In riva allo Stretto in questi giorni non si respira aria di democrazia, ma un vapore denso di alcol politico che sta stordendo anche le menti più lucide. Le imminenti elezioni comunali di Reggio Calabria hanno scatenato una vera e propria epidemia: la sbornia dell’assessorato. Non si tratta di una semplice ambizione, ma di una condizione patologica che vede centinaia di candidati convinti, con una sicumera degna di miglior causa, che il loro destino sia già scritto nel marmo della futura Giunta Comunale. Si assiste a uno spettacolo grottesco in cui cani e porci si sentono investiti di un’autorità divina, proiettati non (soltanto!) verso uno scranno in consiglio, ma direttamente verso il tavolo del comando, quello dove si firmano le delibere e si decide il destino della città. Questa ebbrezza diffusa ignora la realtà dei fatti e, soprattutto, la matematica, portando a una confusione totale tra il ruolo di rappresentante dei cittadini e quello di amministratore esecutivo.
La schizofrenia da candidatura e il tempo delle verità
Già nei mesi scorsi, attraverso le colonne di StrettoWeb, avevamo denunciato gli eccessi paranormali di questa campagna elettorale che sembra uscita da un romanzo di realismo magico, ma in salsa calabra. Avevamo parlato apertamente di schizofrenia da candidatura, prevedendo con precisione chirurgica che le ufficialità sarebbero arrivate solo a marzo, smascherando le rincorse a nomi improbabili e i teatrini della politica locale. Per quanto riguarda il Centrodestra, mentre il chiacchiericcio cittadino si perdeva in ipotesi fantasiose, avevamo sempre ribadito un concetto granitico: il candidato sindaco non poteva che essere Francesco Cannizzaro o, come unica alternativa, Giusi Princi. La conferma è arrivata puntuale, seguendo il percorso tracciato sin da quel celebre annuncio in piazza Duomo a ottobre, all’indomani del trionfo di Occhiuto alle Regionali. Molti non ci credevano. Tanti ci avevano sfidato, e hanno perso la scommessa. Oggi che la figura del leader è chiara e indiscussa, l’illusione ottica di chi lo circonda si è spostata sulla composizione della futura squadra di governo.
Il degrado del passato e l’illusione del riciclo politico
Questa diffusa ubriacatura di potere non nasce dal nulla, ma affonda le sue radici nel desolante panorama amministrativo degli ultimi anni. Il Comune di Reggio Calabria è stato testimone di un degrado politico senza precedenti, dove la Giunta è diventata un porto di mare per figure improbabili, assessori meteora durati lo spazio di un mattino e poi sostituiti in un valzer infinito di rimpasti. Sotto la gestione di Giuseppe Falcomatà, abbiamo assistito al recupero di esponenti politici trattati come l’organico indifferenziato: 33 assessori e 6 vice sindaci in 11 anni. Esclusa la Giunta attuale, fino al novembre scorso. Tanti scartati, riciclati e riproposti senza alcuna logica di competenza. Questo precedente oggi illude chiunque, dai disoccupati in cerca di autore ai personaggi più pittoreschi della società civile, che per fare l’assessore a Reggio basti esserci. Magari basti prendere qualche voto, o arrivare primi nella lista. Ma la città, abituata ormai al peggio, non ha fatto i conti con il fatto che questa volta il paradigma è destinato a cambiare radicalmente.
La dura legge dei numeri contro l’aritmetica dei sogni
A riportare i piedi per terra ai troppi sognatori ci pensa la fredda e inappellabile normativa sugli enti locali. La legge parla chiaro: il Comune di Reggio Calabria può avere un massimo di 9 assessori. Non uno di più. Inoltre, esiste il vincolo della parità di genere, il che significa che almeno quattro componenti della Giunta devono appartenere al genere meno rappresentato. In parole povere, ci saranno cinque uomini e quattro donne, o viceversa. Eppure, girando per le strade e ascoltando i sussurri dei corridoi elettorali, sembra che esistano almeno trenta o quaranta uomini nel Centrodestra convinti di avere già il decreto di nomina in tasca. Il delirio tocca vette di comicità involontaria quando persino alcuni esponenti dell’attuale amministrazione di sinistra, con una faccia tosta invidiabile, assicurano agli elettori che verranno confermati nel loro ruolo anche in caso di vittoria di Cannizzaro! Un’allucinazione politica che ignora la logica dell’alternanza e del buonsenso.
