La notizia del giorno, calcisticamente parlando, è l’addio di Simone Inzaghi all’Inter. E come potrebbe essere altrimenti. Soprattutto, se lasci la squadra Campione d’Italia uscente e vice-campione d’Europa per andare in Arabia Saudita. Nel calcio il secondo posto conta zero e in generale, lo zero non è mai una bella cosa. Tranne quando si trova su un contratto, accompagnato da almeno altri 5 come lui verso sinistra e con davanti un numero crescente a piacere. In questo caso un bel 25.
Simone Inzaghi firmerà con l’Al-Hilal un contratto da 25 milioni di euro a stagione che lo renderà l’allenatore più pagato al mondo (la classifica), in questo caso, della storia. Fa strano vedere un allenatore capace di raggiungere due finali di Champions League in 3 anni, con una squadra che vale quasi la metà delle altre big e che da anni fa mercato con prestiti, colpi a zero e operazioni programmate al centesimo, mollare di colpo il calcio che conta.
Perchè, parliamoci chiaro, dietro a tutte le dichiarazioni di facciata sulla Saudi Pro League, sul livello che è aumentato, sui tanti campioni attratti con calamite d’oro dall’altra parte del globo, poi il prodotto fatto e finito è una patacca. Lo sanno un po’ tutti e si mettono l’anima in pace: qualche anno da nababbo e poi di nuovo su pista. Una scelta di (bella vita) che con il pallone c’entra poco o nulla.
L’esempio di Pioli: vita di lusso e il calcio è l’ultimo dei pensieri
Chiariamo un concetto, a scanso di equivoci: calciatori e allenatori sono e restano professionisti e professionali anche in Arabia Saudita. Sia chiaro. Hanno solo aperto il menù delle opzioni e hanno scelto di abbassare la difficoltà a livello facile. E magari hanno anche aggiunto il cheat code dei soldi infiniti, che male non fa.
Simone Inzaghi è l’ultimo dei vari Cristiano Ronaldo, Manè, Kantè, Milinkovic-Savic, Cancelo, Benzema, Kessiè, Laporte, Koulibaly fra i giocatori; J. Jesus, Jaissle, Blanc, Michel, Terim e Pioli fra gli allenatori; ad aver assecondato le sirene multimilionarie degli arabi.
Chissà se avrà telefonato a Stefano Pioli, rivale al Milan solo l’anno scorso, per chiedergli come si vive lì. Del resto,Pioli si è adattato abbastanza bene: BMW M3 da 800 cavalli (ne esistono solo 500 al mondo); fa un pieno con 20 euro e guadagnandone 12 milioni l’anno può permettersi di avere il serbatoio pieno senza stringere la cinghia; vive in un quartiere extra lusso fatto di ville, con accesso riservato strettamente ai residenti, quasi fosse una città nella città, più europea che araba (le donne prendono il sole in bikini nelle piscine! E no, lì non è scontato…); palestre, market e negozi con prodotti europei per sentire meno il gap con l’occidente; cucina italiana dal cuoco del club; la sera, cena in ristoranti di lusso negli hotel del Financial District; qualche gita nel deserto e un soggiorno in un resort da mille e una notte fra le dune e le oasi. E pensare che Pioli i derby contro Inzaghi nemmeno li vinceva!
Eppure, proprio Pioli potrebbe fare il percorso inverso e ritornare nella ‘povera Italia’ chiamato da Atalanta e Fiorentina. Anche perchè con l’Al-Nassr di Cristiano Ronaldo non è che stia andando benissimo. Ma soprattutto perchè, alla fine, il richiamo del pallone è sempre più forte, almeno per alcuni. Chissà Simone Inzaghi quanto durerà. Intanto, ha 25 milioni di motivi per farsi andare bene la nuova destinazione. Poi chissà… magari la Champions League asiatica avrà lo stesso fascino. Si spera non la stessa difficoltà di quella europea. Ma tanto, il pallone è l’ultimo pensiero.



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