Caro Nino Ballarino, l’impressione è che la sua indecorosa e disonorevole avventura alla guida della Reggina sia all’epilogo. Anzi no, ricominciamo. Mi ero ripromesso di essere quanto più possibile conciliante, vista la delicatezza del momento. Inutile infierire, non vorrei sparare sulla croce rossa. Ricominciamo, dicevo. Caro Nino Ballarino, l’impressione è che la sua avventura alla guida della Reggina sia all’epilogo. Con la sconfitta persino dei playoff, dopo quella del campionato, stavolta non ha più neanche la possibilità di utilizzare il ripescaggio come specchietto per le allodole, o meglio dire, per i soliti allocchi. Per tre anni è stato molto abile a somministrare una sorta di placebo sociale a una buona parte di città e tifoseria, grazie alla propaganda politica dell’Amministrazione Comunale che l’ha portata a Reggio in quella tragica (per i tifosi amaranto) estate 2023. Fatto sta che siamo al punto di partenza: il primo anno ha perso i playoff con il Siracusa, in un campionato dominato dal Trapani, adesso dopo tre anni ha perso i playoff con la Nissa, in un campionato vinto dal Savoia. Non siamo sorpresi da un percorso che – appunto – solo un allocco avrebbe potuto credere diverso, dati i presupposti del suo arrivo. Adesso il problema è un altro: la Reggina dovrà disputare il quarto anno consecutivo di serie D, e a Reggio l’augurio di tutti è che sia – finalmente – l’ultimo. Si tratta di un disastro di proporzioni insopportabili per una città che mai, nella storia ultracentenaria del calcio reggino, aveva visto la propria squadra disputare più di due anni consecutivi nei Dilettanti. Ha battuto un grande record. Può andarne fiero.
Intanto, però, per vincere la prossima serie D, la Reggina deve avere un’altra proprietà. Che sia forte, solida, molto facoltosa sotto il profilo economico e zeppa di competenze e idee sul mondo del calcio. Tutti elementi che questa società ha già dimostrato di non avere. Inoltre, per vincere la prossima serie D, deve prima di tutto esserci qualcuno che iscriva la squadra al campionato, saldando tutte le pendenze pregresse necessarie all’iscrizione. C’è poco tempo e servono tanti soldi. Lei che intenzioni ha?
Vede, caro Nino Ballarino, oggi le scrivo con modi e toni diversi rispetto a quella lettera pubblica di tre anni fa quando la invitavo a mollare pochi giorni dopo il suo arrivo. Sarebbe stato molto meglio, per lei, per la Reggina, per tutti, visto come sono andate le cose. Ma se rilegge oggi quella lettera, si accorgerà che non era difficile prevedere in anticipo cosa sarebbe successo. So che mi teme tremendamente, teme StrettoWeb e gli articoli che scriviamo perché sa che scriviamo la verità. Ma oggi non si deve più preoccupare, non c’è nulla di cui spaventarsi. Così come non mi sono spaventato io quando, per debolezza, è più volte scaduto nelle minacce più becere. Il primo giorno, senza neanche conoscermi, alla prima domanda in conferenza stampa ha esordito guardando gli altri e indicandomi: “il signore ha un problema”. Le chiedevo se aveva intenzione di rilevare l’Università per Stranieri Dante Alighieri: oggi è pacifico che fosse quello l’accordo con l’Amministrazione Comunale per il suo arrivo alla Reggina. Poi tutto è saltato, anche e forse soprattutto per gli articoli di StrettoWeb che hanno svelato in anticipo la trama ordita sulla pelle del glorioso ateneo reggino. Tutto sommato, non le è andata così male comunque: con il suo ente di formazione Orizzonte Docenti ha comunque fatto affari d’oro in questi anni in città e in provincia, altrimenti impensabili senza il volano (per lei) della Reggina.
In più occasioni, poi, nel corso degli anni, ha fatto inviare fantomatiche “diffide” (?!?) tramite i suoi avvocati, chiedendo astronomiche cifre di risarcimento danno (?!) senza alcun fondamento legale, minacciando denunce che poi non ci sono mai state. Ha scritto lettere private, insomma, e non ha mai denunciato davvero, perché sa bene che avrebbe solo perso tempo e soldi: abbiamo sempre scritto esclusivamente la verità. E quante volte ha fatto fare comunicati stampa per smentire le nostre notizie, che dopo 48 ore confermava pubblicamente coprendosi anche di ridicolo? Oggi tutte quelle verità che su StrettoWeb abbiamo raccontato giorno dopo giorno, sono stampate forti e chiare anche agli occhi dei tifosi più stupidi, quelli che in questi anni si erano fatti prendere in giro e insultavano StrettoWeb, totalmente lobotomizzati da una propaganda degna dell’Unione Sovietica nata dal tossico connubio tra l’Amministrazione Comunale e la dirigenza societaria.
