Simone Inzaghi e l’Inter, perchè è una delle più belle storie del calcio moderno

Simone Inzaghi ha battuto record su record in un'Inter che senza di lui sarebbe sprofondata nell'oblio: il "demone di Piacenza" ha vinto 6 titoli in 4 anni ed è entrato nella storia del club nerazzurro in un momento difficile e complicato, affermandosi con pieno merito come uno degli allenatori migliori al mondo. Dopo l'epilogo di una storia bella ed emozionante, il suo futuro appare ancora radioso. Quello dell'Inter invece…

E’ finita. Simone Inzaghi non è più l’allenatore dell’Inter: il day after è quello in cui i tifosi somatizzano, gli analisti studiano le statistiche, gli addetti ai lavori riflettono. Superata l’emotività della notizia, è il momento di andare a fondo. Di analizzare le cose in profondità. Di capire, innanzitutto, perchè questa notizia fa così tanto rumore. Il punto è che Inzaghi non è stato uno qualunque: ha fatto l’Inter grande, per la prima volta nella gloriosa storia nerazzurra con una proprietà straniera e senza investimenti milionari. E la fine dell’esperienza di Inzaghi all’Inter è la fine di un’epoca di calcio, è la fine di una squadra vincente e spettacolare, è la fine di una stagione di grandi valori e nobili principi che ha restituito orgoglio e appartenenza a milioni di tifosi. Pochi altri, inetti e ottusi, sono stati e restano ingrati. Ma avranno modo di ricredersi nei prossimi mesi e nei prossimi anni quando l’Inter, letteralmente, sparirà dalla scena calcistica che conta.

Quella di Inzaghi all’Inter è stata una stagione bellissima che rimarrà sempre scolpita nella storia del calcio, certamente tra le più belle pagine del calcio moderno. Inzaghi, dicevamo, ha fatto grande l’Inter. Per la prima volta senza la famiglia Moratti, per la prima volta senza investimenti milionari. L’ha riportata al vertice in Europa con la competenza tecnica e l’operosità, senza grandi campioni, ma rivaleggiando alla pari – e a volte persino prevalendo – con i top-club internazionali che ingaggiano i più grandi fenomeni calcistici a livello mondiale. L’eredità più bella che Inzaghi lascia agli interisti è la squadra più divertente e spettacolare di sempre: lo assicurano i tifosi con i capelli bianchi, “non ho mai visto la mia Inter giocare così bene a calcio“. A prescindere dai risultati, dalle vittorie e dalle sconfitte, Inzaghi ha dato all’Inter un gioco travolgente, spettacolare, innovativo, con accorgimenti tattici tipici della tradizione italiana ma stili e ritmi offensivi al passo con i tempi del calcio europeo.

Sei trofei e due finali di Champions in quattro anni: i risultati

A testimoniare la bontà del lavoro di Inzaghi ci sono i risultati: ha vinto 6 titoli in 4 anni in un club che prima di lui aveva vinto un solo titolo negli ultimi dieci anni. E adesso vedremo senza Inzaghi cosa e quanto vincerà…

Ha perso due finali di Champions League, è vero. Ma è una sconfitta averle perse, o un successo averle raggiunte? Con il tipo di organico che ha avuto a disposizione, lo consideriamo un vero e proprio miracolo tecnico sportivo. Prima di Inzaghi, infatti, l’Inter non superava il girone qualificatorio di Champions League da undici stagioni. Undici anni, senza neanche mai disputare la Champions o – nelle migliori stagioni – facendosi eliminare da squadrette nel girone. L’unica finale che l’Inter ha giocato prima di Inzaghi è quella del 2020 in Europa League persa contro il Siviglia.

