Reggio Calabria rende omaggio al suo Santo Patrono. Presso la Chiesa di San Giorgio, situata in pieno centro, sul Corso Garibaldi, si è svolta, nella mattinata odierna, la messa istituzionale in onore di San Giorgio. Celebrata da don Nuccio Cannizzaro, la funzione ha visto la presenza di tanti fedeli, nonostante l’orario mattutino e il maltempo di inizio giornata, segnale del forte attaccamento a un culto antichissimo che, tra storia e leggende, accompagna Reggio Calabria nei secoli. Quella di quest’anno è stata una celebrazione particolare, non solo religiosa, ma per certi versi anche politica. San Giorgio, infatti, anticipa di un mese le elezioni Comunali per la scelta del nuovo sindaco. Quasi un ritorno alle origini, a quando, nel 1600, i sindaci (perché erano 3!) di Reggio Calabria venivano scelti a sorteggio davanti all’altare del Santo Patrono, invocando l’intercessione divina.
Presente alla celebrazione il sindaco f.f. Mimmetto Battaglia, dopo i disguidi sull’organizzazione della festa (INTERVISTA), e il candidato sindaco Eduardo Lamberti Castronuovo.
Nella sua omelia, don Nuccio Cannizzaro ha ricordato l’importanza del culto di San Giorgio per Reggio Calabria, il rituale che lo vedeva protagonista della scelta dei sindaci nell’antichità e, soprattutto, ha espresso un concetto molto forte: “un popolo che non riconosce i propri santi prima o poi riconoscerà i propri tiranni“.
Una frase spiegata ai microfoni di StrettoWeb nell’intervista a margine delle celebrazioni: “ce lo dice la storia. Basta guardarsi in giro nel mondo di oggi, ma anche del passato. Quando un popolo dimentica i suoi santi, lentamente, si rivolgerà a celebrare i suoi tiranni. I tiranni si presentano sempre come salvatori della patria, come uomini della provvidenza. Poi diventano tiranni del popolo. Un popolo che non riconosce i propri santi è inevitabile che riconoscerà i propri tiranni, però sarà per la rovina, e non per la salvezza“.
L’omelia di don Nuccio Cannizzaro durante la messa di San Giorgio
“Fratelli e sorelle,
un saluto affettuoso e devoto ai confratelli nel sacerdozio che con la loro presenza onorano il Santo Patrono di Reggio, in particolare il Vicario Generale, il Decano del Capitolo Metropolitano, il Vicario di Zona. Un saluto e un ringraziamento rivolgo alle autorità municipali della città e in particolare al Sig. Sindaco Mimmo Battaglia.
Il culto di San Giorgio è già presente nella Chiesa dal IV° secolo all’epoca dell’ultima persecuzione dell’imperatore Diocleziano e la più antica versione del martirio del santo è stata rinvenuta in un frammento egiziano che risale ad un periodo tra il 350 e 500 circa. Qui San Giorgio è presentato come un cristiano di Cappadocia che militava nell’esercito imperiale romano, martirizzato nella città di Diospoli in Palestina, poi chiamata Lydda. Il culto con varie modalità fu portato anche in Europa e a Reggio, già a partire dal sec. VI. Nel Museo di Reggio è conservato un “enkolpion “in pietra steatite risalente probabilmente tra il X e l’XI sec. La figura del santo divenne subito leggendaria, San Giorgio non appartiene esclusivamente alla tradizione cristiana, ma è un patrimonio condiviso da più tradizioni religiose soprattutto tra le tre religioni monoteiste. Gli israeliti lo identificano con la figura del profeta Elia, mentre i musulmani con quella di un santo personaggio chiamato al-Khidr, ossia il cavaliere verde. Ancora oggi, cristiani e musulmani continuano a venerare la tomba del santo nella città palestinese di Lod, l’antica Lydda. La memoria del santo inserisce la nostra città in un circuito mediterraneo ed europeo, abbracciando nello stesso tempo le tre grandi religioni monoteiste e facendo del suo culto un elemento di unione tra mondi e culture differenti.
Le prime tracce del culto del santo nelle contrade reggine risalgono al IX-X secolo, quando la sua popolarità era già diffusa come testimoniano i numerosi toponimi assieme al famoso enkolpion. Probabilmente il santo fu riconosciuto santo tutelare della città in seguito alla dominazione dei Normanni, questo popolo possedeva una forte venerazione verso il santo, erano guerrieri al soldo dell’imperatore d’Oriente e assieme alle tradizioni cavalleresche hanno anche trasmesso il culto del santo che era stato innalzato al ruolo di protettore delle loro milizie.
La festa del Santo cominciò ad essere celebrata con grande solennità e il 23 aprile a Reggio si concludevano le elezioni municipali, si insediavano i nuovi sindaci e si rinnovavano le cariche amministrative e proprio sull’altare della chiesa di San Giorgio, dentro una teca, si depositavano i nomi dei candidati Sindaci e si lasciava al sorteggio, ossia al Santo Patrono la scelta del nuovo Sindaco. La festa del Santo durava una quindicina di giorni con celebrazioni liturgiche, fiere, mercati e bancherelle. Verso la fine del XVII secolo, con la crescita di importanza della festa della Madonna della Consolazione, la festa del Santo patrono cominciò a decadere lentamente. Tuttavia la festa di San Giorgio continuò ad essere celebrata a Reggio sempre con particolare solennità. Ancora alla fine dell’ottocento, il Comune di Reggio si faceva carico delle spese per la festa.
Ancora oggi il culto del Santo Cavaliere è molto diffuso in varie parti del mondo, a Reggio Calabria invece non è stato più celebrato con la solennità riconosciuta dai nostri padri. Lentamente nel corso degli anni il suo culto è stato sempre più relegato ai margini della vita civile e religiosa della città. Con il lento affievolirsi del culto e della devozione a San Giorgio, si è anche spento il senso di appartenenza e identità del popolo reggino, fino a confondersi con manifestazioni e celebrazioni che nulla hanno a che vedere con la storia e l’identità del nostro popolo. In questi anni, abbiamo lavorato molto per riprendere le antiche tradizioni e il culto al nostro Patrono, anche con la processione della nuova statua del santo.
Reggio nel corso degli anni si è lentamente ma inesorabilmente laicizzata e l’ateismo pratico, ma devoto, è diventato sempre più diffuso tra la popolazione. Un popolo che non riconosce i propri santi prima o poi riconoscerà i propri tiranni. Questo è l’insegnamento della storia.
L’auspicio che rivolgo é che il culto di San Giorgio possa ritornare a splendere come un tempo e che le gesta eroiche e ricche di fede di Giorgio tornino ad essere esempio e stimolo per un popolo che da molto tempo oramai ha smarrito il senso della storia e il culto dei suoi santi. Solo una sinergia virtuosa tra comunità cattolica e istituzioni comunali potrà vincere la scommessa di riportare il culto del Santo Cavaliere nel cuore dei reggini, ne troverà giovamento il progresso civile, economico e spirituale della nostra Reggio“.










































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