Non deve più preoccuparsi, caro Ballarino, perché probabilmente questo è l’ultimo articolo che scriverò su di lei, per lei, riferito a lei. È tutto nelle sue mani: adesso deve soltanto liberare la Reggina. La piazza glielo chiede a gran voce, finalmente anche gli ultras che tre anni fa l’hanno preferita al multimiliardario Bandecchi in cordata con tanti imprenditori reggini che poi sono andati a costruire successi straordinari negli altri sport cittadini (ha visto la Domotek? È già in A2, quella che nel calcio si chiama serie B, in soli tre anni e senza nessun business plan, con imprenditori reggini. Doveva esserci la Reggina, oggi, in serie B, invece il Catanzaro ha ipotecato la finale playoff per la serie A contro il Palermo di Pippo Inzaghi che era proprio qui alla Reggina prima che arrivasse lei. Capisce, il livello?). Finalmente, dicevo, anche loro hanno aperto gli occhi e le chiedono a gran voce di andare via. Glielo chiede anche la nuova classe politica che – finalmente – sta arrivando ad amministrare la città, dopo anni di buio, di scandali, di degrado e abbandono assoluto. Ecco perché l’epilogo della sua avventura è molto più che un’impressione.
Vede, caro Ballarino, nella vita di un imprenditore gli investimenti a volte vanno bene, a volte vanno male. A lei, tutto sommato, è andata bene con la sua azienda. Male con la Reggina, ma non si può volere tutto. Adesso liberi la nostra gloriosa squadra di calcio, la restituisca alla città senza pretendere cifre impossibili. Il desiderio di recuperare il denaro versato in un progetto in cui l’ha trascinata la politica è assolutamente legittimo e comprensibile. Ma si scontra con la realtà delle cose: oggi la Reggina vale meno di zero. È una società di serie D, senza alcun tipo di patrimonio monetizzabile e senza alcun tipo di bene che determini una valutazione che abbia anche uno zero. Se ha già trovato qualcuno che è così pazzo al punto da riconoscerle qualche spicciolo, ne approfitti al più presto altrimenti rinsavirà e capirà che si stava facendo fregare. Altrimenti la ceda così come l’ha presa, e torni nella sua terra a fare i suoi affari: con Reggio Calabria è stato già sufficiente, grazie.
Qualche idiota in questi anni in cui ho espresso critiche giornalistiche sul suo operato, ha avuto il barbaro coraggio di dirmi “prenditela tu la Reggina e vediamo se sei più bravo”. Peccato che io sono un giornalista, non un imprenditore. E la Reggina non me la posso permettere, perché è qualcosa di grande, di grandissimo, al punto che per guidarla servono tanti soldi.
Quello che però posso fare, è recapitarle a mie spese un bel biglietto (di sola andata) della Caronte & Tourist. Poi, la Reggina la prenderà qualcuno all’altezza. Intanto, però, l’avremo liberata. Non mi sembra che abbia molte alternative. E avrà risparmiato anche altri 43 euro e 20 cent. Stavolta dica all’avvocato di scrivermi soltanto il numero di targa, e troverà il ticket già stampato in biglietteria.
Grazie per l’attenzione e buon rientro, professore.
Caro Virgilio Minniti,
non abbiamo avuto la fortuna di conoscerci. Ma in tanti mi hanno testimoniato quanto sia stato perbene, educato e gentile in questi anni. È il volto reggino di questa proprietà, e mi dicono che ci abbia persino messo dei soldi. Non erano tutti di Ballarino, insomma. Ma adesso, che cosa dobbiamo fare? In quanto reggino, è anche il referente di questa proprietà agli occhi della città, delle istituzioni e della tifoseria. È evidente che è giunto il momento di cambiare, e non possiamo aspettare metà giugno altrimenti poi anche l’iscrizione diventa un problema. L’unica persona che può intercedere con Ballarino, e ha anche il dovere di farlo, è lei. E per questo oggi scrivo anche a lei. È reggino e come tutti noi sa cosa significa la Reggina per questa città e per questa provincia. Sa cosa rappresenta, cos’è stata nella storia e cosa ambisce ad essere per il suo futuro. Sa – dentro di sé, non ho dubbi – che questa proprietà è assolutamente inadeguata allo scopo. E se non lo sapeva il primo giorno, adesso è nell’evidenza delle cose. Non c’è bisogno di dire che mai la Reggina, in tre campionati di serie D, è stata prima in classifica. Neanche per sbaglio, neanche per un giorno, neanche se ha giocato un turno in anticipo rispetto alle avversarie. E non c’è neanche bisogno di ripetere i nomi delle competitor che quest’anno hanno fatto più punti della squadra amaranto. I loro tifosi venivano a Reggio a vedere la serie A. I loro ragazzi venivano al Sant’Agata a fare i provini per entrare nel settore giovanile amaranto. E non c’è neanche bisogno di elencare gli improbabili club di paeselli che hanno vinto al Granillo, umiliando una storia ultracentenaria.
Basta. Inutile piangere sul latte versato, caro Minniti. Oggi la tiriamo in ballo perché ufficialmente lei risulta il Presidente della Reggina nonché il socio di minoranza con il 40% delle quote della società. Che vogliamo fare? Lo ha già letto che la Reggina oggi vale zero, no? E che se avete trovato qualche pazzo che vi dà qualcosa pur di prendersela, dovreste soltanto baciargli i piedi? Oppure volete rimanere? E per fare cosa? E garantite l’iscrizione? Confermate l’allenatore? Che intenzioni avete? Ce le spiegate?
Oppure, ci restituite la Reggina?
Non mi sembra abbiate molte alternative. E per lei non c’è bisogno neanche del traghetto.


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