E’ come se il Catanzaro…

Proviamo a fare un esempio per rendere l’idea: immaginiamo che il Catanzaro, che da due anni disputa regolarmente i playoff di serie B perdendo puntualmente la semifinale (quest’anno con lo Spezia, lo scorso anno con la Cremonese), dal prossimo anno iniziasse regolarmente a lottare per qualificarsi in Champions League. A fine stagione non riesce a farcela per una partita, uno o due punti, e arriva 5° in classifica in serie A. Qualcuno laggiù in Calabria potrebbe mai essere scontento? E’ esattamente questo che ha fatto Inzaghi all’Inter: ha preso una squadra e l’ha portata in una categoria superiore. In una dimensione nuova. Mentre tra l’altro la società vendeva i calciatori migliori e prendeva solo svincolati. L’Inter è tornata a contare nell’Europa che conta, in Champions League, e ha raggiunto il più grande appuntamento del calcio mondiale, la finale di Champions League europea, due volte negli ultimi tre anni. L’ha persa con i due club più ricchi del mondo, il Manchester City nel 2023 e il PSG nel 2025, ma non è importante. E’ già assurdo pensare che fosse lì, a giocarsela con quei top club europei, dopo aver eliminato altre squadre stellari mentre persino in Europa League e Conference League vincevano le categorie minori squadre molto più ricche, molto più forti, molto più titolate dell’Inter. E c’è persino qualcuno che si lamenta? Mourinho lo chiamerebbe “il rumore dei nemici“…

In quella vittoria ad Anfield le basi per quattro anni straordinari

Inzaghi ha dato da subito una dimensione europea alla sua squadra, quando il primo anno non si è accontentato di superare il girone di Champions (per l’Inter era la prima volta dopo 11 anni) ma se l’è voluta giocare alla pari con il super Liverpool di Klopp e Salah. Aveva perso l’andata 0-2 a San Siro, si presentava ad Anfield con Cordaz, Ranocchia, Radu, Gosens e Caicedo. Gagliardini e D’Ambrosio le migliori carte dalla panchina. E’ stato eliminato agli Ottavi di Finale ma quella sera ha vinto 0-1 ad Anfield e ha sfiorato i tempi supplementari, nonostante l’uomo in meno per l’espulsione di Sanchez al 63° minuto, insegnando al proprio gruppo a non arrendersi mai. Lì ha messo le basi per le due finali di Champions raggiunte nei tre anni successivi, e una terza è sfumata soltanto ai calci di rigore con l’Atletico Madrid, un altro top club europeo.

inter-liverpool

Numeri da capogiro in Champions League: sempre in fondo con Lazio e Inter

In Champions League Simone Inzaghi è una garanzia: l’ha dimostrato nella sua breve carriera da allenatore, prima con la Lazio e poi con l’Inter. Il “demone di Piacenza“, infatti, ha partecipato alla principale competizione continentale soltanto 5 volte, una con la Lazio e 4 con l’Inter, e ha sempre superato il girone, con squadre con cui questo obiettivo non era affatto scontato. Nella fase finale, tre volte si è fermato agli Ottavi di Finale battuto sempre e solo dai più grandi club europei, il Bayern Monaco con la Lazio, il Liverpool e Atletico Madrid ai rigori appunto con l’Inter, e altre due volte è arrivato in finale. Numeri da capogiro.

Numeri. I numeri, a volte, nella loro freddezza spiegano magistralmente la grandezza di Inzaghi all’Inter: uno dei più grandi di sempre sulla panchina nerazzurra. Ha vinto uno scudetto, il titolo della seconda stella, ma anche due volte la Coppa Italia e tre volte la Supercoppa italiana. In un contesto in cui ha raggiunto due finali di Champions League e in campionato è arrivato altre due volte secondo giocandosi il titolo fino all’ultima giornata. Con un organico anche qui inferiore, in termini di valore dei cartellini e investimenti del club, rispetto ad almeno altre 4-5 squadre della serie A. Quanto bisogna essere ignoranti e strabici per criticarlo? Per accusarlo di aver “perso scudetti“? Per contare i titoli come se fosse scritto su pietra che avrebbe dovuto vincere sempre tutto, in Italia e in Europa? Come se allenasse chissà quale corazzata. Con quale altro allenatore questa Inter avrebbe vinto di più?

