Dal colossal al teatrino del Comune: perchè le ‘non scuse’ di Pegna su Notre Dame al PalaCalafiore sono inutili

Ruggero Pegna interviene sulla querelle Notre Dame de Paris al PalaCalafiore nel bel mezzo dei Playoff di basket e pallavolo: le scuse del promoter non servivano e, infatti, non sono neanche delle scuse. La scelta è del Comune, basta giustificare l'ovvio

Dopo la partita della Viola vinta contro Benevento anche grazie all’apporto del pubblico del PalaCalafiore, al palazzetto di Pentimele sono iniziati i lavori per l’allestimento del colossal Notre Dame de Paris, un gigantesco cantiere che vede coinvolti oltre duecento uomini tra tecnici e operai, con un palcoscenico di 40 metri di larghezza e 13 metri di altezza posizionato sul lato lungo della rettangolo di gioco. La scelta, com’è noto, costringerà la Domotek Volley Reggio Calabria a giocare Gara-1 dei Playoff promozione al PalaBenvenuti, struttura molto più piccola e meno capiente, con relativo danno economico, d’immagine e sportivo per la squadra che rischia di veder vanificato il lavoro di una stagione intera.

Chiaramente, grande delusione anche per i tifosi che saranno costretti a restare fuori in migliaia. Stesso problema in cui potrebbe incorrere la Viola nel caso in cui si andasse a Gara-3 contro Benevento. Della Dierre che ha già traslocato più volte al PalaLumaka non se ne parla. E almeno la Reggio Bic ha potuto chiudere la stagione in anticipo con l’Eurocup 2 vinta, non sia mai li avrebbero spediti direttamente al Playground di Kobe Bryant che tanto c’è bel tempo.

La nota del promoter Ruggero Pegna: dispiaciuto, ma fino a un certo punto

Sulla questione è intervenuto il promoter Ruggero Pegna con una nota che sembra più pubblicitaria e celebrativa dell’opera, che altro.

Sono dispiaciuto – afferma il promoter Ruggero Pegna – per questa imprevedibile coincidenza, innanzitutto da sportivo. Desidero però dare alcune spiegazioni. Per questo spettacolo ho chiesto la disponibilità della struttura ad inizio ottobre 2024, cioè un anno e mezzo fa, trattandosi di un tour prestigioso e complesso che tocca le principali Città italiane. Basti pensare che per l’allestimento servono quattro giorni di lavoro.

I numeri sono incredibili, anche in termini di ricaduta per la Città: 450 notti di hotel e circa 800 pasti per cast e tecnici, ed altri pernottamenti indotti per l’arrivo di pubblico anche dal resto della regione e dalla Sicilia, con il coinvolgimento di ben cinque strutture alberghiere e altre di ristorazione, una trentina di aziende del reggino coinvolte per forniture e servizi, oltre 11.000 spettatori in tre giorni, di cui oltre la metà di visitatori, ben 3000 studenti di scuole di tutta la regione prenotati da mesi, con decine di bus utilizzati, più di duecento uomini a lavoro, circa 500mila euro di costi.

Ecco, credo che da soli questi numeri spieghino perché simili eventi si programmano con anni di anticipo e sia impossibile rinviarli o annullarli. Tra costi e biglietti da rimborsare il danno supererebbe il milione di euro. Un grande evento, oltre ad essere atteso da migliaia di persone, è promozione, occupazione e ricadute positive in molteplici direzioni, certamente utili ad una Città bellissima e turistica Come Reggio. Certo della comprensione, invio i migliori auguri alla Domotek e a tutti i suoi tifosi, e un grande grazie a tutti gli spettatori che invaderanno il Palacalafiore per aver reso Notre Dame De Paris l’evento a biglietti più visto di sempre in Calabria!”.

Dai colossal al teatrino del Comune, perchè le ‘non scuse’ di Ruggero Pegna non servivano

Ruggero Pegna di definisce sportivo e non lo mettiamo in dubbio. Ma non può parlare, “da sportivo“, di “imprevedibile coincidenza“. Perchè non puoi di certo prevedere chi farà Playoff o Playout, ma “da sportivo” devi sapere che quel periodo dell’anno è destinato proprio alla postseason. Ma quello non è il ruolo del promoter, deve saperlo chi gestisce il palazzetto, ovvero il Comune.