Il metodo Cannizzaro e la fine degli automatismi elettorali
Tutti i sondaggi indicano una vittoria schiacciante e già al primo turno della coalizione guidata da Francesco Cannizzaro, con l’unico dubbio che riguarda il superamento o meno della soglia del 60% dei consensi. Tuttavia, chi pensa che la vittoria si traduca in una spartizione automatica di poltrone basata solo sui voti raccolti sta per ricevere una doccia gelata. Cannizzaro ha intenzione di ribaltare totalmente la prassi delle vecchie logiche politiche, oggi ormai superate. Ovviamente – e non ci sarebbe bisogno neanche di dirlo, in una città normale – non ci saranno conferme per chi ha fatto parte del disastroso decennio del centrosinistra, né ci sarà spazio per assessori del PD, di Articolo Uno o di AVS. E non solo. Non potranno avere un posto in Giunta neanche quegli esponenti che, pur essendo passati al Centrodestra da anni, hanno comunque in passato partecipato con qualche incarico alle vecchie amministrazioni Falcomatà. Cannizzaro vuole rompere completamente con il passato, si presenta come totalmente alternativo a Falcomatà e non potrà in alcun caso inserire nella sua squadra chi ha fatto parte delle precedenti amministrazioni di centrosinistra. Ma il vero punto di rottura sarà un altro. Stavolta la squadra di governo sarà scelta in base al merito e alle competenze, non per mero calcolo elettorale.
Competenze e professionalità al servizio della città
Il futuro sindaco non intende commettere gli errori di chi lo ha preceduto. La Giunta sarà considerata la squadra operativa con cui governare la città, un nucleo di persone di assoluta fiducia dotate delle capacità tecniche necessarie per affrontare i settori più critici. Vedremo probabilmente candidati al consiglio comunale capaci di raccogliere mille o millecinquecento voti restare fuori dall’esecutivo per sedersi esclusivamente in consiglio comunale. Essere il primo della lista non garantirà più un posto in Giunta se il profilo non corrisponde alle necessità dell’ente. Cannizzaro agirà con la stessa autorevolezza mostrata dal governo Meloni a livello nazionale e dal governo Occhiuto alla Regione Calabria, forte di una base politica solidissima. Le sue tre liste di riferimento, ovvero Forza Italia, la sua lista civica personale Cannizzaro Sindaco e la confederata Alternativa Popolare guidata da Massimo Ripepi, avranno una forza tale (eleggeranno 12 consiglieri comunali sui 20-22 di maggioranza e sui 32 complessivi!) da permettergli di dire no a pretese irricevibili degli alleati di coalizione come Lega o Fratelli d’Italia, pur garantendo loro una rappresentanza funzionale e qualificata. Ma sempre individuata dal Sindaco tra i profili forniti dai partiti minori.
Il brusco risveglio e il ritorno alla normalità amministrativa
L’idea alla base della nuova amministrazione è quella di una Giunta comunale stabile per cinque anni, composta da persone che si dedichino anima e cuore al progetto, prendendo l’aspettativa dal proprio lavoro – paletto già fissato da Cannizzaro – per dare priorità assoluta a Reggio Calabria. Molti dei futuri assessori saranno tecnici esterni, eccellenze nei loro rispettivi ambiti, scelti per competenza e non per clientela. Le decisioni, in realtà, sembrano essere state già prese: Cannizzaro ha già le idee chiare e per molti “ubriachi dell’assessorato” il risveglio post-elettorale sarà traumatico. Smaltire una sbornia di tali proporzioni richiederà tempo e una buona dose di umiltà. In qualche caso, non mancheranno tensioni come sempre accaduto nei delicati passaggi di formazione dei vari esecutivi (basti pensare alle aspre liti tra Meloni e Berlusconi dopo le elezioni del 2022, ma anche – per rimanere a Reggio – alle difficoltà di Scopelliti nel 2002 proprio nella costruzione della sua prima Giunta). Tuttavia, per la città, questo segnerà il passaggio dal tempo dei repartisti della coop prestati alla politica, a una fase di rinnovamento e normalità, in cui ogni tassello tornerà finalmente al proprio posto. In quelle stanze ci saranno i migliori. E così finalmente avremo una Giunta che darà orgoglio alla città, dopo anni e anni in cui ha suscitato esclusivamente profondo imbarazzo.


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