Ecco perchè Inzaghi è una sorta di Cristo dell’Inter nei nostri tempi: abbiamo un’Inter a.I. (avanti Inzaghi) e adesso c’è un’Inter d.I. (dopo Inzaghi). In mezzo lui, il Demone, indimenticabile e osannato nei secoli dei secoli…

demone inzaghi

Tutti i record di Inzaghi all’Inter: meglio persino di Mourinho ed Herrera

Inzaghi nella storia dell’Inter è 4° per numero di partite ufficiali dopo Herrera, Mancini e Trapattoni, 3° per numero di vittorie dopo Herrera e Mancini, ma primo per la percentuale di vittorie (65%) rispetto alle partite giocate e per media punti (2,20). Meglio persino di Mourinho ed Herrera. Inzaghi è anche terzo assoluto per numero di titoli vinti (6), ad una sola lunghezza da Herrera e Mancini (entrambi a quota 7), che però hanno allenato l’Inter molto più a lungo, rispettivamente 9 e 6 stagioni. Inzaghi, inoltre, ha il più alto numero di vittorie nelle competizioni europee della storia dell’Inter: ben 25, tutte in Champions, una più di Herrera e due in più di Mancini che – come abbiamo già visto – hanno allenato la squadra per molti più anni. L’allenatore piacentino in questi quattro anni ha anche vinto tutti i premi e i riconoscimenti nazionali, dalla Panchina d’Oro all’Oscar del Calcio, unico ad aver avuto anche il Premio Bearzot e il Premio Lega Serie A. E’ l’unico allenatore ad aver portato nella bacheca dell’Inter tre Supercoppa Italiana mentre ha eguagliato Mancini con due Coppe Italia. Rispetto a Mourinho ed Herrera gli manca la Champions League, ma che squadre avevano Mourinho ed Herrera quando l’hanno vinta? E quanto era facoltosa la società della famiglia Moratti? Spendeva e investiva tanto quanto oggi fanno PSG, Manchester City e poche altre big del calcio europeo.

La storia dell’Inter nei 10 anni prima prima di Inzaghi…

Le critiche per la mancanza di vittorie sono assurde di per sé, in quanto Inzaghi ha vinto eccome, e a maggior ragione per la storia dell’Inter che non è mai stata una squadra così vincente. Non è mai stato un club ossessionato dalla vittoria o maniaco del risultato, un atteggiamento tipico invece della Juventus. Dal 1990 al 2025, negli ultimi 35 anni di storia del calcio italiano, l’Inter ha vinto appena 7 scudetti: i cinque consecutivi dopo Calciopoli, di cui uno a tavolino assegnato dopo lo scandalo, e due con Conte nel 2021 e con Inzaghi nel 2024. Come si può pensare che questa squadra potesse vincerne di più, magari due, tre o quattro consecutivi, con Inzaghi, in questi ultimi anni? Qualcuno, forse, dimentica da dove arriva l’Inter (e dove andrà adesso…).

Prima di Inzaghi c’era stato Conte che sì, ha riportato lo scudetto, ma ha fatto totalmente flop in Champions League, come da manuale per l’allenatore salentino. La risalita era iniziata con Spalletti, che aveva riportato l’Inter tra le prime quattro della serie A dopo anni drammatici in cui su quella panchina erano saltati in modo indegno allenatori importanti come Benitez, Gasperini, Ranieri, Mazzarri e Pioli, che invece poi avrebbero fatto benissimo altrove; e c’erano state altre parentesi con i vari Leonardo, de Boer, Stramaccioni e Vecchi, oltre al fallimentare ritorno di Mancini. Adesso, dopo Inzaghi, vedremo cosa succederà. L’Inter punta tutto su Cesc Fabregas, che però sembra difficile da convincere proprio perchè non vede nel club neroazzurro la potenzialità per un progetto adeguato. In base alle indiscrezioni che filtrano in queste ore, preferisce rimanere a Como, e questo la dice lunga. Le alternative sono Chivu e Vieira: vengono i brividi…

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Il futuro di Inzaghi in Arabia: adesso è l’allenatore più pagato al mondo

