Braccianti bruciati vivi in Calabria, Rando (Pd): “serve una risposta forte dello Stato contro il caporalato”

Braccianti bruciati vivi in Calabria, Rando (Pd): "le parole del sopravvissuto alla strage di Amendolara sono agghiaccianti e raccontano una realtà di sfruttamento e violenza che troppo spesso resta invisibile"

La tragedia di Amendolara, dove quattro persone hanno perso la vita in circostanze drammatiche, riaccende i riflettori sul grave problema dello sfruttamento dei lavoratori agricoli e sulle infiltrazioni mafiose nel settore. Le parole del senatore Enza Rando, responsabile legalità e lotta alle mafie del Pd, tracciano un quadro inquietante e inaccettabile: le parole del sopravvissuto alla strage di Amendolara sono agghiaccianti e raccontano una realtà di sfruttamento e violenza che troppo spesso resta invisibile. Uomini costretti a lavorare senza diritti, minacciati, ricattati, privati perfino della libertà di rifiutare soprusi e richieste di denaro. Una vicenda che non può essere archiviata come un fatto isolato, ma che chiama in causa un sistema criminale e mafioso che prospera sulla pelle dei lavoratori migranti più fragili”.

L’intervento del senatore mette in evidenza non solo la gravità del fatto singolo, ma la portata sistemica del fenomeno, che coinvolge un vasto tessuto di caporalato, illegalità e sfruttamento nei territori agricoli del Paese. L’appello di Rando sottolinea come sia urgente una risposta concreta da parte dello Stato, che non si limiti all’indignazione, ma intervenga con misure efficaci.

La necessità di interventi concreti contro il caporalato

Secondo Rando, la tragedia di Amendolara evidenzia la debolezza delle tutele per chi lavora in condizioni di estrema vulnerabilità. “Di fronte a quattro persone morte in circostanze così drammatiche – prosegue Rando – non bastano l’indignazione e il cordoglio. Serve una risposta forte dello Stato contro il caporalato, contro ogni forma di sfruttamento e contro le organizzazioni criminali che controllano pezzi dell’economia agricola. Servono controlli più incisivi nelle campagne, trasporti sicuri, alloggi dignitosi, contratti regolari e strumenti concreti di protezione per chi denuncia”.

Il senatore evidenzia come la lotta contro la mafia e lo sfruttamento non possa limitarsi a interventi occasionali, ma debba tradursi in azioni concrete, controlli strutturati e strumenti di tutela legale per i lavoratori migranti. La sicurezza sul lavoro e la regolarità dei contratti diventano quindi strumenti indispensabili per prevenire nuove tragedie e garantire diritti fondamentali.

Dignità e diritti dei lavoratori al centro del dibattito

“Le vittime di Amendolara non erano invisibili: erano lavoratori, persone con una storia e una speranza di vita migliore. La lotta alla mafia e al caporalato passa anche dalla capacità dello Stato di garantire diritti, legalità e dignità a chi oggi vive ai margini”, conclude Rando. Le dichiarazioni del senatore sottolineano come dietro ai numeri del caporalato e delle morti sul lavoro ci siano storie di persone reali, con aspirazioni e sogni, spesso ignorate dai sistemi di controllo e protezione. L’attenzione pubblica su Amendolara diventa così un’occasione per ripensare l’approccio alle politiche agricole, alla sicurezza sul lavoro e alla lotta alla criminalità organizzata che sfrutta i più fragili.