A Gaza c’è la pace e i ProPal sponsorizzano la nuova Flotilla a Sanremo: ma per Kiev non ci sono farfalle

Mentre a Gaza c'è la pace ormai da mesi, i ProPal strumentalizzano Sanremo per sponsorizzare la nuova missione della Flotilla: in città spunta il poster di Laika che cita Ermal Meta, ma per Kiev non ci sono farfalle

I ProPal continuano a strumentalizzare Sanremo 2026. Lo avevamo scritto ieri in merito alla canzone di Ermal Meta “Stella Stellina”, dedicata a una bambina morta a Gaza, un bel prodotto confezionato per volare in classifica, assicurarsi uno dei premi secondari (favoritissimo per il premio della critica ancor prima della serata d’esordio, chissà perchè…) e magari anche qualcosa in più. Ma ai ProPal non basta, serve visibilità e Sanremo ha una eco importante.

Ecco quindi che è entrata in azione Laika, la street artist che segue tutte le proteste della sinistra. Per chi avesse la memoria corta, stiamo parlando di colei che aveva disegnato il poster dell’agente dell’Ice che sparava agli atleti olimpici, cavalcando il terrorismo mediatico della sinistra che annunciava eserciti di cowboy pronti a sparare a chiunque a Milano-Cortina.

La realtà, quella vera in cui vive la gente normale, ha detto ben altro, e queste non sono supposizioni, punti di vista, complottismi, sono fatti reali: non è successo assolutamente nulla, l’Ice ha fatto lavoro di intelligence relativa alla protezione delle alte cariche americane in visita ai Giochi, non ha avuto un ruolo armato, a differenza delle nostre forze dell’ordine (quelle massacrate nei cortei di piazza dai ProPal, per intenderci).

Terminata questa doverosa premessa sulla credibilità di certe azioni, torniamo al Festival. In barca da Barcellona a Sanremo, “dove gli occhi di tutti gli italiani sono rivolti”, per rompere il silenzio mediatico sulla Palestina. Un silenzio che vede solo l’artista, visto che i principali politici internazionali si sono, recentemente, riuniti nel Board of Peace per decidere le prossime fasi della ricostruzione ostacola da Hamas che ancora non si è smilitarizzata come aveva promesso accettando la tregua. E che non si dica che il silenzio è metaforico o mediatico: se ne parla in continuazione.

Il lancio della Flotilla

Intanto, Laika e il suo team, con le loro proteste social-i, si sono potuti permettere una barca, parecchio tempo libero e un viaggio di 400 miglia con i volti di una donna e di bambini gazawi dipinti sulle vele. Una trovata altamente scenografica per fare da pubblicità alla nuova spedizione della Global Sumud Flotilla del prossimo 12 aprile, la riproposizione della missione miseramente fallita nei mesi scorsi, che ha messo a repentaglio la vita di attivisti, influencer e politici in cerca di visibilità mischiati a bordo con organizzazioni terroristiche pro Hamas.

All’epoca, quando Mattarella (l’identikit del pericoloso fascista!) invitò tutti a tornare indietro, utilizzando canali più sicuri e la mediazione internazionale per far arrivare quella manciata di viveri trasportati di facciata ai gazawi (passando per Hamas che già si appropriava delle scorte normali…), venne risposto al Capo dello Stato che è complice del genocidio. Ora, ci vuole coraggio a chiamare Mattarella complice del genocidio, così come ci vuole coraggio a riproporre la Flotilla già fermata da Israele con un blocco navale legittimo autorizzato, addirittura, dall’ONU.

Come se non bastasse, Laika si è lasciata ispirare dalla canzone di Ermal Meta (che effettivamente aveva bisogno di altra attenzione mediatica in ottica di classifica) realizzando un poster affisso in centro città a Sanremo nel quale è ritratta una bambina con in mano una bambola, mentre dalla schiena le spuntano ali di farfalla: rappresentazione del testo di “Stella Stellina”.

Il messaggio di Laika

Sui social, Laika ha spiegato: “non amo le situazioni affollate, ma in un momento di totale silenzio scelgo il posto dove in Italia c’è più rumore per ricordare a tutti che a Gaza si muore ancora. Ho deciso di farlo prendendo in prestito le parole del testo del brano Stella Stellina di Ermal Meta, a cui dico grazie per essersi schierato con coraggio. Tutti gli artisti hanno una grande responsabilità in momenti del genere, soprattutto quando il livello di censura è così alto.

Non si tratta di essere politicizzati, questa è una questione di umanità. Non possiamo restare a guardare la cancellazione di un popolo. Anche la street art, con i suoi mezzi può e deve fare la sua parte: non è solo per Gaza, è appunto per l’umanità tutta. Bisogna fermare questo massacro: così forse in Palestina, ‘dalla collina verrà una primavera’ e non ci saranno più bambini che come farfalle hanno vissuto solo un giorno“.

Una farfalla per l’Ucraina?

Laika ci tiene a sottolineare che non c’è alcun intento politico di mezzo, per carità, fossimo tutti matti a pensarlo. Vorremmo chiederle, quindi, se la street art è per tutta l’umanità, perchè a fronte di alcune decine di migliaia di morti a Gaza (secondo fonti indipendenti, non i numeri drogati di Hamas) e mentre in Ucraina si entra nel quarto anno di guerra che rischia di portare la quota di morti sui 2 milioni, non abbia sentito la necessità di dipingere una farfalla per l’Ucraina?

Perchè al Festival, nel giorno del 4° anniversario della guerra in Ucraina, si parla di Gaza e non di Kiev? Perchè nella terza serata c’era Irina Shayk sul palco, top model russa che ha scelto il “silenzio mediatico” sulla questione in risposta a espressa domanda dei media? Perchè la Flotilla non fa rotta su Odessa? E perchè Laika non sente il bisogno, visto l’attuale momento, di portare l’attenzione sui bambini ucraini?