Inzaghi, invece, ha un futuro radioso. In ogni caso. Per ora ha scelto l’Arabia, con un’offerta economica irresistibile: come dire di no a 25 milioni di euro l’anno? E’ ufficialmente l’allenatore più pagato del mondo, più di Guardiola al Manchester City. Una soddisfazione non da poco, dopo quello che è successo negli ultimi anni. Ed è sbagliato pensare che in Arabia sia fuori dal calcio che conta. Allena l’Al-Hilal, una sorta di Real Madrid asiatico: con 19 scudetti e 4 Champions League, è il club più titolato non solo dell’Arabia Saudita ma anche il più vincente di tutta la Champions League dell’Asia. Andrà a vivere a Riad, una tra le metropoli più sviluppate del mondo, in un contesto da mille e una notte e in una squadra in cui ritroverà subito calciatori importanti come Milinkovic-Savic, Cancelo, Mitrovic e Koulibaly e in un campionato in cui giocano, tra gli altri, Cristiano Ronaldo, Brozovic, Manè, Kantè, Fabinho, Benzema, Aubameyang, Nacho.

La necessità di trovare nuovi stimoli e fare un’esperienza all’estero (per la prima volta nella sua vita)

Certamente per Inzaghi è una grande scommessa, più che altro personale. Non ha mai vissuto o lavorato all’estero, è sempre stato a Roma o Milano. Nella sua esperienza da calciatore, ha giocato sempre e solo nella Lazio dal 1999, quando era poco più che un ragazzino: aveva 23 anni e arrivava dal Piacenza dove aveva esordito in serie A nella squadra della sua città. Poi è andato via soltanto per due brevissime esperienze: sei mesi a Genova per giocare nella Samp, un anno a Bergamo con la maglia dell’Atalanta. Dopo aver smesso da calciatore, è rimasto sempre a Roma allenando i ragazzini della Lazio con una lunga gavetta in tutta la trafila delle giovanili. Poi la chiamata in prima squadra: cinque anni in cui ha vinto una Coppa Italia e due Supercoppa, dimostrandosi subito un vincente. Ha portato la Lazio in semifinale di Europa League e poi addirittura agli Ottavi di Finale di Champions League, facendosi notare dall’Inter – appunto – che nel 2021 per la prima volta dopo 22 anni lo porta a cambiare città in modo stabile. Adesso a 49 anni aveva bisogno di nuovi stimoli e ha deciso di cambiare città, Paese, Continente e tornei in una volta sola. Fermo restando che ormai nel calcio di oggi, anche l’Arabia non è più così lontana.

Non abbiamo dubbi che continuerà a fare bene e in futuro tornerà in Europa, probabilmente in qualche altra big.

La storia di Inzaghi all’Inter: cessioni milionarie, nessun investimento e acquisti dagli scarti degli altri club. Ma lui non si è mai lamentato e ha costruito una squadra spettacolare

Di certo c’è che il percorso che ha fatto all’Inter è stato virtuoso. In barba alle ottuse critiche di oggi, nel 2021 quando è arrivato a Milano nessuno pensava che sarebbe riuscito a portare quella squadra addirittura due volte sul tetto del mondo, in finale di Champions League. Arrivava da “underdog“, con mugugni e malumori. Dopo una figura carismatica come quella di Conte, prendere l’allenatore aziendale di Lotito dalla Lazio senza alcuna altra esperienza in carriera non sembrava una scelta “da Inter“. Molti tra coloro che lo criticano, hanno sempre continuato a farlo soltanto perchè volevano dire di averci “visto giusto” quando non digerivano quella scelta. Tanti, più onesti, hanno presto cambiato idea e oggi lo adorano. L’eredità di Conte era pesantissima, ma soprattutto c’era una società che per accontentare Conte era andata in crisi finanziaria e aveva l’unica necessità di fare cassa, privando così Inzaghi della possibilità di avere a disposizione un organico di valore. Che poi è stato il motivo per cui Conte ha deciso di andare via.

inzaghi

Nessuno, infatti, chiedeva a Inzaghi di vincere trofei. La società gli aveva dato il compito di traghettare l’Inter in una difficile fase di assestamento finanziario. Lui arrivava dalla Lazio, una squadra di seconda fascia, unico club che aveva allenato in carriera. Non c’erano grandi aspettative, tutti pensavano fosse finito un ciclo e che dopo lo scudetto di Conte sarebbero passati altri dieci anni per tornare ad alzare al cielo qualche trofeo. E infatti, prima che Inzaghi mette piede per la prima volta ad Appiano Gentile, tanto per mettere le cose in chiaro la società vende subito Lukaku al Chelsea per 115 milioni e Hakimi al PSG per 70 milioni, negli stessi giorni in cui perdeva anche Eriksen che andava in arresto cardiaco durante gli Europei in diretta TV a Copenhagen.

