindi nessuno scandalo. Nessun trattamento poco dignitoso o rispettoso. Stessa cosa per le partite. Prima dell’amichevole contro l’Olanda siamo stati controllati al campo, e anche questo era previsto: le squadre prima di ogni partita vengono sottoposte ai controlli o in hotel appena prima di partire (come accaduto all’Olanda) o direttamente al campo, come accaduto a noi. La verità è che abbiamo trovato un’organizzazione perfetta“.