E il Comune deve decidere da che parte schierarsi: se dalla parte dell’incompetenza, dando seguito alle spallucce del “non potevamo saperlo“, o dalla parte del cash e della consapevole gestione degli eventi e dell’indotto che essi portano.

Pegna spiega benissimo la situazione, basta leggere fra le righe di tutti i numeri snocciolati che fanno rima con guadagno. Il punto che tra amministrazione e promoter riescono a non c’entrare con grande maestria, è il seguente: la scelta è del Comune.

Riccardo Cocciante avrebbe cantato “Era già tutto previsto“. Da Palazzo San Giorgio hanno scelto di affidare delle date che influiscono sulla stagione delle squadre, mettendo lo sport in secondo piano rispetto allo spettacolo. Una scelta discutibile, divisiva, anche legittima essendo l’ente gestore del palazzetto, ma che è stata presa dal Comune. E fanno tutti finta che non sia così. Non è capitato, non è sfortuna, non serviva la sfera di cristallo.

Ruggero Pegna non deve spiegare “perchè era impossibile rinviare lo spettacolo”, perchè nessuno ha chiesto di rinviare lo spettacolo. Notre Dame andava calendarizzato in un periodo al di fuori delle stagioni sportive delle squadre, senza creare sovrapposizione anche solo eventuale sulla postseason di tutte le squadre che usufruiscono del PalaCalafiore.

Lo sport a Reggio Calabria passa in secondo piano. E lo si legge nelle parole di Pegna, che fa benissimo il suo lavoro da promoter e che in questa polemica non doveva nemmeno entrarci, perchè è finito per sovrapporsi alla linea del Comune: Notre Dame è “promozione, occupazione e ricadute positive”. La Domotek Volley e la Viola non lo sono? Non promuovono l’immagine di Reggio Calabria? Non generano occupazione? Non muovono l’economia cittadina con giocatori, staff, dirigenti e famiglie al seguito che stanno 1 anno intero sul territorio e non qualche giorno? Gli 11 mila spettatori valgono più dei 5-6 mila della Domotek e degli eventuali 2-3 mila della Viola, con la differenza che le due squadre quei numeri li portano in ogni partita (e si spera andranno a salire) e con quei numeri sistemano i bilanci?

È facile invitare i vincitori della Coppa Italia a Palazzo San Giorgio, arrivare alle partite all’ultimo set, farsi i selfie di rito, consegnare un premio e riempirsi la bocca di “eccellenze” e “realtà che danno lustro alla città”, quando poi il Comune caccia quelle stesse “eccellenze” dalla propria casa.

E quando parlate del PalaCalafiore come palazzetto polivalente, ricordatevi sempre che quel “Calafiore” nel nome è un omaggio a un grande giornalista sportivo legato al basket. Se si nomina il PalaCalafiore in ambito nazionale e internazionale, la prima risposta sarà sempre “è la casa della Viola“, nessuno citerà gli spettacoli teatrali, al più “Laura Pausini 2012“. Ma questa è un’altra storia.

E se ci fosse di mezzo il calcio?

Volley e basket sono sport di secondo piano, evidentemente. Parliamo del calcio allora. Poniamo il caso che Reggina giocasse la finale dei Playoff per salire dalla Serie C alla Serie B, anch’essi ‘imprevedibili’, nonostante da sempre si tengano a maggio. Cosa sarebbe successo se il Comune avesse piazzato un concerto al Granillo spedendo gli amaranto a giocare ai ‘Campetti’ del viale Messina?

Come minimo, i tifosi avrebbero sequestrato Quasimodo, Esmeralda e pure Riccardo Cocciante con tutto il pianoforte. Per volley e basket ci sono, addirittura, candidati al Consiglio Comunale con la lista Reset che chiedono di non fare polemica e argomentano con “l’immaginazione”. Ci hanno detto chiaramente che volley e basket contano meno, che i tifosi di Reggio Calabria vengono “dopo”.

Le scuse di Ruggero Pegna non servivano, non sono nemmeno scuse, definiamole al più un ‘chiarimento’ in cui non ha chiarito nulla, aggirando il problema, un po’ come hanno fatto da Palazzo San Giorgio. Come passare da organizzare un colossal a partecipare al teatrino del Comune.