Inzaghi partiva quindi con il fine prestito di Dimarco e gli svincolati Dzeko e Calhanoglu, scartati da Roma e Milan. L’unico acquisto è Dumfries dal PSV. Nei due anni successivi continuano le cessioni a peso d’oro, e arrivano solo prestiti, svincolati o giovani da squadre che lottano per non retrocedere. Salutano Perisic, Vidal, Skriniar e Brozovic, va via anche Dzeko mentre dalla Roma arriva un altro scarto preso a zero, Mkhitaryan svincolato che era sul punto di andare a chiudere la carriera in Turchia. Dalla Lazio arriva Acerbi, sempre in prestito, mentre la società pesca Onana anche lui svincolato e l’anno dopo lo vende al Manchester United per 55 milioni di euro. Intanto arrivano Asllani dall’Empoli, Bisseck dall’Aarhus, Carlos Augusto dal Monza, Frattesi dal Sassuolo e Arnautovic dal Bologna, oltre a Marcus Thuram anche lui da svincolato, dal Borussia Mönchengladbach. Basta vedere i nomi delle squadre da cui arrivano gli acquisti e quelle in cui vanno i ceduti per capire quanto l’Inter si indebolisce: gli unici due arrivi importanti sono Sommer e Pavard, su grandi pressioni proprio del tecnico. Persino l’anno scorso sono arrivati solo svincolati: Zielinski e Taremi, e poi a gennaio Zalewski in prestito dalla Roma.

Così Inzaghi ha risanato le casse dell’Inter

Insomma, l’Inter con Inzaghi ha investito zero ma ha incassato cifre enormi: tra i sei trofei vinti, le due finali di Champions League raggiunte e le valorizzazioni dei calciatori poi rivenduti a peso d’oro, ci sono almeno 700-800 milioni di euro di entrate merito di Inzaghi che lo disse senza mezzi termini in conferenza stampa a settembre 2022, all’inizio della sua seconda stagione all’Inter quando avrebbe raggiunto la sua prima finale di Champions: “Nel calcio contano vittorie e sconfitte, alzare i trofei come ho sempre fatto in questi 7 anni: dove alleno io aumentano i ricavi, diminuiscono le perdite e si vincono i trofei“. In più, aggiungiamo noi, si fa bel calcio, si divertono i tifosi e sempre con uno stile sportivo, elegante e rispettoso. Inzaghi è una brava persona, non è mai stato sopra le righe e ha trasmesso i suoi valori ai calciatori e a tutto il team. Si è calato nell’ambiente Inter come il primo dei tifosi, ha vissuto in simbiosi con il club e con la tifoseria, ha vinto tanto ma ha anche saputo perdere facendosi apprezzare dai rivali. Non è un caso che lo adorano in tutt’Europa e le parole più belle su di lui le abbiano dette proprio Guardiola e Luis Enrique.

Ma anche la dirigenza del club ha apprezzato il lavoro svolto dal tecnico, tanto che Steven Zhang ha pubblicato una foto, in stile ‘Studio Ghibli’, del tecnico nerazzurro intento a fare magie. Insomma, Inzaghi ha fatto contenti tutti: a prescindere dal numero di trofei, ha divertito ed entusiasmato i tifosi, ha risanato le casse del club. Come lo si può contestare?

inzaghi mago

La rescissione con l’Inter, l’ultimo gesto da Signore

Anche con l’Inter Inzaghi si è comportato da signore. La rescissione è stata consensuale, il mister non ha preteso alcuna buonuscita e ha lasciato sul tavolo persino i 7 milioni di euro dell’ultimo anno di contratto. E’ vero, l’ingaggio in Arabia è astronomico e in ogni caso andare via è una scelta sua mentre la società avrebbe voluto continuare con lui (e adesso è nei guai, e già basterebbe questo per spiegare il valore di Inzaghi che è di fatto insostituibile). Ma quanti altri si sarebbero comportati così? A proposito di soldi… Quando è arrivato all’Inter, Inzaghi guadagnava 4 milioni di euro l’anno, quasi la metà di Allegri (Juve) e Mourinho (Roma) che avevano un ingaggio di 7 milioni di euro. Cosa hanno vinto? Di anno in anno, Inzaghi ha guadagnato sempre di più: prima 5 milioni e mezzo, poi l’ultimo anno 6 milioni e mezzo, ma non è mai stato il più pagato della serie A (quest’anno ha guadagnato di più Conte al Napoli). Nonostante abbia vinto più di tutti e risanato le casse del suo club.

Ecco perchè è una storia bellissima, e chi adesso gli rimprovera di guardare solo al denaro dovrebbe per coerenza esaltarlo per quanto poco venale sia stato fino ad oggi. Noi non abbiamo dubbi: non sono stati i soldi, almeno non solo i soldi, a portarlo a compiere questa scelta. Ha considerato il suo ciclo all’Inter finito, completato, e ha deciso di cercare nuovi stimoli altrove. Totalmente fuori di senno le reazioni di alcune “grandi firme” del giornalismo nazionale che, guarda caso, in questi anni hanno sempre tenuto Inzaghi sulla graticola. Lo hanno sempre sottovalutato, stuzzicato, contestato, ad ogni occasione, mentre altri allenatori molto meno bravi e brillanti venivano esaltati senza motivo. O almeno apparente. Ci sono profili che hanno sempre curato la loro immagine sui media, investendo – letteralmente – su un mondo dell’informazione sempre più malato e compromesso. Inzaghi non lo ha mai fatto (è un vizietto di famiglia, lo abbiamo già scritto che sono brave persone?), ecco come si spiega l’assurdo attacco della Gazzetta dello Sport, che oggi titola a nove colonne “Ha dato più l’Inter a Inzaghi che Inzaghi all’Inter” lasciando una giornata intera persino nella versione online l’editoriale del direttore Stefano Barigelli in cui – con tanto di foto sulla versione cartacea – si rimprovera a Inzaghi di non aver vinto tutti e 4 gli scudetti, tutte e 4 le Coppe Italia e tutte e 4 le Supercoppe dei quattro anni in cui ha allenato l’Inter, neanche se avesse una corazzata e non ci fossero avversari.

Poi è seguito addirittura l’articolo sul “silenzio social” dei calciatori, che non lo avrebbero salutato su Instagram e Facebook (!!!), scatenando una vera e propria tempesta di commenti contro la testata. Tra le più piccate reazioni dei tifosi, basta riportarne una:

Non gli hanno comprato nessuno!!!
Ha fatto miracoli
In finale erano tutti sulle gambe e svuotati nella testa !!!
L editoriale di stamattina è uno schiaffo alla realtà!!!
Va in Arabia e fa bene !!!
Anzi doveva lasciare l Inter e l Italia prima questo l unico errore che gli si possa rimproverare!!!

Molto più equilibrato Alessandro Biolchi su Sky Sport, che stigmatizza le “critiche eccessive” e sentenzia così: “La realtà dice invece che per stile, filosofia e valorizzazione, oltre che per i sei titoli vinti, il percorso di Simone Inzaghi sia semplicemente arrivato alla sua conclusione, come nella più bella delle storie di sport“.

La verità è che di Demone ce n’è uno solo e adesso inizia l’era dell’Inter d.I. E saranno tempi duri: siamo pronti a scommettere che se c’è ancora qualcuno in buona fede che non si è ricreduto su Inzaghi fino ad oggi, lo farà nei prossimi mesi e nei prossimi anni. Buona fortuna Inter, adesso te ne serve tantissima.

demone inzaghi